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Scandalo St. Michael’s, condanne lievi per tre studenti

Scandalo St. Michael’s, condanne lievi per tre studenti

TORONTO – Due anni di libertà vigilata.

Si è conclusa con questa pena inflitta a tre studenti la vicenda che nel novembre di un anno fa ha visto protagonista la St. Michael’s College School.

I tre ragazzi, due di 16 anni ed uno di 15 – la cui identità è protetta dallo Youth Criminal Justice Act – sono stati ritenuti colpevoli di un capo di accusa per aggressione e due per violenza sessuale.

Ad ottobre, tutti e tre gli ex studenti della prestigiosa scuola privata cattolica per soli ragazzi si sono dichiarati colpevoli di aggressione con un’arma e violenza sessuale con un’arma in tre episodi separati che hanno avuto luogo negli spogliatoi.

Uno degli adolescenti si è anche dichiarato colpevole di aver realizzato pornografia infantile, avendo filmato le aggressioni sessuali con il suo telefono.

Si avvia così verso la conclusione lo scandalo sulle violenze sessuali di gruppo perpetrate nella scuola che si trova al 1515 Bathurst Street, che ha dato il via ad una indagine e portato all’arresto di sette ragazzi.

Con una mossa insolita, il giudice Brian Weagant ha rifiutato di leggere tutta la sua decisione, dicendo che l’aula era rumorosa e non voleva essere frainteso.

Ad uscire, se così si può dire, vincitori da questa brutta vicenda sono stati i ragazzi che come richiesto dai loro legali sono stati condannati a due anni di libertà vigilata ma non trascorreranno neanche un giorno in carcere: i teenager, hanno affermato gli avvocati, provano “rimorso e vergogna”.

L’accusa aveva chiesto dai 12 ai 15 mesi di carcere per due dei ragazzi e da 10 a 12 mesi per il terzo.

Le accuse per uno dei quattro adolescenti inizialmente incriminati sono state ritirate mentre i casi relativi agli altri due ex studenti della scuola diretta dai Padri Basiliani si sono conclusi ma il Ministero del Procuratore Generale ha rifiutato di rivelarne i risultati. Il processo di un altro accusato si terrà a marzo.

Quanto accaduto ha attirato l’attenzione pubblica sulla scuola, ha portato alle dimissioni del presidente padre Je¡ erson Thompson e del preside Reeves e soprattutto ha acceso il dibattito in tutto il Paese sul bullismo e su come questi episodi di inaudita violenza – nella St. Michael’s si sono protratti per tre mesi – vengano gestiti dagli amministratori delle scuole. Quelli della suola in questione non hanno, ad esempio, contattato immediatamente la polizia.

Una delle vittime e i suoi genitori hanno intentato una causa civile contro la scuola, sostenendo proprio che amministratori, personale e allenatori di calcio fossero a conoscenza di una “cultura del bullismo” o avrebbero dovuto esserlo.

Il risarcimento chiesto è di 3,65 milioni di dollari. «Tutto quello che il ragazzo voleva fare era giocare a football ed è stato invece fatto oggetto di una violenza sessuale» ha detto l’avvocato della famiglia Justin Linden.

Un comitato indipendente, istituito per esaminare la cultura che vige nella St. Michael, è giunto alla conclusione che, nonostante le ampie misure adottate dalla scuola a seguito dello scandalo, il bullismo è rimasto un problema “sistemico”.

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