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Rischio seconda ondata, i confini Canada-Usa chiusi fino al 21 agosto

Rischio seconda ondata, i confini Canada-Usa chiusi fino al 21 agosto

Rischio seconda ondata, i confini Canada-Usa chiusi fino al 21 agosto

TORONTO – Ci sarà una seconda ondata di Covid-19 in Canada? E se sì, quando? Gli esperti, che in questi quattro mesi molto spesso si sono divisi sulla valutazioni riguardo il coronavirus, questa volta sono pressoché concordi: nel nostro Paese vedremo un’impennata esponenziale dei casi e la ripresa del contagio quando riapriremo i confini con gli Stati Uniti. Dove, peraltro, la situazione appare ormai fuori controllo. Con oltre 3,3 milioni di contagiati e più di 136mila morti, gli States guidano abbondantemente le classifiche dei casi e dei decessi, stando ai dati della Johns Hophkins University.

Nello Stato di New York, grazie a quanto fatto dal governatore Andrew Cuomo e dal sindaco Bill De Blasio, si sono registrati incoraggianti passi avanti e ieri, per la prima volta dallo scoppio della pandemia, non ci sono state vittime del Covid-19. Nel resto del Paese la situazione è drammatica, con la Florida che ogni giorno deve sommare più di 15mila nuovi casi e con la California che è stata costretta a decretare un secondo lockdown per cercare di frenare l’epidemia.

Il governo canadese, di fronte a questa situazione, ha deciso ancora una volta di mettere le mani avanti. Anche se manca ancora una conferma ufficiale da parte del primo ministro Justin Trudeau, appare scontato che l’esecutivo prorogherà per la quarta volta consecutiva la chiusura dei confini a tutti i viaggiatori non essenziali fino al 21 agosto.

Il leader liberale, come confermato da lui stesso lunedì, per la prima volta dopo molte settimane ha avuto una lunga conversazione telefonica con il presidente americano Donald Trump, al quale non ha nascosto la preoccupazione di Ottawa per quanto sta avvenendo negli Usa e per le difficoltà di contenimento il contagio. L’inquilino della Casa Bianca ha minimizzato – ieri tra l’altro ha attaccato il governatore della California Gavin Newsom per la decisione di attivare un secondo lockdown – ma allo stesso tempo si sarebbe detto d’accordo sull’ipotesi di estensione per un altro mese il provvedimento di chiusura dei confini tra gli Stati Uniti e il Canada, che sarebbe scaduto il prossimo 21 luglio.

Lo stesso premier dell’Ontario Doug Ford nelle ultime settimane si è detto molto preoccupato riguardo la possibile riapertura troppo precipitosa delle frontiere con gli States. Anche perché in tutto il Canada sono stati registrati progressi significativi un po’ su tutti i fronti: sia sui nuovi casi, sia sulla capacità di un’efficace risposta medico-sanitaria (in molti ospedali a Toronto non ci sono più pazienti di Covid-19 in terapia intensiva), sia sulla sostanziale responsabilità dei cittadini, che stanno seguendo in buona parte le indicazioni delle autorità sanitarie.

Per questo motivo ci troviamo in una situazione dove è possibile riavviare gradualmente l’economia senza subire scossoni sul numero dei nuovi contagiati. Uno scenario completamente diverso rispetto a quanto sta accadendo a sud del confine. Dove peraltro la guida politica del Paese, Trump, continua a lanciare messaggi pericolosi e contraddittori e dove la massima autorità medica, Anthony Fauci, sta subendo un’opera di delegittimazione che parte chiaramente dalla Casa Bianca.

E dove molto spesso anche le autorità locali contribuiscono a peggiorare la situazione. In Florida, con i numeri spaventosi delle ultime settimane, il governatore repubblicano Ron DeSantis ha dato suo via libera alla riapertura di Disney World, che potenzialmente potrebbe alimentare un nuovo grande focolaio di casi. Per ora meglio chiudere le frontiere a doppia mandata, e buttare la chiave.