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Partito Conservatore, Scheer getta la spugna

Partito Conservatore, Scheer getta la spugna

Partito Conservatore, Scheer getta la spugna

TORONTO – Andrew Scheer getta la spugna. Il leader del Partito Conservatore ha annunciato ieri la sua intenzione di dimettersi dalla guida del partito: non ci sarà alcun leader ad interim, l’ex Speaker della Camera rimarrà in sella fino a quando i conservatori sceglieranno un nuovo capo.

La clamorosa decisione è stata comunicata ieri mattina dallo stesso Scheer prima ai componenti del caucus del partito, quindi durante la seduta della House of Commons.

Ma cosa ha spinto il leader conservatore a gettare la spugna? Non più tardi dello scorso 28 novembre Scheer aveva ribadito con forza la sua intenzione di mantenere in mano le redini del partito, nonostante la sconfitta alle urne del 21 ottobre – quando, da netto favorito, era stato sconfitto dal primo ministro uscente Justin Trudeau – e nonostante un clima di strisciante malessere nella base del partito e in alcune aree della classe dirigente tory.

Ma evidentemente quella che il Corriere Canadese in queste settimane ha definito come guerra di logoramento interna alla galassia conservatrice ha avuto la meglio. Non sembra un caso che le dimissioni arrivino a due giorni di distanza dalla visita a Ottawa del premier dell’Alberta Jason Kenney, che si è portato con sé otto ministri provinciali per avviare una trattativa “tra pari”con il primo ministro Trudeau.

Vestendo i panni di portavoce del malessere delle province dell’Ovest, Kenney ha assunto un ruolo preminente che ha offuscato la posizione dello stesso Scheer, diventando una sorta di leader dell’opposizione de facto. E proprio a Ottawa, durante un’intervista rilasciata prima delle dimissioni di Scheer, lo stesso Kenney si era detto “non interessato alla leadership del partito”, confermando la propria fedeltà al leader conservatore: “Andrew è un amico”.

Kenney rimane il principale indiziato, insieme all’ex ministro degli Esteri Peter MacKay, alla candidatura alla leadership. Sulla quale rimane ancora una grossa incognita, quella della tempistica.

In programma per il prossimo aprile c’è già la convention conservatrice che avrebbe dovuto passare al vaglio la leadership di Scheer: a questo punto potrebbe essere quella la data buona per avere un nuovo leader.

“Non è stata una decisione presa a cuor leggero – ha dichiarato ieri Scheer davanti ai colleghi della House of Commons – Si tratta di una decisione frutto di lunghe e dure conversazioni con i miei amici e con la mia famiglia negli ultimi due mesi, sin dalla campagna elettorale. Essere al servizio come leader di un partito che io amo così tanto è stata un’opportunità, la sfida della mia vita”.

A queste parole è giunto l’applauso bipartisan da parte di tutti i deputati presenti in aula. Il malcontento all’interno del partito era nato dai risultati del 21 ottobre, quando in barba a tutti i sondaggi il Partito Conservatore non è riuscito a vincere le elezioni federali.

Di fronte a una posizione di netto vantaggio, con i liberali che dovevano fare i conti con lo scandalo SNC Lavalin e con gli strappi provocati dalla vicenda “brown face-black face” di Trudeau, il leader conservatore non è stato in grado di capitalizzare e monetizzare in termini di seggi elettorali. Come disse Peter MacKay, Scheer “ha sbagliato un gol a porta vuota”.

Ci sono voluti quasi due mesi per “elaborare il lutto”e comprendere che quando non si vince una partita che si deve vincere, allora bisogna farsi da parte e lasciare il posto a qualcun altro.

Ora, con i liberali che guidano un traballante governo di minoranza, c’è bisogno di una ventata di aria fresca, di un nuovo leader capace di voltare pagina e guidare il partito verso le future elezioni, perché difficilmente si arriverà alla fine naturale della legislatura.