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Vince Trudeau, sarà governo di minoranza

Vince Trudeau, sarà governo di minoranza

TORONTO – Trudeau l’ha scampata. Il pericolo Scheer è stato contenuto e dopo una campagna elettorale che ha visto il Partito Conservatore e i Liberali testa a testa pressoché dall’inizio alla fine, i Grit sono riusciti a mantenere un numero sufficiente di seggi in Ontario, in Quebec e nell’Atlantic Canada, assicurandosi un governo di minoranza.

Sono stati 157 i seggi conquistati dai liberali, 27 meno di quattro anni fa, 121 quelli andati ai conservatori che rispetto al 2015 ne hanno guadagnato altri 22. Al New Democratic Party, che sotto la guida di Thomas Mulcair ne avevano conquistati 44, sono andati 24 seggi, il Green Party che aveva un solo seggio ne ha ora tre. Il leader del People’s Party of Canada Maxime Bernier, non è stato rieletto ed ha così perso l’unico seggio.

Accolto con la canzone degli Arcade Fire “Keep the car running”, il vincitore Justin Trudeau è salito verso l’una di martedì mattina sul palco del Palais des Congrès di Montréal.

«È merito vostro, amici miei. Congratulazioni. I canadesi hanno rifiutato divisioni e negatività ed hanno votato a favore di un’agenda progressista e dell’impegno sui cambiamenti climatici – ha detto il primo ministro appena riconfermato – è stato il più grande onore servirvi negli ultimi quattro anni e stasera ci state chiedendo di tornare a lavorare per voi. Prendiamo questa responsabilità sul serio e lavoreremo sodo per voi, per le vostre famiglie e per il vostro futuro».

Non è andata come nelle previsioni invece per il leader del Progressive Conservative che ieri nel suo discorso di concessione dopo aver ringraziato i suoi sostenitori e volontari per il loro duro lavoro durante la campagna ha rassicurato i sostenitori che i conservatori sono “on the march”. Pur vincendo il voto popolare con il 34,1 per cento rispetto al 33,5 di Trudeau, ai tories è rimasto l’amaro in bocca.

«Anche se il risultato di questa sera non è quello che volevamo, sono comunque incredibilmente orgoglioso: orgoglioso del nostro team, orgoglioso della nostra campagna e orgoglioso del team conservatore più grande e più forte che invieremo a Ottawa – ha detto Scheer – stasera i conservatori hanno messo in guardia Justin Trudeau. Mr. Trudeau, quando il tuo governo cadrà i conservatori saranno pronti e vinceremo».

Pronto ad affrontare questioni care alla gente è Jagmeet Singh, rimasto deluso dalle urne dopo dopo una campagna elettorale che ha registrato un buon aumento di consensi per il suo partito.

Il flop non scoraggia però il leader ndippino. «Sono così onorato di aver guidato questo team – ha detto – quando torneremo a Ottawa i neodemocratici useranno ogni singolo giorno in Parlamento, per assicurarsi che la vita dei canadesi migliori. Lavoreremo sodo per quelle che sono le priorità dei canadesi”.

Ma oltre al sospiro di sollievo tirato da Trudeau dopo la campagna ai veleni degli ultimi 40 giorni e alla cocente delusione di Scheer, che sostenuto dai sondaggi stava già assaporando la vittoria, le sorprese lunedì sera non sono mancate.

Significativo, oltre che inaspettato, il balzo in avanti degli indipendentisti del Bloc Québécois di Yves Francois Blanchet che hanno triplicano la presenza in parlamento passando da dieci a ben 32 seggi.

Inattesa è stata anche la vittoria del liberale Adam van Koeverden sulla vice leader dei conservatori Lisa Raitt nel distretto di Milton in Ontario, e l’elezione del primo deputato del Green Party al di fuori della British Columbia, Jenica Atwin a Fredericton, in New Brunswick.

Ha vinto da indipendente nel distretto di Vancouver Granville, anche Jody Wilson- Raybould, l’ex ministro della Giustizia che la scorsa primavera ha messo nei guai Trudeau denunciando le pressioni del suo staff affinché chiudesse un occhio sulle accuse di corruzione rivolte alla Snc-Lavalin.

Nonostante scandali e colpi bassi per questa volta Trudeau l’ha spuntata incassando un credito che fino a due giorni fa nessuno sembrava disposto a dargli. Davanti a lui ci sono quattro anni per dimostrare che merita la fiducia che gli è stata accordata per la seconda volta. Un po’ a sorpresa.

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