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Aida, l’opera verdiana che entusiasma anche i piccoli

Aida, l’opera verdiana che entusiasma anche i piccoli

TORONTO – Portare i giovanissimi alla conoscenza delle opere liriche potrebbe sembrare ancora un’impresa apocalittica, troppo seria, troppo difficile, troppo impegnativa.
A raccogliere l’ardua sfida è l’Associazione Musicale Europa InCanto, che con una strategia appassionante e coinvolgente sta raggiungendo risultati eccezionali.
L’obiettivo è quello di avvicinare gli studenti della scuola dell’obbligo alla magia del teatro in tutte le sue forme: musica, danza, canto. 
E non solo come spettatori, ma come diretti protagonisti. Cantando, recitando, muovendosi sulle tavole del palcoscenico come all’interno di una bellissima fiaba.
Si inzia con la formazione di docenti, poi in classe con l’avvicinare gli alunni all’opera e per finire in teatro, accompagnati da una vera orchestra, indossando abiti di scena realizzati dai bambini stessi e dai genitori. 
La prima di quest’anno si è già tenuta al Teatro San Carlo di Napoli, ma ci saranno anche repliche all’Argentina di Roma. 
Dopo il successo ottenuto con “Il flauto magico” di Mozart, l'anno scorso e ancora prima con "La Cenerentola" di Rossini, l’esperienza si ripete con “Aida” di Giuseppe Verdi.
L’opera fu scritta dopo la metà del 1800, quando l’allora vicerè d’Egitto la commissionò a Giuseppe Verdi per l’innaugurazione del Canale di Suez. 
In un primo tempo il compositore non accettò, non avrebbe scritto un opera su richiesta. 
Ma poi quando gli fu proposto il libretto, in previsione anche dell’inaugurazione del teatro nuovo de Il Cairo, il “cigno di Busseto” impegnò tutto il suo talento e regalò al mondo quello che in termini cinematografici potremmo definire un Colossal.
“Aida” è un compendio di sentimenti umani agli estremi. 
Dall’amore all’odio, la rivalità di due donne che si contendono lo stesso uomo, una figlia del Faraone d’Egitto, l’altra – Aida  per l’appunto – figlia del re d’Etiopia, schiava degli Egizi. 
Al centro un guerriero, Radames, che combatterà proprio contro il padre di Aida e lo condurrà prigioniero ai piedi del Faraone. 
Aida è tormentata dall’amore per Radames e quello per la sua patria della quale il padre è sovrano.
L’amore pare trionfare quando il guerriero e la bella schiava architettano un piano per fuggire insieme, ma putroppo non riesce. 
Radames le svela dei segreti che il padre di Aida ascolta furtivamente, il soldato viene colto dal rimorso per aver tradito il suo faraone e si consegna. Viene giudiziato dai sommi sacerdoti e condannato a morire sepolto vivo.  Murato in quella che sarà la sua tomba, trova Aida lì nascostasi, per rimanere con lui fino a scambiarsi l’ultimo respiro. 
Ad intensificare la potenza della storia pagine e pagine di musica ricche di patos, di solennità e di aspetti drammatici indescrivibili.
Quello che il librettista non è riuscito ad evidenziare nel testo, Verdi lo ha espresso attraverso le note e gli strumenti dell’orchestra, raggiungendo apici monumentali di creazione artistica.
Con la musica di Aida riesce a trasportarci con l’immaginazione nell’esoticità dei balletti, nella maestosità della Marcia Trionfale, nel dramma che racchiude passione, ardore, gelosia, amor patrio, fino a raggiungere proprio l’intimo dell’ascoltatore.
Il ritorno di Radames accolto dalla Marcia trionfale è senza dubbio il momento più spettacolare dell’opera. 
A Verdi non bastava l’orchestra intera, tanto che fece costrurire apposta le “trombe lunghe all’antica” dette anche trombe egiziane, che con il cambio di tonalità rendono più emozionante tutta la scena. 
Maestosi gli allestimenti, soprattutto quelli all’Arena di Verona, che hanno visto anche l’impiego di animali come elefanti cavalli e tigri.
Toccante e commovente anche il momento in cui Aida si ritrova sola con il padre, fatto prigioniero da Radames, al quale rivela il suo amore per quest’ultimo. Il padre le propone un rientro in patria, ma lei lo respinge e qui si innesca un duetto pieno di forza che culmina con i versi “Non sei mia figlia! Dei Faraoni tu sei la schiava”. 
Da questo punto Verdi crea un attimo di un’intensità spettacolare con i violini che imitano, magistralmente i singhiozzi di un pianto. Fino poi all’ultima scena, con la stupenda melodia di “Oh terra addio”, con i due amanti uniti per sempre anche nella morte, sarà ancora il canto dei violini ad accompagnarci al calare del sipario. 
Un capolavoro spesso considerato l’opera omnia di Giuseppe Verdi.
 
 

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