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Usmca: si cambia, ma rimane l’identità del Nafta

Usmca: si cambia, ma rimane l’identità del Nafta

TORONTO – La sofferta firma dell’Usmca porta con sé delle novità epocali, ma nel nuovo accordo l’impronta primaria del Nafta non è stata cancellata. “L’anima” del vecchio trattato di libero scambio tra Canada, Stati Uniti e Messico, entrato in vigore nel 1994, rimane inalterata e con essa le principali caratteristiche: la spinta verso una progressiva integrazione economica e commerciale tra i tre Paesi, l’aspirazione a creare – seppur ancora con tante contraddizioni – un mercato unico nordamericano, la constatazione che l’unico modo per contrastare il peso della Cina e dell’Unione europea sia quello di abbassare le barriere doganali sul nostro continente e facilitare lo scambio delle merci. Ma le modifiche apportate dal nuovo accordo, che deve ancora essere ratificato, sono di portata epocale.

I maggiori cambiamenti riguardano il settore automobilistico e della componentistica auto. Se il Nafta fissava una quota minima di contenuto locale per le auto sotto il quale si pagavano i dazi doganali – il 62,5 per cento – l’Umsca alza drasticamente il livello richiesto – 75 per cento. Oltre a questo, il 40 per cento di ogni auto dovrà essere fabbricata da operai che guadagnano almeno 16 dollari americani all’ora.

Grosse novità anche nel settore caseario: nonostante sia sostanzialmente rimasto in piedi il meccanismo del supply management, Ottawa ha garantito l’accesso americano al 3,6 per cento del mercato canadese. Concessioni dal Canada anche per il pollame e il mercato delle uova.

Si cambia registro pure sul fronte duty free. Con il Nafta i canadesi potevano acquistare online prodotti sotto i 20 dollari senza pagare dazi. Ora è stata alzata l’asticella fino a 150 dollari.

E se il meccanismo che regola le dispute tra Stati – il Chapter 19 – è rimasto invariato, l’Usmca prevede un maggiore sforzo cooperativo per quanto riguarda le relazioni commerciali con Paesi terzi. In sostanza, se uno dei tre contraenti è sul punto di siglare un accordo commerciale con un altro Paese, sarà obbligato a notificarlo ai due partner, che – almeno in linea teorica – potranno dire la loro.

E una importante novità dell’ultimo minuto è quella della Sunset Clause, che alla fine è stata inserita: l’accordo ha una durata di 16 anni – e non di 5 come voleva inizialmente Donald Trump – e potrà essere rinnovato. Ogni sei anni dalla data di entrata in vigore, l’accordo potrà essere ridiscusso su richiesta di una delle parti contraenti.

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