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Sos dei migranti: «Pari diritti a tutti i non permanenti»

Sos dei migranti: «Pari diritti a tutti i non permanenti»

Sos dei migranti: «Pari diritti a tutti i non permanenti»

TORONTO – «Le leggi canadesi proteggono solo gli interessi dei padroni e dei ricchi e non le esigenze dei lavoratori migranti che hanno bisogno della residenza permanente per avere parità di diritti. Perché tutti i lavoratori sono essenziali». Parole significative quelle di Syed Hussan, leader di “Migrant Workers Alliance for Change” che sabato scorso, insieme alle altre organizzazioni coordinate da “Migrant Rights Network”, ha chiamato a raccolta in tutto il Canada centinaia di lavoratori migranti e di residenti non permanenti per invitare il Governo Federale a garantire loro maggiori diritti e protezioni. Braccianti agricoli temporanei, operatori sanitari, studenti internazionali e operai privi di documenti che durante la pandemia erano in prima linea come “lavoratori essenziali” sono cosÌ scesi nelle piazze per chiedere di essere “riconosciuti” e tutelati come tutti gli altri cittadini canadesi.

A Toronto, i manifestanti – un centinaio – si sono radunati davanti all’ufficio locale del ministro federale dell’Immigrazione, Marco Mendicino, improvvisando comizi ed esponendo striscioni e cartelli (nella foto sopra, tratta da Twitter – @MWACCanada) e anche le immagini di Juan Lopez Chapparo, Bonifacio Eugenio Romero e Rogelio Munez Santos, i tre migranti morti di Covid-19 mentre lavoravano in fattorie dell’Ontario.

Ma il problema non è (solo) il Covid-19: il virus ha portato al limite una crisi già in atto da troppo tempo in tutto il Canada . «La nostra gente sta letteralmente morendo di fame. E queste persone stanno perdendo la vita per coltivare i fiori e l’uva per il vino. Poi ci sono i lavoratori domestici, intrappolati nelle case dai datori di lavoro che non li lasceranno uscire perché i migranti sono visti come portatori di malattie», ha sottolineato Hussan (nella foto qui sotto).

Molti migranti si sono ammalati ma non hanno accesso alle cure mediche, altri non hanno ricevuto i supporti al salario offerti ad altri lavoratori essenziali. Infatti gli operai migranti o privi di documenti e i richiedenti asilo che hanno perso il lavoro a causa della pandemia sono inammissibili ai sussidi legati all’emergenza-coronavirus e questo li rende, se possibile, ancora più vulnerabili. E tutto ciò a causa del loro status non permanente in Canada.

«Le leggi sul lavoro, sui servizi sociali, sull’assistenza sanitaria e sui sistemi educativi del Canada non garantiscono ai residenti non permanenti gli stessi diritti di tutti gli altri e la pandemia ha esacerbato questa iniquità» ha aggiunto ancora Hussan.

Altre manifestazioni si sono svolte sabato anche a Montreal, Vancouver e Halifax davanti agli uffici di membri del Parlamento. I manifestanti, con la loro protesta, hanno chiesto al primo ministro Justin Trudeau di garantire lo stato di permanent resident a tutti i residenti non permanenti nel Paese per dare loro la capacità di proteggere se stessi e le loro famiglie durante la pandemia.

I liberali federali hanno dichiarato che stanno lavorando ad un programma per garantire la residenza permanente in particolare ai richiedenti asilo che hanno lavorato nell’assistenza sanitaria durante la pandemia, ma molte delle domande dei rifugiati sono ancora in una sorta di limbo. E comunque non basta alle organizzazioni dei migranti che chiedono che il Governo Federale si impegni a regolarizzare lo status di tutti i residenti non permanenti, non solo di alcuni “selezionati”. «Tutti devono avere gli stessi diritti, le stesse protezioni: questo è possibile solo se tutti hanno lo stesso status», ha ribadito Hussan.