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Una riflessione pasquale: esiste una comunità italiana

Una riflessione pasquale: esiste una comunità italiana

TORONTO – Ci sono state più che sufficienti brutte notizie per tutti, come si suol dire, in queste ultime settimane. Non ci sarà penuria nelle settimane a venire.

Ma quella sobria vittoria vissuta dai Demitri martedì ha mostrato che potremmo aver minimizzato o sottovalutato alcuni valori importanti: le persone con un senso di comunità e di apertura tali da andare incontro al loro vicino.

Forse è uno dei ruoli del Corriere Canadese quello di illustrare quando e dove ciò avviene – al di là delle gioiose festività associate a meritevoli raccolte fondi, che sicuramente onorano il loro intento.

Padre Claudio Piccininno è stato il primo a portare il caso all’attenzione del Corriere. Senza rivelare alcun dettaglio sulla loro ubicazione, era chiaro che lui e la sua parrocchia avevano dato rifugio – offrendo il santuario – alla famiglia.

Era ugualmente chiaro che i solidali parrocchiani avevano iniziato a fornire il loro sostentamento emotivo e materiale per poter far andare avanti la famiglia.

Lizia Renna, Vittorio Pasquali e altri (a costo personale) hanno messo insieme dei gruppi per fare pressione sui deputati di tutti i partiti a loro nome, partecipare ai raduni per cercare di raggiungere l’obiettivo, “catturare” l’attenzione di politicanti, schierare le “organizzazioni comunitarie” e cercare di “informare la stampa e i media” sui fatti.

Era, e continua ad essere, un compito arduo. I loro sforzi senza fine hanno conquistato alleati importanti e influenti. Comprese alcune testate nazionali e internazionali (il National Post e l’UK Guardian).

Altre, come il nostro gruppo Rogers-Omni-CHIN, hanno ancora bisogno di convincersi. Telelatino potrebbe arrivarci. Alcuni ci erano arrivati prima.

Il comitato degli Undocumented Workers e il team di GoLive Tv di Juliano D’Lucca hanno aderito al movimento per “fermare l’espulsione” e “mantenere i Demitri qui”.

Nonostante tutto ciò, i parlamentari federali non furono in grado di convincere il loro ministro, Ahmed Hussen (un ex rifugiato) a concedere lo “status” ai Demitri.

Durante il suo mandato, ha concesso gli “status” a circa un milione di persone che volevano far parte della società canadese. Bisognerebbe pregare per lui, ha problemi in abbondanza.

Ciononostante, sostenuti dalla tenacia di quello che si e rivelato essere un esempio strategico a livello legale – fornito a titolo gratuito – da parte di Richard Boraks, LLB, i Demitri sono finiti davanti ai funzionari del Canadian Border Services Agency lo scorso martedì.

L’agente che ha supervisionato l’arresto e il rilascio dei Demitri era un “professionista di lungo corso”, secondo quanto affermato da Boraks.

Richard Boraks è nato in Inghilterra, figlio di ufficiali militari polacchi che hanno prestato servizio in Italia durante la seconda guerra mondiale. “Tutto, nel loro caso, ha fatto emergere nella mia mente questioni di ingiustizia sociale”, ha detto, aggiungendo che “mia moglie, il cui nonno faceva parte dell’offensiva presso Montecassino, ha insistito perché accettassi la causa – è lei il capo”. Deve essere stata dura.

Un’emittente televisiva locale e uno spettatore auto dichiaratosi giornalista avevano diffuso un feroce e malevolo pezzo su di lui. Ne erano risultati degli “attacchi concertati” da parte dei suoi colleghi, cosi come i consueti sforzi per macchiarne la reputazione dai parlamentari.

Rocco Galati, avvocato costituzionale per le controversie, gli è stato vicino. È sopravvissuto, la sua reputazione è migliorata.

I Demitri sono profondamente grati.

Pax et Bonum. Buona Pasqua a tutti da parte del Corriere Canadese.

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