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Scuola nel caos, rischio sciopero da lunedì

Scuola nel caos, rischio sciopero da lunedì

TORONTO – L’ultimatum è arrivato.

I circa 55mila bidelli, impiegati ed educatori della prima infanzia aderenti al Canadian Union of Public Employees (CUPE) sono pronti ad incrociare le braccia a partire da lunedì 7 ottobre.

Lo ha annunciato ieri la presidente del sindacato di categoria del CUPE Laura Watson durante una conferenza stampa a Queen’s Park (nella foto, Laura Watson e Fred Hahn).

La Watson ha detto che spera ancora in un ritorno al tavolo delle trattative per scongiurare lo sciopero e che il sindacato è pronto a “impegnarsi a fondo” per evitare la serrata.

«Non fate errori. I membri della CUPE sono pronti a scioperare. Siamo pronti – ha detto senza battere ciglio la Watson – siamo anche pronti a fare il possibile per prevenire questa agitazione».

Dallo sciopero bianco, che è iniziato lunedì scorso in 66 provveditorati scolastici della provincia dopo il fallimento dei negoziati tra CUPE e governo, si passerà all’astensione completa dal lavoro. Da lunedì, ha detto Watson, è diventato chiaro al sindacato che l’azione lavorativa non sta portando a nuovi colloqui e sta avendo ripercussioni sui servizi nelle scuole.

«I provveditorati della provincia stanno tagliando altri servizi e mettendo a rischio gli studenti – ha aggiunto la Walton – Questo non o¡re alcuna sicurezza e non è sostenibile. Non abbiamo altra scelta che mettere in atto il passo legale successivo che è nel nostro diritto». Il governo è avvisato.

Nonostante questo annuncio la Watson ha detto che il sindacato sta invitando le parti a riprendere i colloqui questa settimana. «Anche se annunciamo la decisione di uno sciopero, siamo pronti a negoziare per evitare l’astensione dal lavoro – ha aggiunto la presidente – stiamo invitando il Council of Trustee Association e il ministro dell’Istruzione al tavolo dei negoziati dove bisognerà lavorare sodo».

Walton ha ammesso che la provincia considera l’assenteismo dei lavoratori e l’uso dei giorni di malattia come un punto critico nei colloqui, e ha a¡ermato che il sindacato è pronto a parlare dei problemi che portano a mancare dal lavoro: tra questi, ad esempio, le dimensioni elevate delle classi, la violenza in classe e i carichi di lavoro eccessivi.

Il presidente del CUPE Ontario, Fred Hahn, ha anche osservato alla conferenza stampa di mercoledì che gli operatori dell’istruzione sono tra i meno pagati nel sistema dell’istruzione pubblica, con una media di 38mila dollari all’anno.

A Hahn è stato anche chiesto se una azione di sciopero possa avere un impatto sul voto nelle imminenti elezioni federali, con centinaia di scuole che dovrebbero servire da seggi elettorali.

«Sarà Elections Canada a doversene occupare – ha detto Hahn – comunque i membri del CUPE non ostacoleranno il processo democratico». Non si è fatto attendere il commento del ministro della Pubblica istruzione Stephen Lecce che ci ha tenuto a dire che domenica scorsa le parti non erano molto distanti.

«Ci eravamo vicini e credo che un accordo possa essere raggiunto», ha affermato Lecce minimizzando lo spauracchio di uno sciopero imminente. «Sono pronto a far incontrare le parti con un mediatore ’già oggi’», ha detto.

Il ministro ha rivelato che il problema più spinoso nella contrattazione è stato finora quello inerente le assenze per malattia. «I congedi per malattia dei membri del sindacato CUPE costano alla provincia 35 milioni di dollari al giorno ed i lavoratori usufruiscono in media di 15 giorni di malattia all’anno», ha affermato.

Intanto rappresentanti dei tre provveditorati scolastici più grandi stanno cercando di capire se le scuole potranno rimanere aperte in caso di sciopero.

Shari Schwartz-Maltz del Toronto District School Board ritiene che possa essere possibile – è successo già nel passato – ma ha fatto notare che è problematico.

Il Toronto District School Board invita i genitori a controllare il sito web del board per eventuali aggiornamenti mentre il provveditorato pubblico della York Region, ha a¡ermato, tramite il suo portavoce Miguelo Licinio, che è impegnato a elaborare un piano di emergenza ma che le scuole potrebbero anche rimanere chiuse.

«In questo momento, stiamo analizzando l’effetto dello sciopero e non abbiamo finalizzato una decisione sulla chiusura delle scuole per cui incoraggiamo i genitori a trovare soluzioni alternative», ha detto Licinio.

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