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40 anni fa il trionfo della ‘Freccia del Sud’ a Mosca

40 anni fa il trionfo della ‘Freccia del Sud’ a Mosca

40 anni fa il trionfo della ‘Freccia del Sud’ a Mosca

TORONTO – Sono passati 40 anni da quella magnifica corsa che per 20 secondi, lunghi un’eternità, tenne tutti gli italiani col fiato sospeso, incollati davanti alle prime televisioni a colori. Compreso chi vi scrive, allora appena 14enne ma già suo grandissimo tifoso in quanto anch’io ero un giovane velocista in erba. Era la cavalcata d’oro della ‘Freccia del Sud’ – così era soprannominato Pietro Paolo Mennea, da Barletta – il secondo velocista azzurro a far sognare gli italiani ed a stupire il mondo, dopo che Livio Berruti aveva trionfato, 20 anni prima, alle Olimpiadi di Roma, sulla stessa distanza. Quei 200 metri piani che erano già dominio dei neri statunitensi e giamaicani, prima con Jesse Owens a Berlino nel 1936, poi con Tommie Smith a Città del Messico nel 1968 e tanti altri atleti come loro, dal fisico statuario e dalla muscolosità esplosiva. Il nostro Pietro nazionale era sì alto un metro ed ottanta centimetri, che erano già superiori alla media degli uomini italiani di allora, ma era leggermente ‘ingobbito’, e da ragazzino era persino gracilino.

Ma a soli 15 anni d’età, Pietro era già velocissimo e nell’assolato viale Giannone della sua Barletta – per un premio di 500 lire – sfidava delle Alfa Romeo 1750 ed una Porsche, sui 50 metri, battendole entrambe! Insomma, un predestinato. E di lui si accorse presto il suo primo allenatore Francesco Mascolo, che lo sgrezzò insegnandogli i primi rudimenti della velocità su pista. Mennea era a 18 anni già il più veloce d’Italia, sia nei 100 che nei 200 metri piani, ma fu il connubio con un altro grande tecnico dell’atletica leggera, l’ascolano Carlo Vittori, a fare di lui un atleta a livello internazionale.

Anche Vittori era a volte in sella ad una Vespa bianca da 50 di cilindrata, e Pietro che lo inseguiva su pista. Mennea arriva a Monaco 1972 (le Olimpiadi stravolte dalla strage degli 11 atleti israeliani, ndr) con grandi aspettative e conquista nei 200 il bronzo dietro al fortissimo sovietico Valerij Borzov – suo rivale storico – lo stesso che ritroverà due anni dopo agli Europei di Roma, arrivandogli dietro nei 100 ma trionfando nei 200. Alle Olimpiadi di Montreal 1976 Mennea è tra i favoriti, ma ‘stecca’ e torna in Italia senza medaglie. Quelle che invece conquista agli Europei di Praga, due ori nei 100 e nei 200 metri piani. Pietro è oramai nel gotha dell’atletica, tra i velocisti più forti al mondo.

Sui 100 metri ha stabilito il record italiano con 10″01, un crono che verrà superato solo da Filippo Tortu (con 9″99, ndr) dopo 39 anni, nel 2018. Alle Universiadi di Città del Messico, a settembre del 1979, Mennea ci arriva con l’obiettivo di stabilire il record del mondo sui 200 e ci riesce. Il suo 19″72 rimane primato mondiale per 17 anni, sino all’avvento dello statunitense Michael Johnson, ma è a tutt’oggi ancora record europeo sulla distanza. 41 anni dopo. E arriviamo a quel pomeriggio del 28 luglio 1980, nello stadio olimpico della Mosca ancora sovietica.

È l’ennesima Olimpiade con un ‘boicottaggio’ per motivi politici, mancano gli americani, siamo in piena Guerra Fredda. Nei 100 Pietro esce a sopresa in semifinale. Stravince l’oro il britannico Allan Wells e Pietro se lo ritrova anche nella finale dei 200. Mennea è in ottava corsia, quella più infame, che ti obbliga a ‘domare’ la forza centrifuga che ti spinge verso l’esterno. In settima, a fianco a lui, proprio Wells. Pietro non ha la partenza nel suo forte, si sa. Il britannico invece parte a razzo e prende a Pietro quasi cinque metri, un’eternità.

Ma la Freccia del Sud – all’uscita dalla curva e dunque a metà gara – ingrana la quarta, con una progressione impressionante. “Recupera, recupera, recupera!” esclama il telecronista RAI, Paolo Rosi. Io grido con lui, davanti al televisore di amici di famiglia. Abbaia anche il cane, Woodstock, un pastore maremmano bianco. Mennea riprende per i capelli Wells e lo brucia sul traguardo! È finalmente oro, l’oro olimpico che Pietro aspettava da 10 anni. Ed io esco sul balcone, a gridare come un pazzo dalla gioia. Mennea aveva allora 28 anni e nel 2013 ci ha lasciati, a soli 60, per un male incurabile. Ma la Freccia del Sud correrà per sempre. Grazie Pietro!