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Tagli di Ford, 25 città scendono in piazza

Tagli di Ford, 25 città scendono in piazza

TORONTO – Monta la protesta contro il governo Ford. Da Toronto ad Hamilton a Sudbury a London: sono state 25 le città che ieri a mezzogiorno in punto hanno smesso di lavorare per partecipare allo sciopero generale per protestare contro i tagli del governo di Ford all’istruzione, alla sanità pubblica, alle biblioteche, alle arti e ad altri programmi.

Non è stato un sindacato ma la documentarista Dakota Lanktree ad avere l’idea di una protesta di grande portata contro le politiche del governo Progressive Conservative.

Ad aiutarla nell’organizzazione dello “Strike Against Doug Ford” è stata Florence O’Connell: entrambe condividevano il desiderio che la gente dell’Ontario – di qualunque professione – si unisse contro la politica dei tagli che sta creando un malcontento generale.

«I residenti dell’Ontario non arretrano, è il governo che deve fermarsi – ha detto la OConnell – non sto mettendo in discussione la necessità di operare dei tagli ma il fatto che lo stiano facendo in modo pericoloso senza pensare alle conseguenze».

La data di ieri, 1 maggio, non è stata una scelta dettata dal caso ma – dicono le organizzatrici – è stata voluta perché si collega alle lotte per i diritti dei lavoratori e viene celebrata con cortei e manifestazioni in tutto il mondo.

Lunedì a Queen’s Park sono giunti centinaia di genitori dei bambini autistici, martedì a marciare è stato il settore sanitario colpito da tagli agli ospedali e ai servizi medici.

Quella di ieri invece è stata una protesta a 360 gradi che si è allargata a macchia d’olio attraverso i social media.

Soddisfatta dalla grande partecipazione in tutta la provincia la O’Connell promette di dare ancora battaglia a Ford e al suo governo: in tutta la provincia la O’Connell promette di dare ancora battaglia a Ford e al suo governo: «Speriamo che non finisca tutto qui ma che questo sia solo l’inizio», ha detto.

Sembra proprio che la scure del governo però non conosca un attimo di sosta: è di ieri l’annuncio che l’Ontario ha chiuso un fondo da 50 milioni di dollari che ha aiutato i centri per l’infanzia a coprire l’aumento dei costi dei salari senza addossarli ai genitori.

Una mossa, questa, che ha già indotto almeno un asilo nella regione di Peel, a ovest di Toronto, ad informare i genitori che le loro rette aumenteranno – fino a un massimo di 72 dollari al mese per i bambini che frequentano la struttura a tempo pieno.

«Il fondo aveva lo scopo di aiutare a controllare la retta pagata dalle famiglie dell’Ontario, quindi l’abolizione del fondo di 50 milioni di dollari avrà un impatto diretto sui costi per le famiglie – ha detto Carolyn Ferns della Ontario Coalition for Better Child Care – la conseguenza sarà che i genitori dovranno sborsare di più. Da tenere presente che le famiglie dell’Ontario pagano di già le più alte rette scolastiche di tutto il Canada».

Per i bimbi di età inferiore ai 18 mesi i genitori che abitano a Toronto arrivano a pagare anche più di 20mila dollari all’anno – oltre 2mila al mese.

Un recente studio del Canadian Centre for Policy Alternatives ha stabilito che a Toronto a si sborsano in media 1,685 dollari rispetto ai 1,400 a Vancouver, 1,100 a Calgary e 175 a Montreal.

Il cosiddetto “sostegno alla stabilizzazione delle rette” dell’Ontario è stato introdotto l’anno scorso sotto il precedente governo liberale contemporaneamente all’aumento del salario minimo da 11,60 a 14 dollari l’ora.

Un modo, questo, di sovvenzionare gli aumenti di retribuzione in strutture in cui il personale guadagnava meno di 14 dollari l’ora senza far gravare i i costi sui genitori sotto forma di rette più elevate.

Il finanziamento è terminato il 31 marzo ed il governo Ford si è premurato di informare a metà aprile gli operatori delle strutture per la prima infanzia che il fondo è stato abolito.

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