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A scuola di vita tra i campi universitari torontini

A scuola di vita tra i campi universitari torontini

TORONTO – Mohamed e David. Due nomi comuni che dal punto di vista storico religioso ci riportano alla mente due grandi civiltà, quella musulmana e quella ebraica. Mohamed è proprio la versione araba del nome che in italiano conosciamo come Maometto. Così la storia ci dice si chiamasse il profeta che tredici secoli fa ricevette da Dio la dettatura del Corano, il libro sacro degli islamici. Tra questo popolo diventa il nome più diffuso.
David, italianizzato Davide, dall’ebraico Dawid, era il nome del secondo Re d’Israele, che ritroviamo protagonista in molte storie del Vecchio Testamento. Personaggio rilevante nelle tre religioni monoteiste l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam. A lui – o meglio – alla sua tribù la religione ebraica attribuisce la discendenza del Messia, di Gesù. 
Per il Cristianesimo da lui proviene Giuseppe, padre putativo del Signore. Tutti lo conoscono, se non per altro, come valoroso guerriero e vincente nella lotta contro il gigante Golia.
E dopo questo lungo preambolo storico-religioso, i due soggetti in questione oggi, per pura coincidenza, portano questi stessi nomi.
Mohamed e David sono due persone che appartengono alla nostra società, molto da vicino, vivono proprio nella nostra città di Toronto, i cognomi non sono necessari per l’essenziale di questa storia. 
Dai loro nomi deduciamo che vengono da due estrazioni etniche diverse e dai fatti siamo a conoscenza che anche le loro vite sono diverse.
Il primo guadagna la giornata per sé e la sua famiglia, vendendo da parecchio tempo hot dog, con il suo carrettino, davanti alla biblioteca Robart del campus universitario di Toronto. 
David è uno dei tanti giovani della comunità universitaria dell’U of T, non sappiamo se anche lui, quando ha a volte sentito un certo languorino allo stomaco, si sia avvicinato al carrettino di Mohamed, per acquistare uno di quei succulenti salsicciotti.
Però si conoscevano perché Mohamed da anni ormai si intratteneva con i ragazzi che frequentano il campus. Con loro sorrideva, chiacchierava e discuteva del più e del meno.
Durante quel tempaccio burrascoso dello scorso week end il carrettino di Mohamed è andato a fuoco, gettandolo nella disperazione, era il suo unico sostentamento, era tutto quello che aveva.
L’assicurazione non avrebbe ripagato i danni e oltretutto ci sono state altre spese da affrontare, come quella per il carrattrezzi che ha dovuto rimuovere i resti del carretto bruciato. David non ci ha pensato troppo e ha subito creato un sito web per una raccolta fondi a beneficio di Mohamed.
La risposta della comunità universitaria è stata straordinaria e travolgente. Sapeva che il venditore era amato per la sua giovialità, il suo approccio cordiale con tutti e naturalmente per quegli spuntini irresistibili, ma non si immaginava la generosità tempestiva che ha permesso di raccogliere in un solo giorno ben cinquemila dollari, cifra già raddoppiata perché il sito è ancora operativo.
Nelle righe di presentazione della campagna, David scrive:  "Tra noi studenti, molti dimenticano che non tutti hanno la fortuna di intraprendere gli studi. Posso solo immaginare cosa passasse per la testa di Mohamed mentre guardava la sua unica fonte di sostentamento distruggersi tra le fiamme". 
Ed ancora: "Dimostriamo il nostro sostegno a qualcuno che è parte di questa università, come il resto di noi. Esprimi il tuo amore e dona per questa causa. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci tiri su, quando stiamo sprofondando."
Da parecchio tempo ormai fanno notizia atti di bullismo, studenti che prendono il sopravvento sugli insegnanti con l’uso della violenza. 
Non potevamo trascurare un’occasione che rinfranca l’anima, per un gesto di altruismo esemplare.
David e tutti quelli che hanno donato anche semplicemente cinque dollari, oggi ci danno una lezione di umanità e di consapevolezza. Ci sono giovani che hanno voglia di costruire un mondo migliore e lo fanno con questi piccoli gesti. Meritano di essere incoraggiati ed imitati.
 
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