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A Sud di Roma, la Ciociaria

A Sud di Roma, la Ciociaria

A Sud di Roma, la Ciociaria

Territorio e appartenenza, nell’Italia dei mille comuni, delle province, delle regioni, delle aree geografiche spesso dimenticate.
Il Belpaese presenta una ricchezza che si esprime soprattutto nei suoi infiniti localismi, nei territori, nelle sue aree geografiche attraversate da secoli di storia e tensioni culturali, segnate in modo indelebile dalla tradizione, dagli usi e dai costumi che rendono l’Italia un paese unico al mondo.
Il Corriere Canadese inizia un viaggio alla scoperta di queste realtà, chiedendo un contributo di idee, proposte e spunti anche alle associazioni e ai club qui in Canada, per mettere assieme i tasselli di questo complicato mosaico identitario che proprio nella sua complessità, ci definisce come italiani.
Partiamo con la Ciociaria grazie al contributo di Michele Santulli.

di Michele Santulli

ARPINO – È inaudito, mai, da nessuna parte, ci si occupa dell’ampia regione a Sud di Roma o, per maggiore precisione, talvolta se ne parla e si descrive perfino, ma sistematicamente si menziona qualche esemplare ciociaro appartenente ad una certa diffusa fauna nazionale oppure peculiarità folkloriche o gastronomiche chissà dove scovate e null’altro.

Questa regione racchiusa tra Appennini e Mar Tirreno, il cui confine settentrionale si lascia iniziare a Velletri e a Palestrina e a Tivoli, fino al Garigliano e che dopo non poche denominazioni che l’hanno individuata nel corso di almeno trenta secoli, oggi comunemente viene connotata col termine ‘Ciociaria’ continua ad essere la regione più emarginata e soprattutto sconosciuta dell’Italia, dico ‘continua’ perché già pochi anni dopo il fatale 1870, per esempio, una commissione statale di indagine lamentava la evidente e immotivata emarginazione nella quale era stato tenuto fino allora il territorio a Sud della capitale, la nobile ‘Ciociaria’.

Eppure si tratta della regione più antica e più storicamente connotata dell’Italia, prestando fede alle leggende e storie che la riguardano, più antica perfino della civiltà nuragica della Sardegna.

Agli inizi fu la terra dei Volsci e degli Ernici e dei Saniti, poi la Regio Prima di Augusto, poi, dal Tevere in giù, Latium, poi Campagna di Roma…

In questa regione è nata la storia d’Italia, le vicende della leggenda e dell’epica dei classici è qui che si sono svolte: Ulisse, Enea, i Volsci, i due fratelli e poi Caio Mario, Vipsanio Agrippa, Cicerone, Aulo Irzio, Attilio Regolo, L. Munazio Planco, Giovenale…

Qui sono state registrate le prime parole in lingua italiana, qui è stato stampato il primo libro in Italia, qui è stata scoperta la punteggiatura e il carattere corsivo, qui parlato e illustrato per la prima volta nella storia dell’uomo, del valore e dell’etica del lavoro, qui per la prima volta promosso e diffuso il significato di studio e di istruzione, qui gettate le prime basi della organizzazione democratica di una comunità e da qui, da Montecassino, di.use e fatte conoscere in Europa.

Tali conquiste e realizzazioni in certi libri si chiamano: civiltà! Qui sono nati i monasteri e cenobi che poi si sono estesi in Europa e che in molta parte ancora ne costellano i siti originari, qui da papi ciociari sono stati promossi e sostenuti e incoraggiati i grandi santi quali San Francesco, San Domenico, S.Antonio, San Tommaso d’Aquino che hanno fatto e continuano ancora a fare la storia morale e filosofica e religiosa dei continenti.

Qui è nata Roma, su questo suolo sulla riva sinistra del Tevere, qui Roma ha iniziato la sua ascesa, qui ha trovato nel corso dei secoli il suo sostegno e il suo sostentamento, questa è stata dall’inizio anche la vera e propria sacrestia della Chiesa.

A che cosa dunque, a quali fatti, imputabile tale ghettizzazione e perfino segregazione oggi ancora attuali?

Ognuno può dare la sua risposta, tra queste una è sempre ricorrente: imperdonabile ignoranza, ingiustificabile misconoscenza, dovute a chi, a che cosa?

Quanto più sopra citato è solo un accenno, un embrione dell’inestimabile giacimento da disseppellire: un patrimonio che, pur senza Caravaggio e Raffaello e Michelangelo e Leonardo e Tiziano, è sicuramente il più ricco del Paese.

Oggi in realtà questa regione si presenta, in aggiunta, frantumata e spezzata nella sua omogeneità e integrità secolari in quanto divisa in tre province da circa ottanta anni col risultato, inammissibile e anche esso frutto di crassa ignoranza imputabile alle pubbliche istituzioni e non solo, che le tre province si considerano ormai avulse ognuna dall’altra, non si riconoscono, quindi si ignorano i secolari legami e affinità e comunanze: si è arrivato al punto perfino grottesco che non si conosce più che cosa sia la ‘Ciociaria’, come si chiama e chiamava storicamente la regione che si abita: in effetti è la provincia di FR a essere divenuta ormai ‘Ciociaria’: le pubbliche istituzioni a partire dalla Regione Lazio loro stesse seminano e ufficializzano il degrado cognitivo, basta leggersi i loro siti pubblici: la precarietà ne è il contrassegno.

La stampa nazionale, tutta o in parte, normalmente si crea una propria configurazione personale da identificare come ‘Ciociaria’, qualche rivista la circoscrive addirittura nello spazio racchiuso tra Anagni, Ferentino, Acuto, ecc.!!

Non pochi importanti giornali vedono ‘Fiuggi’ o ‘Sora’ in ‘Abbruzzi’ (al plurale! ancora oggi). Senza ricordare che il pur benemerito Touring Club è fermo a quaranta anni fa e che, in aggiunta, novelli battisti di oggi hanno fatto uscire dal cappello e perfino brevettato nuove terre da scoprire e da investigare!! le “Terre di Comino” che, grazie a soldi pubblici, diffondono e fanno conoscere a mezzo di eleganti tabelloni stradali ricchi di informazioni, senza che nessuno degli addetti (sindaci e assessori provinciali o regionali, stampa, ecc.) nulla obiettino.

Paradossale, al contrario, il fatto che altrove, specie al di là delle Alpi, certe emanazioni ciociare trovano e godono di costante attenzione e riguardo e mi riferisco in particolare al costume ciociaro e alle modelle e modelli, fatti continuamente segno di iniziative e manifestazioni, laddove nella loro terra di origine altrettanto paradossalmente sono oggi ancora ignorati e sconosciuti, a detrimento grande della educazione e gratificazione della comunità e, in aggiunta, a mutilazione di possibili risvolti di richiamo turistico e culturale oggettivamente impliciti e consolidati in tali soggetti.

Si escogitano e mettono in campo, investendo cifre considerevoli, iniziative e realizzazioni e strutture che, a parte i tagli di nastro o le inaugurazioni, assolutamente nulla e niente lasciano dietro di loro, come si vede in giro.