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Spari su Dufferin, ucciso Vito Lapolla

Spari su Dufferin, ucciso Vito Lapolla

TORONTO – Le sparatorie sono all’ordine del giorno nella Gta.

A Toronto, quelle che dall’inizio del 2019 hanno causato morte, sono state 25.

Mentre a Mississauga un giovane sui venti anni è rimasto gravemente ferito, per il 72enne Vito Lapolla i colpi di pistola sono stati fatali.

L’italocanadese è stato trovato ferito lunedì sera all’interno di un veicolo davanti al Tony’s Espresso Bar che si trova su Dufferin Street in prossimità di Glencairn.

Lapolla è deceduto poco dopo il suo arrivo al pronto soccorso di un vicino ospedale.

L’agguato – ad essere stato preso di mira è stato solo il carpentiere in pensione – è stato messo a segno verso le 6 di lunedì sera su una delle strade più trafficate della città.

La polizia ritiene che il sospetto – descritto da alcuni testimoni come un uomo alto circa m. 1,80 e di costituzione snella – fosse vestito di scuro, ed in particolare indossasse una felpa nera con cappuccio e forse anche una maschera sul viso.

Sono pochi al momento gli elementi in mano alla polizia che sta investigando. «In questo momento un killer è libero, quindi se c’è qualcuno che ha informazioni su quella persona o sul veicolo, telefoni per favore alla polizia», ha detto il detective Andy Singh.

L’investigatore ha aggiunto che inizialmente si riteneva che i colpi fossero stati esplosi da un mezzo in movimento ma ora la convinzione è che invece il sicario fosse a piedi quando ha puntato la vittima ed ha premuto il grilletto.

«L’assassino è sceso da un’auto, ha sparato all’indirizzo di Lapolla ed è poi risalito a bordo del veicolo – ha affermato Singh – la polizia sta rivedendo i filmati di sorveglianza della zona».

Destano preoccupazione le violenze armate che continuano incessantemente da un angolo all’altro della città.

Mike Colle, consigliere comunale della zona di Lawrence ed Eglinton, ha detto che bisogna fare di più per frenare l’ondata di violenza armata che sta affliggendo Toronto.

«Siamo stufi e disgustati dal continuo verificarsi di queste sparatorie – ha detto il consigliere della zona – la polizia lavora 24 ore su 24. Dallo scorso mese di maggio abbiamo un servizio di polizia extra in quest’area. Agenti sono presenti a pieno regime ma non possono fermare questi omicidi da soli. Quello che dobbiamo fare è impedire a queste armi di attraversare il nostro confine. Il nostro confine è un colabrodo».

Che ci siano delle lacune che rendono vulnerabile la città è evidente, secondo Colle. Non ci si può più, come si suol dire, mettere le fette di salame sugli occhi, bisogna rimboccarsi le maniche e cercare di eradicare la violenza armata.

“Cambiare il sistema della libertà su cauzione e inasprire le leggi per il possesso di armi” sono alcune misure che secondo Colle i politici provinciali e federali dovrebbero prendere in considerazione.

«Non importa quanto duramente la polizia lavori, non importa quanto duramente lavoriamo noi per rendere sicura questa comunità, le pistole continuano a essere presenti e praticamente non c’è controllo delle armi – ha detto il consigliere di City Hall – dobbiamo fare qualcosa di consistente e smettere di inventare scuse per i crimini perpetrati con le armi».

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