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Alla scoperta delle donne compositrici

Alla scoperta delle donne compositrici

TORONTO –  Nell’universo musicale i nomi femminili tra i compositori non sono molto noti  e soprattutto sono stati  troppo a lungo trascurati. Solo gli intenditori più ricercati e gli studiosi più attenti possono citarne alcuni, anche se il numero invece è ben nutrito. Sarà forse stata la condizione socio culturale femminile nei secoli scorsi, che ha penalizzato la donna anche in questa forma sublime di conoscenza. 
A lei il  compito di allevare i figli, di curare la casa, di imparare al massimo a ricamare, ma lo studio della musica era riservato davvero a poche e spesso di riflesso a ciò che invece costituiva il bagaglio nozionistico dei familiari.
Maria Anna Mozart, per esempio, suonava molto bene il clavicembalo e il pianoforte, e componeva altrettanto bene, ma il suo talento era continuamente offuscato dal fratello Wolfang Amadeus. Pare che lo stesso le scrisse dall’Italia: “Sono meravigliato!  Non sapevo fossi in grado di comporre in modo così grazioso. In una parola, il tuo Lied (canto, ndr) è bello. Ti prego, cerca di fare più spesso queste cose”. 
Miglior sorte quella di Maddalena Casulana. Fu la prima donna ad aver pubblicato le proprie composizioni nella storia della musica occidentale. Voleva dimostrare agli uomini che non erano gli unici ad avere doti intellettuali nel mondo delle note, che adoperò per lanciare il suo desiderio di emancipazione femminile. 
Nella musica barocca è annoverata un’opera, La liberazione di Ruggiero, la cui autrice è Francesca Caccini. Le toccò brillare della luce riflessa del padre Giulio, anche se fu la prima compositrice nella storia a scrivere un’opera. Raffaella Aleotti fu invece la prima donna a firmare una composizione di musica sacra. Anche lei come Claudia Sessa, Caterina Assandra, Sulpitia Cesis, apparteneva a un ordine monastico, si dedicava al canto e suonava l’organo. Maria Cattarina Calegari, anch’ella religiosa benedettina, pubblicò a soli quindici anni un libro di mottetti. Le sue opere le valsero il titolo di Divina Euterpe, in onore alla dea greca della musica. 
La meno fortunata Magdalena Bach  aveva sposato il noto compositore, dandogli ben tredici figli, lo aiutava a trascrivere la sua musica e solo di recente, nel 2006, uno studioso ha avanzato la teoria che Anna Magdalena possa aver composto alcune delle musiche attribuite fino ad ora a Johann Sebastian Bach. Il “maschio” non accettava che la donna potesse uguagliarlo in quest’arte e nel 1920 Sir Thomas Beecham, influente direttore d’orchestra e compositore britannico, ebbe a dire: “Non ci sono donne compositrici, non ci sono state e non ci saranno mai”. Disconosceva ancora una volta il grande valore artistico di talenti come Clara Schumann, moglie del compositore Robert, eccellentissima pianista. 
Fanny Mendelssohn, pianista e compositrice, sorella del più noto Felix.  Non si trattava di ignoranza, ma di vera e propria misoginia.  Le donne musiciste dell’Ottocento erano relegate al solo salotto familiare, sala di concerto a loro permessa nell’epoca, e non sempre anche questi erano considerati adatti alle donne. I tempi cambiano, non basta più considerare le donne come solamente le destinatarie di celebri brani musicali o le muse ispiratrici, non possiamo mettere da parte nomi come Maddalena Laura Sirmen, compositrice italiana del diciottesimo secolo, o quello di Biancamaria Fugeri. Lei e altre sono personaggi importanti nella storia della musica, ma non vengono celebrate abbastanza. Ciò non fa onore a chi invece dovrebbe riconoscere a un individuo, a prescindere se uomo o donna, il suo valore e il suo contributo alla cultura di ogni epoca. 
Oggi lo studio della musica non fa differenze sessiste, ma i nomi sopra citati appartengono a delle vere e proprie eroine del loro tempo, che hanno lottato contro i pregiudizi, pur di lasciare una traccia di sé, in questo caso, nel panorama musicale. 
La lista dei loro nomi è davvero lunga, più dell’immaginabile, fino ai nostri giorni. È davvero un peccato trascurare la loro conoscenza e impoverire un prezioso bagaglio culturale del quale andare fieri, senza distinzioni tra uomo e donna. Tutti sono capaci di lasciare al mondo la bellezza dei propri talenti, senza togliere niente a nessuno, senza desiderare supremazia, senza sentirsi depositari di qualità uniche. 
Nella creatività c’è spazio per tutti, come lo dimostrano anche la pittura e la scrittura, e ogni altra forma di espressione. 
Non c’è un mondo “riservato” o “esclusivo” all’uno o all’altra creatura, e anche se a volte costa riconoscerlo, in fondo sappiamo tutti che è così.
 
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