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Trudeau a New York tra Onu, Nafta e relazioni con gli Usa

Trudeau a New York tra Onu, Nafta e relazioni con gli Usa

TORONTO – Nafta e commercio, seggio nel Consiglio di Sicurezza Onu e diritti umani, pressing diplomatico e relazioni con gli Stati Uniti.
È lungo queste coordinate che si sta sviluppando la visita di Justin Trudeau a New York, in occasione della riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Una visita, quella del primo ministro canadese, che ha come primo obiettivo quello di rafforzare i rapporti con i rappresentanti di numerosi Paesi per alimentare le speranze del Canada di conquistare il seggio non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu nel 2020.
E per farlo, è evidente, non bisogna ripetere gli errori fatti nel recente passato dall’ex primo ministro Stephen Harper, che con la sua politica troppo filo-israeliana si precluse i voti di moltissimi Paesi africani e numerose nazioni del Medio Oriente.
È sotto questa ottica, quindi, che vanno visti i meeting bilaterali di lunedì con il primo ministro del Nepal Khadga Prasad Oli, con il primo ministro delle Barbados Mia Mottley e i vertici di ieri con il presidente colombiano Iván Duque Márquez, il presidente paraguaiano Mario Abdo Benítez e l’incontro a quattro con il primo ministro inglese Theresa May, il presidente del Ruanda Paul Kagame e quello del Ghana Nana Akufo-Addo incentrato sul futuro sviluppo del continente africano.
Il Canada – è questo il ragionamento di Trudeau – ha bisogno di costruire un solido consenso attorno alla sua candidatura e il palcoscenico delle Nazioni Unite fornisce un’occasione irripetibile per incontri bilaterali ad alto livello con Paesi che non fanno parte del G7 e del G20.
Ma allo stesso tempo il pensiero del primo ministro continua ad essere rivolto al Nafta e alle traballanti relazioni con gli Stati Uniti.
Sul punto il leader liberale anche ieri ha voluto sottolineare come, nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, il rapporto con Washington rimane saldo e non sarà messo in discussione.
“Il mio obiettivo – ha dichiarato ieri – è molto semplice: evitare che vi sia un’escalation. Anche il mio lavoro è molto semplice: difendere gli interessi dei canadesi. E per farlo devo per forza di cosa avere una relazione costruttiva con il presidente americano, con l’intera amministrazione statunitense. Allo stesso tempo dobbiamo stemperare il clima e rispondere con delicatezza”. Alle provocazioni, avrebbe voluto aggiungere senza farlo. Anche perché la trattativa tra le delegazioni di Canada e Stati Uniti continua senza interruzioni. Rimangono tuttavia dei nodi che devono essere sciolti, tenendo conto che la nuova deadline fissata da Donald Trump per la chiusura del negoziato, il prossimo primo ottobre, si sta avvicinando. Stati Uniti e Messico hanno già siglato un accordo bilaterale e il presidente americano ha dichiarato che, nel caso in cui Ottawa non fosse intenzionata a cedere su alcuni punti, il patto con Città del Messico andrebbe a sostituire completamente il Nafta. Ma a quanto pare la minaccia è caduta nel vuoto, anche perché gli Stati Uniti si stanno avvicinando a passi spediti alle elezioni di medio termine e la maggioranza dei parlamentari in corsa non può permettersi di arrivare al voto senza lo straccio di una bozza d’accordo con il Canada. Si tratta quindi di portare avanti una trattativa con grande pazienza senza lasciarsi intimorire dalle sparate dell’inquilino della Casa Bianca. Sapendo che anche gli Stati Uniti hanno bisogno del Nafta 2.0 per il rilancio del commercio, messo già a dura prova dalla guerra commerciale in corso con la Cina e con l’Unione europea.

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