Billy Bishop Airport: la “SEZ” di Ford
TORONTO – Bang! “A ciel sereno”, il premier Doug Ford annuncia un nuovo giro di carte per l’agenda politico-economica dell’Ontario (e del Canada): l’introduzione di Zone Economiche Speciali (SEZ: Special Economic Zones), a partire dall’aeroporto Billy Bishop, all’estremità occidentale delle Isole di Toronto. Per prima cosa, ha fatto sapere che il governo provinciale intende assumere il controllo/la proprietà di quell’infrastruttura per migliorarne il potenziale e massimizzarne la traiettoria commerciale.
È successo ciò che era prevedibile: il lamentarsi e digrignare i denti dell’opposizione a Queen’s Park e nel Consiglio Comunale di Toronto, con un lungo elenco di “fallimenti” attribuiti a Ford come individuo (o come rappresentante del governo), puntando il dito contro il suo “rapporto speciale” con gli amici costruttori e la sua insensibilità verso i senzatetto, l’ambiente e tutto ciò che è buono e ragionevole.
Perdonate il tono, ma suona così da inizio secolo — 2003, per essere più precisi — dopo l’insediamento a City Hall del partito contrario a qualsiasi cosa ed a tutto (AAEP: anti-anything and everything party ). Il loro programma si può riassumere così: prendere il controllo dei terreni del Waterfront (lungolago), circa 600 acri dei quali appartenevano al governo federale; chiudere l’aeroporto Billy Bishop (BBA: Billy Bishop Airport); impedire la costruzione di un ponte dalla terraferma all’aeroporto sull’isola (BBA); affossare il progetto di collegamento ferroviario da Union Station a Pearson; rallentare l’edificazione lungo la costa da est a ovest e poi mendicare altri fondi dal governo federale per progetti-feticcio comprensibili solo a loro. Ci sarebbe altro, ma l’elenco è troppo lungo per esaurirlo in questo articolo.
Per oggi, credo sia importante contestualizzare l’annuncio con queste considerazioni: tra sei mesi ci saranno elezioni comunali, con i soliti progetti miopi che ignorano ciò che è meglio per la GTA come motore economico; in secondo luogo, la necessità di mostrare iniziativa da parte della leadership provinciale nello sviluppo delle risorse naturali (come quelle del Ring of Fire); e, in terzo luogo, l’intenzione di segnalare al mercato internazionale degli investitori che la nostra leadership politica sa far accadere le cose, nel linguaggio che essi comprendono. Parlare di riduzione della burocrazia può suonare bene, ma non rende fino in fondo l’esperienza associata alle SEZ (fatti e dollari).
L’elemento essenziale che rende le SEZ attraenti per gli investitori è che il paese ospitante chiarisce che, al di fuori di quelle zone, gli standard sociali, culturali e politici restano il punto di riferimento, e che i benefici generati dalle SEZ vengono gradualmente diffusi in modo ampio nel paese ospitante. Pensiamo all’Irlanda, oggi centro finanziario, e alle numerose città della costa orientale della Cina (vedi la mappa qui sotto, da https://www.globalvillagespace.com/history-of-special-economic-zones-in-china/): alcune di esse erano semplici villaggi di pescatori o “città” locali/provinciali alla fine del ventesimo secolo, mentre oggi sono mega-potenze che trainano la più grande economia del mondo.
Ho avuto la fortuna di visitarne (come ospite e guest speaker) la maggior parte durante il loro periodo di crescita e di vedere in prima persona il genio degli artefici di quell’espansione: Deng Xiaoping, Jiang Jiamin, Zhou Rongxi — tutti leader comunisti che si rifiutarono di disperare del fatto che il mondo dovesse rimanere per sempre com’era quando lo avevano trovato. Il risultato è clamoroso.
Il primo ministro Carney, in quanto gestore di capitali e investitore/venditore su scala globale, ha esplorato potenziali partnership per la diversificazione e la crescita economica e ha incontrato gli investitori più pragmatici in circolazione: i cinesi. In squadra con il premier Ford, lui/loro avranno l’opportunità di mostrare al mondo che l’attività del governo è il business, se vogliono creare e sostenere “benefici sociali”.
Nella foto in alto – di Jonathan Gong da Unsplash – l’aeroporto Billy Bishop di Toronto

