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Villa Charities, i conti non tornano

Villa Charities, i conti non tornano

TORONTO – Il resoconto finanziario di Villa Charities del 2017 è a dir poco, inquietante. Il documento, inserito nell’ultima Newsletter mette in luce, nero su bianco, i gravi problemi finanziari cui è andata incontro l’organizzazione sotto l’amministrazione di Anthony DiCaita.
Molte delle voci del rendiconto mostrano entrate più basse rispetto all’anno precedente: le variazioni riguardano ad esempio il Columbus Centre che da 8,064,800 dollari è sceso a 7,542,406.
La Joseph D. Carrier Art Gallery ha generato una entrata di 51,097 mentre nel 2016 questa era stata di 73,641. Villa Charities Inc. da 8,209, 982 è crollata a 6,973,453.
Di contro il documento mostra un aumento, seppur relativamente contenuto, delle spese sostenute per Villa Colombo Toronto, da Villa Colombo Vaughan e nei condomini per gli anziani.
I numeri non mentono: i proventi sono diminuiti di 690,533 dollari e le spese sono state ridotte di soli 368,199: il surplus è quindi sceso da 788,228 del 2016 a un deficit di 377,013.
Non si è dimostrata vincente quindi la gestione del presidente e Ceo di Villa Charities Inc. dal momento che il margine di utile si è ridotto.

Questa notizia non è di certo un fulmine a ciel sereno dal momento che da tempo il Columbus Centre, ad esempio, è stato volutamente trascurato. Molti locali, palestra e bagni tra questi, necessitano di essere rimessi in sesto, riparazioni varie sono necessarie, ma questi problemi continuano a essere presi sottogamba.
Lo stato di degrado del Columbus Centre è una realtà, le raccolte fondi di un tempo non vengono fatte, lo stato di abbandono viene percepito e constatato di persona dai membri: stando ad un ex responsabile delle strutture sportive, un tempo i membri della palestra erano 7mila.
Quelli di oggi sembrano essere circa 3mila. La perdita di entrate, considerato che ogni membro (tessera, lezioni ed altro) è notevole. La domanda che sorge spontanea è una. Perchè Villa Charities non si impegna a migliorare la struttura in modo che possa attrarre nuovi membri, trattenere quelli esistenti e riconquistare quelli che non hanno più rinnovato la loro membership?

E non solo: considerato il tipo di organizzazione – Villa Charities si definisce “un ente di beneficenza registrato e senza scopo di lucro che coltiva, promuove e celebra la cultura e il patrimonio italiani” – come può permettersi di pagare a DiCaita uno stipendio di oltre 300mila dollari all’anno? Sono domande alle quali la comunità vorrebbe avere una risposta.
È di mercoledì la decisione del consiglio comunale di inserire il Columbus Centre nell’Heritage Register. Una vittoria per le persone che hanno lottato per evitare la sua demolizione. Ma è anche di ieri – una casualità? – l’allontanamento per sei mesi dal centro comunitario di Ian MacDonald, co-fondatore della Columbus Athletic and Social Association (CASA).
A MacDonald, tramite lettera, è stata revocata la tessera di iscrizione e gli è stato vietato di recarsi in palestra, neppure come visitatore. La lettera, firmata da DiCaita, giustifica la decisione con accuse neppure troppo velate a MacDonald: “Villa Charities si impegna a fornire un ambiente e un luogo di lavoro sicuri e professionali senza preoccupazioni di molestie, commenti ignobili, bullismo, minacce, intimidazioni o violenze”.

Impedire a un membro del Columbus Centre di vecchia data di frequentare la palestra, senza specificare la colpa della quale si è macchiato, è una decisione deplorevole.
Chiudere così facendo la bocca a chi la pensa in modo diverso è un metodo antidemocratico che può solo essere condannato.
La lettera ha fatto scalpore nella comunità e non sono esclusi degli strascichi di carattere legale.

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