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Olimpiadi 1932, Italia con soli uomini per volere del Papa

Olimpiadi 1932, Italia con soli uomini per volere del Papa

TORONTO – 1932: alle Olimpiadi di Los Angeles, per l’opposizione di papa Pio XI, nella squadra italiana non figurano donne.

1936 – Le italiane si prendono la rivincita alle Olimpiadi di Berlino dove l’unica medaglia d’oro di tutta la spedizione è vinta da Ondina Valla negli 80 m. a ostacoli. Il successo della Valla ottiene reazioni diverse tra i circoli fascisti. In questo periodo storico il fascismo, forse per rispondere ai severi moniti della Chiesa cattolica, tende ad avere un atteggiamento ambiguo rispetto allo sport femminile. Alcune atlete eccezionali vengono incoraggiate poiché possono dar lustro al regime a livello internazionale, ma si ritiene che per la maggioranza delle donne possa bastare un’educazione fisica salutista.

1948 – Alle Olimpiadi di Londra la protagonista indiscussa fu la “la mammina volante”. L’olandese trentenne Francina Elsje Blankers Koen, madre di due figli, conquistò 4 titoli olimpici nella velocità. (i giornalisti sostenevano che una mamma di trent’anni non potesse più essere un’atleta) Nel 1999, algalà della Federazione Internazionale di Atletica Leggera, fu dichiarata “atleta femminile del secolo”. A Londra al lancio del disco già praticato, venne aancato il lancio del peso. La francese Micheline Ostermeyer si mise in luce vincendo entrambe le gare.

1951, la nazionale femminile di pallavolo fa il suo esordio in campo internazionale con scarso successo. Per molti anni rimarrà nell’ombra schiacciata dallo strapotere delle squadre dell’Est Europa. Bisognerà aspettare il nuovo millennio per avere una squadra competitiva.

1952 – Solo da vent’anni le donne sono entrate nel mondo della scherma potendo partecipare alle competizioni nella specialità del fioretto e l’italiana Irene Camber vince la prima medaglia d’oro alle Olimpiadi di Helsinki, iniziando una tradizione vincente che dura ancora oggi. Giuliana Minuzzo è la prima Il successo del mondiale femminile conferma che il gap con gli uomini si sta riducendo: ripercorriamo le tappe della storia dello sport in cui compaiono le donne. donna italiana a vincere una medaglia ai Giochi Olimpici invernali nella discesa libera.

1951 – La nazionale femminile di pallavolo fa il suo esordio in campo internazionale con scarso successo. Per molti anni rimarrà nell’ombra schiacciata dallo strapotere delle squadre dell’Est Europa. Bisognerà aspettare il nuovo millennio per avere una squadra competitiva. Maria Teresa de Filippis è la prima delle 5 donne che tentarono di competere in formula 1. Esordì nel gran premio di Monaco su una Maserati.

1954-58 – La statunitense Barbara Buttrick può essere considerata la prima donna pugile. Un suo incontro viene trasmesso dalla televisione nazionale. Per assistere ad un vero campionato mondiale femminile occorrerà aspettare il 2001 e per vedere il pugilato femminile alle Olimpiadi il 2012.

La guerra fredda – Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, si va profilando una contrapposizione politica e ideologica tra due blocchi: quello Occidentale (USA e Europa Occidentale) e quello Orientale (URSS e Europa dell’Est). La tensione fra le due potenze non sfocerà mai in un conflitto bellico ma si evidenzierà in vari campi compreso quello sportivo. Ogni competizione sportiva si trasformerà inevitabilmente in una occasione per mostrare la superiorità della propria ideologia politica. Tutto diventa legittimo pur di ottenere una medaglia in più degli avversari. La Germania dell’Est, seguita da tutto il blocco sovietico, attua un piano di “costruzione” dei propri atleti applicando sistematicamente quello che in futuro verrà riconosciuto come “doping di Stato”.

Le atlete vengono obbligate ad assumere massicce dosi di anabolizzanti che esaltano le capacità di forza e resistenza e progressivamente trasformano il loro corpo sviluppando le caratteristiche maschili. Oltre a costituire un illecito sportivo, questa pratica provocò alle atlete gravi danni che si evidenziarono alla fine della carriera e che verranno tenuti segreti fino alla caduta del muro di Berlino. L’incidenza di tumori tra le ex atlete è sopra la media; ci sono state alte percentuali di aborti spontanei e parti di bimbi malformati, malformazioni genitali e patologie ossee gravissime. Il caso più emblematico è quello della pesista Heidi Krieger alla quale vennero somministrati nel 1986 2.590 milligrammi di sostanze dopanti. Iniziò a sviluppare tratti prettamente maschili e nel 1997 si sottopose ad un intervento chirurgico per cambiare sesso.

Oltre ai gravissimi danni personali procurati alle atlete, questa pratica ha creato un danno a tutto il movimento dello sport femminile. Le atlete sottoposte a questo trattamento assumevano una fisionomia mascolina avallando la teoria di chi era contrario allo sport femminile in quanto non si conciliava con il concetto di femminilità.

Un altro tipo di doping consisteva nel ritardare artificialmente lo sviluppo fisico delle atlete. Utilizzato nelle specialità sportive che richiedevano molta agilità, questa pratica permetteva di conservare a lungo dei corpi minuti ottenendo delle “atlete bambine”. Sospetti mai dimostrati hanno seguito la carriera della rumena Nadia Comaneci, prima atleta a ottenere un 10, ossia la perfezione, durante un esercizio ginnico, ripetendosi altre 6 volte, alle Olimpiadi di Montreal del 1976. I tabelloni non erano predisposti per tale punteggio e quindi comparve un 1.00.

Il doping non era circoscritto ai Paesi dell’Est e non è stato un fenomeno riservato a quel periodo storico, cronache recenti hanno evidenziato il contrario. Ciò che, in quella occasione, ha scandalizzato è stato l’uso indiscriminato dei corpi delle atlete per fini politici tacendo i pericoli delle conseguenze e nascondendo i fallimenti.

1967 – La maratona è ancora una specialità preclusa alle donne. L’atleta statunitense Kathy Switzer si iscrive con uno stratagemma alla corsa di Boston. Le immagini degli organizzatori, che cercano di strattonarla fuori dalla pista, suscitarono un movimento di opposizione che portò all’apertura della maratona alle donne nel 1972.

Occorrerà aspettare il 1984 per vedere la maratona femminile inserita nel programma olimpico. 1968 Alle Olimpiadi di Città del Messico per la prima volta a compiere l’ultimo tratto con la fiaccola e ad accendere il braciere olimpico è una donna. L’atleta messicana Norma Enriqueta Basilio de Sotelo.

Anni Settanta – In questo periodo l’aspetto del corpo delle donne di punta dello sport comincia a essere considerato in termini positivi. Muscoli sodi e contorni ben definiti diventano sempre più segno di bellezza oltre che di forma fisica. Nascono sport ricreativi e salutisti, jogging, aerobica e varie forme di fitness, che si consolideranno nel decennio successivo. Le donne sportive più famose diventano personaggi anche al di fuori dell’ambito sportivo. Mabel Bocchi Novella Calligaris Sara Simeoni La giovane nuotatrice azzurra Novella Calligaris compie un’impresa straordinaria vincendo le prime medaglie olimpiche della storia per il nuoto italiano alle Olimpiadi di Monaco. Vince un argento e due bronzi. Nel 1973 stabilirà il record mondiale negli 800 stile libero.

1978 – Sara Simeoni è la prima donna al mondo a superare i 2 metri nel salto in alto. A Mosca nel 1980 diventerà anche campionessa olimpica.

1978-79 – Mentre nella maggior parte del mondo le donne vedono sempre più consolidati i propri diritti anche sportivi, in Iran si sta verificando un evento che farà regredire l’universo femminile di molti anni. La rivoluzione islamica provoca una serie di sconvolgimenti politici e sociali che trasformano la monarchia in una repubblica islamica, la cui costituzione si ispira alle legge coranica (sharia). Tra le varie misure restrittive imposte alle donne c’è anche quella di non poter praticare alcuna attività sportiva e nemmeno assistere come spettatrici a manifestazioni sportive.

Anni Ottanta – Almeno nel mondo occidentale le donne hanno consolidato il loro ruolo nell’attività sportiva. Le atlete sono sempre più considerate un esempio di salute e bellezza. Si sviluppano molte attività sportive ricreative e le donne frequentano abitualmente palestre e campi di allenamento.

1984 – La maratona diventa specialità olimpica femminile; l’arrivo stremato di alcune atlete alla prova di Los Angeles riaccende la discussione sull’opportunità di sottoporre le donne a sforzi intensi. In realtà il problema e raso lamente una meto dologiadi allenamento non ancora adeguata alla distanza.

Martina Navrátilová, probabilmente la più grande tennista di tutti i tempi, nel 1984 stabilisce il record assoluto di 74 vittorie consecutive. Durante la sua eccezionale carriera ha vinto 59 prove del Grande Slam. L’ultima vittoria in un doppio misto è stata nel 2006, a quasi 50 anni, e le è valsa la qualifica di atleta più anziano a vincere una prova del Grande Slam (sia a livello maschile che femminile).

1985 – L’Unione Italiana Sport Per tutti (UISP) promuove la Carta Europea delle Donne nello Sport indirizzata a organizzazioni sportive e autorità pubbliche per incentivare campagne a favore delle pari opportunità tra donne e uomini nello sport.

(Fine seconda parte: CONTINUA LUNEDì)

INFORMAZIONI TRATTE DAL SITO https://www.iccarpenedolo.edu.it/
(fonte: professoressa Antonella Viscillo)

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