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Villa Colombo davanti a un bivio

Villa Colombo davanti a un bivio

TORONTO – Volevo lasciare il briefing di Villa Charities sulle sue “Visioning Sessions” con una disposizione ottimista – sia come membro della comunità che come rappresentante del Corriere Canadese.

Sia da un punto di vista personale che da quello di rappresentante aziendale, riconosco un interesse attribuito al concetto di Centro culturale/comunitario che il 901 di Lawrence Ave era venuto a rappresentare per le comunità di immigrati del Canada e, in particolare, per quelle italiane.

Grazie ai piani di riqualificazione per il 901 di Lawrence Ave. non andati a buon fine, il gruppo che è al timone di Villa Charities ha, negli ultimi anni, danneggiato gravemente la reputazione condensata in quell’icona che è stato il Columbus Center/Villa Colombo (CC/VC ). Tali “Visioning Sessions” hanno messo a nudo ogni sembianza altruistica/comunitaria del CC/ VC.

Villa Charities ora è semplicemente una fondazione, e una holding company, che gestisce l’affitto da tre complessi di appartamenti cosi’ come dai centri di assistenza a lungo termine nei siti di Villa Colombo a Toronto e Vaughan.

Se non fosse stato per l’adesione al Columbus Center e per l’in- teresse della loro organizzazione, CASA, il sito sarebbe già stato raso al suolo e la costruzione dei condomini pronta.

L’accordo, infatti, era stato firmato dall’allora amministratore delegato, Pal Di Iulio, e dalla sua controparte, l’ex direttore del Toronto Catholic District School Board, Angela Gauthier.

Diversi membri del CASA hanno preso parola al microfono intervenendo in maniera del tutto rispettosa, implorando il presidente di Villa Charities e il suo CEO di coinvolgere la comunità nella speranza di un recupero dell’ottima reputazione costruita lungo i 40 anni precedenti e che è venuta a mancare negli ultimi cinque, quando la CC/VC era alla ricerca di un progetto finalizzato al- le entrate.

“Si investa in programmi adeguati, in personale qualificato, in una promozione adatta al mante- nimento delle strutture e si vedrà che si avrà bisogno di più spazio sia per le persone che ritorneran- no, e che sono andate via, e sia per gli altri che vorranno unirsi”, ha dichiarato Anthony, membro e sostenitore di lunga data di CC / VC.

Il CC aveva oltre 7.000 membri, ora ridotti a poco più di 3.000 perché il Consiglio e l’Amministrazione non hanno dimostrato inte- resse nel mantenere in vita l’im- presa. Christine Genowefe è stata altrettanto decisa nel sottolineare il valore culturale della Carrier Art Gallery e il suo potenziale non pienamente sfruttato.

“La galleria (Rotonda) è una perla, 4.400 piedi quadri di spazio culturale, seconda solo alla Galleria d’arte dell’Ontario per dimensioni e prestigio”, aggiungendo che “dovremmo rivitalizzare il suo potenziale”.

Il presidente Sandro Veltri è sembrato all’inizio comprensi- vo e solidale. “Siamo un centro culturale italiano… e abbiamo in programma di trasformarlo in un “meta di richiamo”; vogliamo attrarre italiani, e non, da qualsiasi parte dell’Ontario meridionale”, ha detto, “siamo al lavoro su alcuni progetti”.

Questi progetti, secondo l’amministratore delegato, includono anche “l’affitto dello spazio” al CC per gli inquilini che hanno un legame con la comunità italiana, sebbene lui non abbia fatto i loro nomi. Un altro membro del CASA ha richiamato alla cautela.

“Come possiamo accordarvi la nostra fiducia. Non avete preso le distanze dal passato”, ha detto in tono di sfida. Voleva sapere perché VCI non aveva rimosso i segnali di riqualificazione che ancora popolano il campus.

Il presidente Veltri ha cercato di mettere a tacere le preoccupazioni. Quella richiesta (il progetto di riqualificazione), infatti, non sta andando avanti. Ha cercato di spiegare che ha più a che fare con il potenziale sviluppo di spazi disponibili presso l’estremità nord dell’edificio VC.

I segnali servono da “segnaposto” per le autorità municipali: VCI potrebbe desiderare di fare “potenzialmente” una richiesta già presentata all’OMB, per poi eventualmente esercitare le “opzioni” a tale scopo.

“Quindi ci stai chiedendo di fidarti di te?” ha osservato il signore. A chi scrive, la folla – divisa tra un 50 e 50 tra personale e membri della comunità – non sembrava fosse ancora convinta.

L’amministratore delegato ha ripetuto il suo ritornello dicendo che “stiamo cercando di ottenere entrate”.
Uno dei tre “punti fondamentali” presentato dal gruppo di consulenza nel Visioning Report era di “monetizzare le nostre risorse”. Ah bè!

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