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“Si fida di Trump? Trudeau è un ingenuo”

“Si fida di Trump? Trudeau è un ingenuo”

TORONTO – Si fa sempre più difficile la crisi diplomatica tra Canada e Cina.

Le pressioni per ottenere la liberazione della dirigente di Huawei Technologies Meng Wanzhou aumentano di giorno in giorno nella speranza di sfiancare il Canada.

Ultimo della serie è stato l’avvertimento fatto ieri al Canada di non essere “ingenuo” nel pensare che gli Stati Uniti possano aiutarlo a risolvere i problemi tra i due paesi.

Il primo ministro Justin Trudeau ha detto ai giornalisti che è “fiducioso” che il presidente americano Trump abbia sollevato il caso dei due canadesi detenuti Kovrig e Spavor durante i colloqui con il presidente cinese Xi Jinping.

Trudeau non ha però voluto elaborare i motivi alla base della sua convinzione. Da parte sua la Casa Bianca non ha nè confermato, nè smentito che il presidente abbia messo una buona parola per la liberazione dei canadesi come promesso a Trudeau il mese scorso. Lo ha fatto invece il governo cinese che ha giudicato “sempliciotto” Trudeau se culla la speranza che Trump abbia mosso un dito per perorare la sua causa.

«Speriamo che da parte sua il Canada non sia troppo ingenuo nel credere che i cosiddetti alleati possano fare pressioni sulla Cina e ottenere il risultato sperato – ha detto ieri in modo chiaro e limpido il portavoce del ministro degli Esteri cinese Geng Shuang – inoltre non dovrebbe credere candidamente che i suoi cosiddetti alleati possano realmente compiere sforzi concreti per gli interessi del Canada perché, dopotutto, è una questione tra Cina e Canada».

In realtà il paese asiatico sta facendo ferro e fuoco per riuscire ad ottenere la liberazione di Meng – che è in attesa che venga completato il processo di estradizione negli Stati Uniti – e non si ferma neppure davanti a quelle che sono state definite dalle associazioni a favore dei diritti umani “crudeltà”.

Poche ore prima delle dichiarazioni di Geng Shuang, le autorità cinesi hanno infatti confiscato gli occhiali da lettura del detenuto canadese Michael Kovrig. La confisca è l’ultima mossa delle autorità cinesi contro Michael Kovrig che assieme a Michael Spavor, si trova nelle prigioni cinesi da sette mesi.

I due uomini, all’inizio di giugno sono stati trasferiti dall’isolamento in un centro di detenzione, che è più simile a una prigione, dopo essere stati formalmente accusati di aver “rubato segreti di stato”.

Secondo fonti del Globe & Mail che hanno parlato mantenendo l’anonimato le condizioni in cui sono costretti a stare, mettono a dura prova – fisicamente e psicologicamente – i due cittadini canadesi: nelle loro celle le luci rimangono accese 24 ore al giorno e gli interrogatori si susseguono l’un l’altro.

Ai due uomini è stato impedito anche di incontrare familiari o avvocati, mentre sono stati loro concessi incontri mensili di 30 minuti con le autorità consolari.

La Cina ha cercato anche di mettere in ginocchio il Canada dal punto di vista commerciale bloccando dapprima le importazioni di semi di canola e recentemente quelle di carne di maiale e di manzo.

Una vicenda poco chiara, quest’ultima, sulla quale l’RCMP sta indagando: la carne di suino sarebbe giunta in Cina accompagnata da un certificato, emesso dal Canada per l’esportazione, falso.

E mentre la Cina cerca di far cedere il Canada – che peraltro durante tutti questi mesi non ha alzato la voce nemmeno un po’ a difesa dei suoi cittadini – con misure di qualsiasi genere, Trudeau ha scelto di aµdare il compito per ottenere la loro liberazione al presidente Usa.

Tutto fa credere però che a quest’ultimo, durante l’incontro con il presidente cinese Xi, i cittadini canadesi nelle gattabuie della Cina non siano proprio passati neanche per l’anticamera del cervello. Aveva altre priorità mentre Trudeau continua a pendere dalle sue labbra.

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