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Trudeau e Wilson-Raybould, tensioni dal 2017

Trudeau e Wilson-Raybould, tensioni dal 2017

TORONTO – È guerra di nervi all’interno del Partito Liberale.

Mentre la commissione all’Etica respinge la richiesta di aprire una nuova discussione parlamentare sulla vicenda SNC-Lavalin, le nuove rivelazioni sul rapporto tra il primo ministro e l’ex Attorney General sono destinate a gettare benzina sul fuoco e ad alimentare un clima già arroventato alla House of Commons.

Stando a quanto riportato in esclusiva da CTV News, infatti, le incomprensioni emerse nel 2018 sulla gestione dello scottante faldone SNC-Lavalin hanno incrinato un rapporto già logoro e problematico per via delle tensioni venute a galla nel 2017.

In particolare, Trudeau e il suo ministro della Giustizia si scontrarono – senza che la notizia fi ltrasse alla stampa – sulla nomina del nuovo giudice della Corte Costituzionale che doveva sostituire la dimissionaria Beverley McLachlin.

Wilson-Raybould sponsorizzò con forza il giudice del Manitoba Glenn D. Joyal: una figura questa che non soddisfaceva pienamente il primo ministro, che puntava invece alla nomina di un giudice più progressista capace di dare una continuità interpretativa nelle sue sentenze sul fronte dell’aborto e dei diritti della comunità LGBTQ.

L’allora Attorney General – sempre secondo le fonti di CTV News – si impuntò sulla nomina di Joyal, presentando un memorandum di 60 pagine per la promozione del togato al massimo tribunale dell’ordinamento canadese.

Si venne a creare un braccio di ferro, simile per certi versi a quello della SNC-Lavalin, superato solamente in un secondo momento dalla rinuncia alla propria candidatura dello stesso giudice Joyal, che decise di fare un passo indietro per stare vicino alla moglie, le cui condizioni di salute si stavano velocemente deteriorando.

Alla fine nel novembre del 2017 la giudice Sheilah Martin venne nominata alla Corte Suprema. In questo periodo quindi i rapporto tra il primo ministro e il suo Attorney General si deteriorarono, prima che il disaccordo su come gestire il caso SNC-Lavalin compromettesse definitivamente la relazione tra il capo del governo e il suo ministro della Giustizia.

Ieri intanto i membri della commissione all’Etica – a maggioranza liberale – hanno respinta la richiesta presentata dalle opposizioni per avviare una nuova analisi parlamentare della vicenda.

La mozione firmata dai conservatori e condivisa dall’Ndp è stata respinta in commissione con un voto di 6-3. “I canadesi si meritano di conoscere tutta la verità – ha dichiarato il tory Peter Kent – anche perché l’ex Attorney General è pronta a presentare documenti e materiale che potrebbero avere un peso”.

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