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Raggiungere la realtà di chi vive in Canada

Raggiungere la realtà di chi vive in Canada

TORONTO – Ciò che è vecchio è nuovo di nuovo. Ma la Rogers e la CRTC sono ancora il blocco stradale per l’integrazione in Canada, sfidando le politiche pubbliche e impedendo agli altri di fare ciò che essi non vogliono.

Quarant’anni fa (3 settembre 1979), un’emittente televisiva, CFMT TV – ora OMNI – ha avviato le operazioni. Nasce da un’idea del fondatore del Corriere Canadese originale. Aveva messo insieme una cordata di investitori per sviluppare qualcosa originale per il giorno: programmazione televisiva etnoculturale e multilingue.

Visionari, alcuni li hanno chiamati. Quello che conosciamo come la Rogers Media Inc. non era tra questi. Stava perseguendo la propria strategia per ottenere una licenza TV nazionale per competere con la CBC e la CTV.

I fondatori della CFMT stavano rispondendo a un “bisogno” identificato dalla Commissione Laurendeau- Dunton, altrimenti denominata Commissione Bi e Bi – istituita dal Primo Ministro Lester Pearson, nel 1963, per “indagare e riferire sullo stato attuale di bilinguismo e biculturalismo in Canada … tenendo conto del contributo degli altri gruppi etnici all’arricchimento culturale del Canada e delle misure da adottare per salvaguardare tale contributo”.

La Commissione Bi e Bi ha riportato i risultati e le raccomandazioni attraverso un periodo di quattro anni. Quando tutto fu fatto, un certo Pierre Trudeau era primo ministro.

La popolazione canadese nei primi due decenni del dopoguerra era cresciuta da 13.733.402, nel 1950, a 21.374326, nel 1970 – un aumento del 56%.

Trudeau stava affrontando le sfide interne da una “rivoluzione culturale” – un nazionalismo emergente tra i francofoni nella sua provincia natale.

Era associato al terrorismo interno, alla xenofobia e a ciò che oggi chiamiamo “populismo”.

In risposta, per arginare l’ondata di malcontento, iniziò una riduzione sistematica dell’immigrazione, al momento, principalmente dall’Europa.

Per compensare ciò, dichiarò che il Canada sarebbe rimasto una nazione bilingue, ma avrebbe perseguito una politica di multiculturalismo. Trudeau dichiarò alla Camera dei Comuni che il governo canadese avrebbe riconosciuto e rispettato la sua società, compresa la sua diversità nelle lingue. Ma come?

Acceleriamo verso la fine del 1978, quando Trudeau si trovava di nuovo ai ferri corti con le forze del cambiamento. A quel punto, il sostegno per l’iniziativa CFMTTV faceva buon senso dal punto di vista politico.

La maggior parte di quel 56% di aumento in popolazione era dovuto alle ondate di immigrati del dopoguerra (quali hanno contribuito anche al fenomeno “baby boom” – fecondità da record).

L’emittente CFMT-TV avrebbe dovuto rivelarsi strumento utile nel processo dell’integrazione di questa nuova gente.

Il governo di Trudeau e la CRTC concesse loro una licenza. Infatti andò oltre, dopo la riuscita elettorale del 1980.

Nel Constitution Act del 1982, Trudeau assicurò che molte delle raccomandazioni della Commissione sarebbero state permanentemente incluse nella Costituzione del Canada, come sezioni da 16 a 23 della Carta Canadese dei Diritti e le Libertà e anche certe disposizioni linguistiche.

Inoltre, con la sezione 27, diede riconoscimento formale al multiculturalismo.

Successivamente, nel 1988, la Canadian Multiculturalism Act è stata emanata dal Primo Ministro Brian Mulroney. Dov’erano la CRTC e la Rogers nel percorse di questi sviluppi costituzionali?

Quasi immediatamente dopo aver acquisito il controllo della CFMT nel 1982, con il consenso della CRTC, la Rogers iniziò un processo di riduzione dei programmi multilingue canadesi.

Optò per un modello “plugin e play”, acquistando soap opera a basso costo, “sitcom”, cartoni animati americani, ripetizioni in qualsiasi lingua o, più recentemente, video amatoriali prodotti localmente e a pagamento minimo da artisti affamati.

Nel 2015, superbamente mando a quel proverbiale paese sia le sue condizioni di licenza sia le politiche pubbliche canadesi cancellando bruscamente i suoi notiziari multilingue.

Tali obiettivi di politica pubblica non facevano parte del loro modello economico.

Ammettendo anche che la Rogers fosse in possesso dei “diritti della licenza” per la durata del suo mandato, quella licenza appartiene ai cittadini del Canada. Eppure la Rogers ebbe ancora l’audacia di richiedere un rinnovo della licenza nel 2017.

Intanto, dai 24,5 milioni nel 1980, i Canadesi sono oggi in 37,5 milioni – un altro aumento del 53%, quasi tutta la crescita netta attribuibile all’immigrazione.

Per chi non vuole capire, è utile ripetere che oltre 7 milioni di contribuenti canadesi non hanno ancora accesso a notiziari e programmi di attualità che riflettano il loro contributo al tessuto canadese.

La Rogers, favorita dalla CRTC, “ingrassa” la sua linea di fondo. È una questione di soldi non di diritti costituzionali. Magari si li meritasse con investimenti fatti con fondi privati.

Un secondo Trudeau, Justin, ha l’opportunità di completare il lavoro di suo padre. Ciò che è meglio per la Rogers non è necessariamente ciò che è meglio per il Canada.

Quattro Petizioni al Consiglio dei Ministri sollecitando la revisione e la modifica della decisione presa dalla CRTC sono davanti al Primo Ministro Trudeau.

(segue domani)

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