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Strada in discesa per il taglio dei consiglieri

Strada in discesa per il taglio dei consiglieri

TORONTO – Salvo imprevisti dell’ultima ora, il Bill 31 dovrebbe ricevere il Royal Assent e diventare legge dell’Ontario entro giovedì.
Il percorso parlamentare del provvedimento, che ricalca in toto il precedente Bill 5 con l’aggiunta della Notwithstanding Clause, ha superato gli ostacoli maggiori dopo la seduta fiume iniziata un minuto dopo la mezzanotte di lunedì e andata avanti per oltre sei ore e mezza.
Si va quindi verso una stabilizzazione della controversia che ha dominato il dibattito politico nelle ultime settimane con accuse, veleni, colpi di scena, sentenze e ricorsi senza precedenti nella storia recente della nostra Provincia.
Con l’entrata in vigore del nuovo provvedimento – denominato senza un eccessivo sforzo di fantasia “Efficient Local Government Act” – si arriverà alla riduzione dei consiglieri comunali a Toronto, dai 47 previsti a 25.
Un taglio che è stato contestato con forza dal sindaco John Tory e dalla maggioranza dei consiglieri proprio perché arrivato nel bel mezzo della campagna elettorale.
Nemmeno la sentenza del giudice della Corte Superiore Edward Belobaba – che nella sostanza dichiarava anti-costituzionale l’atto di forza del governo provinciale – è servito a fermare il premier Doug Ford dai suoi propositi: per la prima volta, infatti, la provincia ha deciso di ricorrere alla Section 33 della Charter of Rights and Freedoms, quella che prevede l’applicazione di un meccanismo giuridico che di fatto annulla gli effetti di una sentenza su una presunta violazione dei diritti costituzionali per cinque anni, salvo poi possibili proroghe ad infinitum.
Durante il suo intervento a Queen’s Park, lo stesso Ford ha ribadito quali sono state le motivazioni che hanno spinto l’esecutivo provinciale ad intervenire, creando un clima di caos e incertezza in vista del voto municipale in programma il 22 ottobre.
“Lavorando tutta la notte – ha detto il leader conservatore – abbiamo mandato un messaggio ben preciso alla gente dell’Ontario. Faremo qualsiasi cosa per realizzare il lavoro che ci siamo preposti. E mi riferisco a un migliore sistema di trasporti, all’affrontare la crisi delle case popolari, al farsi carico delle nostre infrastrutture fatiscenti. Con questa legge, stiamo per mettere a posto lo stallo che ha paralizzato City Hall per decenni”.
Una presa di posizione che è stata ribadita anche da Steve Clark, al quale spetta, nel suo ruolo di ministro degli Affari Municipale, l’arduo compito di riallacciare i rapporti con il Comune, con il sindaco e con i consiglieri. “Questa legge è necessaria – ha sottolineato l’esponente del governo provinciale – perché il consiglio comunale di Toronto ha raggiunto davvero pochi risultati. Basta pensare che il consiglio ha avuto bisogno di 14 ore per approvare il suo budget, credo che i cittadini di Toronto si meritino di meglio”.
La maggioranza in ogni caso ha deciso di garantire una corsia preferenziale per la pronta approvazione del progetto di legge. Il definitivo Royal Assent arriverà giovedì.
A partire dall’entrata in vigore del Bill 31, si aprirà una nuova finestra di due giorni per presentare le candidature nei 25 distretti elettorali introdotti dalla legge, per venire incontro a quei consiglieri che avevano deciso di candidarsi sul precedente model- Doug Ford lo a 47 circoscrizioni elettorali e non avevano fatto altrettanto con il nuovo.
Nel frattempo le opposizioni sono ancora sul piede di guerra. Nella notte è andata in scena una rumorosa protesta da parte di centinaia di cittadini che, davanti all’assemblea provinciale, chiedevano a gran voce a Ford di tornare sui suoi passi e di non intervenire “a gamba tesa” nel voto comunale.
Anche nell’aula di Queen’s Park c’è stato un movimentato scambio di accuse. “Queste – ha dichiarato Andrea Horwath, leader dell’Ndp – sono azioni degne di un dittatore e non di un leader democratico. È assolutamente vergognoso, si tratta di abuso di ufficio. Il nostro premier è un bullo, e noi ci vergogniamo per le vostre azioni”.
Ma anche nel mondo accademico e del diritto ci si continua ad interrogare sulle conseguenze politiche e giuridiche del ricorso del premier alla Section 33.
Un gruppo di 400 giuristi, avvocati e docenti di diritto ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Caroline Mulroney nella quale si chiede allo stesso Attorney General di opporsi all’utilizzo della Notwithstanding Clause.
L’uso della clausola costituzionale, tra l’altro, era stato criticato anche dal padre del ministro, l’ex primo ministro Brian Mulroney.
Nei prossimi giorni, in ogni caso, ci sarà un lavoro extra per la city Clark Ulli Watkiss e il suo staff, che dovranno stampare circa 2,6 milioni di schede elettorali con tutti i cambiamenti del caso. E la polemica, a livello politico, è destinata a durare ancora a lungo.

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