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Tory: “Andrò d’accordo con Ford, priorità trasporti e case popolari”

Tory: “Andrò d’accordo con Ford, priorità trasporti e case popolari”

TORONTO – «Nel mio ruolo di sindaco ho avuto a che fare con i primi ministri Stephen Harper e Justin Trudeau, così come con i premier Kathleen Wynne e Doug Ford. Sono andato d’accordo con tutti e lo farò anche in futuro, perché me lo impone propria la mia carica». A una manciata di giorni dalle elezioni comunali, John Tory delinea i cardini della sua piattaforma elettorale e quelle che saranno, nelle sue speranze, le linea guida dell’agenda di governo cittadino per i prossimi quattro anni. E lo fa durante un editorial board nella redazione del Corriere Canadese. Si parte ovviamente, dai trasporti pubblici e dalle case popolari, che lo stesso sindaco uscente definisce come «le due principali priorità, almeno a lungo termine».

«Abbiamo notato – dichiara – una crescente disparità tra i quartieri che stanno meglio e gli altri che stanno meno bene. E questo è un trend che sta continuando da almeno 15 anni. È diventato estremamente problematico per la città e per le persone che vivono a Toronto. Per questo sono convinto che affrontando seriamente il tema delle case popolari e costruendo un sistema dei trasporti che funzioni, investendo nelle famiglie e affrontando i problemi legati alla sicurezza, potremmo assicurare un miglioramento della qualità delle vita dei cittadini. Queste quindi rimangono le due grandi questioni a lungo termine. Con un sistema dei trasporti che funziona, diamo la possibilità di avere opportunità a prescindere da dove si vive in città. La scorsa settimana, ad esempio, abbiamo avuto una lunga serie di annunci di grandi aziende pronte a investire in città. Io ho l’impressione che se una persona vive a Malvern o Rexdale non penserà che questi annunci gli porteranno dei benefici. Dobbiamo cambiare marcia e lo possiamo fare con una maggiore interconnessione tra i quartieri della città».

Ma nel piano del sindaco vi sono anche delle esigenze più impellenti. Una è chiaramente quella legata all’ondata di violenza che si è abbattuta la scorsa estate sulla città, con un’impennata degli omicidi e dei reati commessi con armi da fuoco a Toronto. «La cosa che mi ha fatto diventare più favorevole alla messa al bando delle pistole è che il capo della polizia mi ha confermato come il 50 per cento delle pistole utilizzate per commettere crimini a Toronto siano armi che qualcuno acquista legalmente e che vengono poi cedute illegalmente a qualcun altro. Prima assistevamo al fenomeno delle armi che arrivavano illegalmente dagli Stati Uniti, adesso questo elemento esiste ancora ma in proporzione minore. La gente – continua il sindaco uscente – dibatte se questo sia efficace o meno. Io dico che se la messa al bando può contribuire a togliere delle pistole dalla strada, allora è un provvedimento che dovremmo prendere. E faccio sempre questa domanda: perché qualcuno nella città di Toronto dovrebbe aver bisogno di possedere una pistola? Non ricevo molte risposte».

Il discorso scivola sull’andamento della campagna elettorale e sul duello con la sfidante principale, Jennifer Keesmaat.
«La campagna sta andando bene – ammette Tory – Queste campagne sono lunghe e in questo caso è stata resa ancora più lunga dal dibattito che si è sviluppato sul taglio dei consiglieri comunali. Ma dal mio punto di vista le persone avvertono il nostro tipo di approccio in termini di leadership. Sentono che per la prima volta abbiamo un piano dei trasporti, che abbiamo degli obiettivi credibili in termini di case popolari, sentono che siamo stati in grado di frenare la crescita delle tasse. E quindi si chiedono perché dovrebbero cambiare una leadership che funziona. Ma la campagna per me non finisce sino a quando è davvero finita, quindi continuerò a impegnarmi fino all’ultimo momento».

Cinque giorni prima del voto, in Canada e quindi anche a Toronto sarà legalizzata la cannabis. «A breve termine – sottolinea Tory – la legalizzazione della cannabis rimane una questione molto importante, che ci ha lasciato numerose domande senza risposta. Per esempio ritengo che a partire dalla prossima settimana inizieranno ad arrivare moltissime telefonate alla polizia, che sarà indaffarata a ribadire di non chiamare il 911 ma il 311. Molte delle telefonate saranno di questo tipo: ’’Il mio vicino sta fumando marijuana nella sua veranda e non mi piace l’odore’’. Risponderanno che questa è diventata una pratica del tutto legale, come le sigarette. È di oggi la notizia che le forze dell’ordine non potranno consumare cannabis 28 giorni prima di lavorare, e questo quindi di fatto significa che non potranno usarla affatto. Penso poi ad altri lavori particolarmente sensibili, come chi deve guidare uno schoolbus».

Ma la sfida diventa più ardua anche per i cambiamenti legislativi decisi dal governo Ford, che consentiranno il consumo di cannabis negli spazi pubblici. «Su questo – continua – ho pensato che da un punto di vista pratico era l’unica direzione da prendere. Penso ai poliziotti che dovrebbero distinguere per strada se una persona sta fumando una sigaretta o una canna. Sono comunque aperto a portare avanti un’ulteriore discussione su dove le persone possano fumare marijuana. Siamo pronti e abbiamo in mano gli strumenti adatti? Io dico che gli strumenti li abbiamo ma credo che nessuno sia davvero pronto. Faccio l’esempio delle dispensary illegali che vendevano marijuana. La polizia continuava a fare raid e chiuderle e loro continuavano a riaprire dopo qualche giorno. Sono preoccupato visto che nel primo periodo a Toronto la cannabis sarà vendibile solo online e queste dispensary potrebbero rimanere aperte. Le mie maggiori preoccupazioni vanno alla sicurezza dei bambini, alla sicurezza nei quartieri e la compatibilità del consumo di marijuana, che sarà legale, con la sicurezza, le imprese, i quartieri e così via».

Ma non solo, c’è anche la questione aperta del mettersi al volante dopo aver consumato marijuana. «Ho letto un articolo oggi dove si diceva che Edmonton sta acquistando queste apparecchiature per rilevare la presenza di cannabis negli automobilisti. Si fa il test, bisogna inserire il campione nell’apparecchio per dieci minuti, durante i quali si deve aspettare sul ciglio della strada. Calgary ha detto che per quella ragione non lo compreranno. In ogni caso quando si tratta di costi extra, noi chiaramente ci aspettiamo di essere compensati. I cambiamenti sono stati decisi a Ottawa e il governo ci invierà dei fondi, la Provincia ha detto la stessa cosa e credo che sia giusto perché ritengo che questi costi non debbano ricadere sulle tasche dei contribuenti».

Tory è comunque intenzionato a portare avanti suo piano per decongestionare il traffico cittadino, divenuto ormai insostenibile. «La prima cosa che dobbiamo fare è continuare a investire sul trasporto pubblico. E su questo non sono d’accordo con la Keesmann, che vuole semplicemente apportare qualche modifica. Se rimandiamo la costruzione dei progetti per il trasporto, rimandiamo anche il problema del traffico. Nei prossimi quattro anni ci saranno numerosi altri progetti relativi ai trasporti che dovranno essere sviluppati. Ma la priorità, ripeto, è quella di andare avanti con i progetti di investimento nei trasporti pubblici, così sempre più persone rinunceranno a usare la propria macchina».

Ma la chiave per i prossimi quattro anni sarà la capacità di Tory di ricostruire una relazione con il premier dopo la crisi degli ultimi due mesi. «Ho avuto a che fare con Harper, Trudeau, Wynne e Doug Ford. E in verità ho avuto un buon rapporto con tutti quanti. È stato molto produttivo per la città di Toronto. Abbiamo ricevuto numerosi fondi per i trasporti pubblici e per le case popolari da Trudeau, abbiamo avuto sostegno da Ford per la sicurezza con i 25 milioni di dollari a favore della polizia. È il mio lavoro, come sindaco di Toronto, andare d’accordo a formare una partnership con chiunque ricopra quelle cariche. Le tensioni tra me e Ford sono state esagerate enormemente».

«Come ne usciamo dalla situazione che si è venuta a creare? – Si chiede Tory – Tornando a parlare come stavamo parlando prima. Entrambi abbiamo interesse in una Toronto forte, entrambi vogliamo che siano creati posti di lavoro qui, che vi sia un efficace sistema di trasporto pubblico. Per questo avremo questo interesse reciproco nel vedere la città che prospera. Abbiamo numerosi interessi comuni su ogni singolo file. I quattro politici che ho citato sono estremamente differenti tra loro. Ma io ho lavorato bene con tutti quanti. Ford è diverso dalla Wynne, ma troverò il modo di andarci d’accordo. E ci saranno giorni nei quali per difendere gli interessi di Toronto sarò in disaccordo con lui così come ho fatto con Kathleen Wynne, con la quale ad esempio ho avuto un forte scontro sui pedaggi. Ma la gente che andrà a votare dovrà chiedersi quale dei candidati in corsa sarà in grado di collaborare meglio con il governo federale e con quello provinciale. Lascio a loro la risposta».

Tory infine dice la sua sul rischio populismo e sulla crescita dei movimenti politici nazionalisti e sovranisti. «Credo che non vi sia il rischio di crescita in Canada, non posso prevedere da cosa sarà attratta la gente ma credo che questi movimenti fanno leva su punti di vista semplicistici, estremistici e divisivi per attrarre sostenitori. Cosa differenzia il Canada, l’Ontario e Toronto da altri posti del mondo è la mancanza di questa polarizzazione».

«Qui – conclude Tory – le persone non si scontrano per la loro nazionalità o la loro religione. Non abbiamo raggiunto la perfezione, ma abbiamo raggiunto una situazione dove gente che viene da ogni angolo del mondo viene accettata, sia che provenga dall’Italia, dalla Cina o dal Brasile, sia che sia musulmano, ebreo o cristiano. Questo trend per ora qui non ha attecchito, c’è stata qualche avvisaglia ma non siamo arrivati a livelli preoccupanti».

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