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Un altro attacco di Trump a Trudeau «Justin, che problema hai, Justin?»

Un altro attacco di Trump a Trudeau «Justin, che problema hai, Justin?»

MARIELLA POLICHENI

TORONTO – Trump torna ad attaccare Trudeau. Non ancora pago dei commenti al vetriolo fatti al termine del G7, lunedì sera durante un rally nella Carolina del Sud il presidente degli Stati Uniti si è lamentato di nuovo riguardo le decisioni del Canada per quel che concerne il commercio e ha preso di mira il primo ministro canadese che nel corso dell’ultimo mese è stato oggetto di ripetuti attacchi. Trump ha anche ribadito la sua minaccia di dazi sulle auto prodotte in Canada, inquadrando il provvedimento come possibile ritorsione per le tariffe canadesi del latte.
Il discorso di Trump è stato uno dei più sconclusionati ed ha avuto lo scopo di sferrare colpi a destra e a manca: critiche estese a tre conduttori di show televisivi, riflessioni sui suoi capelli, una smentita spontanea della notizia in circolazione riguardo un recente lifting di sua moglie, un’accusa ai media che sono “il nemico della gente”, numerose affermazioni false e in conclusione ha menzionato la sua prestazione trionfale nella campagna del 2016.
Iniziando a parlare del Canada. Trump ha scandito la parola Canada con voce forte ed esageratamente alta. Le parole, poi, sono state ironiche e spesso anche senza senso. «Canada. Conoscete il Canada: bravo ragazzo, bravo ragazzo – ha detto allargando le braccia in una specie di gesto conciliante – Primo ministro. Justin. Ho detto, ‘Justin, qual è il tuo problema, Justin?’ Quindi: Canada. O Canada. Adoro il loro inno nazionale. O Canada. Comunque preferisco il nostro. Così. No, il Canada è fantastico, adoro il Canada».
Dopo aver accennato al dittatore della Corea del Nord come “Presidente Kim” ha ripreso a riferirsi intenzionalmente a Trudeau con il suo nome di battesimo, con il proposito, secondo la giornalista del New York Times Maggie Haberman, proprio di sminuirlo.
Poi, ancora una volta, è tornato sulla ormai famosa conferenza stampa post G7 in cui Trudeau ha criticato le nuove tariffe di Trump su acciaio e alluminio canadesi. Ed ancora una volta, senza alcun fondamento, ha suggerito che Trudeau ha deciso di parlare agli organi di informazione proprio perchè pensava che mentre era a bordo dell’Air Force One diretto in Corea, non avrebbe potuto guardarlo. «Prendo l’Air Force One. E lui non capisce che l’Air Force One ha 22 televisori. Ci sono televisori negli armadi, in aree impensabili – sì il budget dell’Air Force One è illimitato – ha detto il presidente Usa – ho quindi visto Trudeau che diceva ‘Il Canada non sarà vittima di bullismo da parte degli Stati Uniti’ ed ho pensato “Che cosa stiamo facendo qui? Il fatto è che il Canada ha una tariffa del 275% sui prodotti lattiero-caseari. Il loro legname è un disastro per noi e quindi perché non usiamo il nostro legname?».
Trump ha quindi adottato una voce derisoria per contestare l’argomentazione di Trudeau secondo cui le tariffe di Trump su acciaio e alluminio, ufficialmente imposte per motivi di “sicurezza nazionale”, rappresentano un insulto ad uno stretto alleato militare come il Canada. «Vedo che Justin ha detto “Abbiamo combattuto la prima guerra mondiale insieme, abbiamo combattuto insieme la seconda guerra mondiale”. È vero. Amiamo il Canada. Ma il Canada applica quasi il 300 percento di dazi sui prodotti lattiero-caseari e molto altro», ha affermato.
Trudeau e l’industria automobilistica mondiale, comprese le case automobilistiche statunitensi, hanno risposto con allarme al suggerimento di Trump di dazi sulle auto, che verrebbe ufficialmente imposto sempre per motivi di “sicurezza nazionale”.
«Devo continuare a credere che i leader agiranno nell’interesse del proprio paese – ha detto Trudeau – ho difficoltà ad accettare l’idea che qualsiasi leader possa fare un danno così grande alla propria industria automobilistica, cosa che accadrà se verrà introdotta una tale tariffa sui produttori di auto canadesi considerata l’integrazione delle catene di fornitura dei ricambi auto, catene di approvvigionamento attraverso il confine tra Canada e Stati Uniti».

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