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No al rimborso dei viaggi, canadesi furiosi

No al rimborso dei viaggi, canadesi furiosi

No al rimborso dei viaggi, canadesi furiosi

TORONTO – I canadesi sono infuriati. Sempre più persone stanno chiedendo a viva voce ad Ottawa di obbligare le compagnie aeree a rimborsare il prezzo dei biglietti venduti per i viaggi che sono stati poi cancellati a causa della pandemia di Covid-19.

Due giorni fa, il sostegno ad una petizione che chiede l’intervento del governo federale per risolvere la questione, è passata dalle 500 firme del mattino a circa 5.900 nel tardo pomeriggio. A dare il via alla raccolta firme è stata Marie-Ève Dumont di Option Consommateurs, un gruppo per la difesa dei diritti dei consumatori di Montreal, mentre a sponsorizzarla è Xavier Barsalou-Duval, deputato del Bloc Québécois.

Il nodo della questione, dicono, è che migliaia di canadesi che hanno visto i loro viaggi annullati in seguito alla chiusura delle frontiere per limitare la diffusione del coronavirus, vengono ora costretti dalle compagnie aeree e dai tour operators ad accettare crediti invece di rimborsi.

“Questi crediti di viaggio presentano inoltre termini e condizioni restrittivi, compreso il loro utilizzo entro 24 mesi e la non trasferibilità – si legge nella petizione – molti consumatori non saranno in grado di utilizzare questi buoni entro i termini imposti dai vettori aerei a causa di problemi finanziari o di salute o per il fatto che i rischi relativi al Covid-19 non sono ancora stati eliminati”.

La chiusura dei confini in tutto il mondo in questi ultimi due mesi ha duramente colpito i profitti delle compagnie aeree: Air Canada, per esempio, dopo aver dovuto ridurre i voli del 95%, ha informato i suoi dipendenti circa il suo piano di mettere in cassa integrazione almeno la metà della sua forza lavoro. Ma in base a un rapporto del 31 marzo del Journal de Montréal, Air Canada ha nelle sue casse 2.6 miliardi di dollari in “biglietti prepagati dei passeggeri”.

L’mp Barsalou-Duval, che ha sposato la causa dei mancati viaggiatori, ha dichiarato in una recente intervista che il denaro dei clienti delle compagnie aeree canadesi è stato “confiscato” da compagnie che rifiutano di effettuare rimborsi in un momento in cui milioni di lavoratori sono disoccupati a causa della pandemia di Covid-19.

«Non penso che spetti al cittadino medio di fornire 5.000, 10.000 o persino 15.000 dollari per mantenere a galla un’azienda quando vorrebbe essere in grado di pagare il mutuo o acquistare generi alimentari dopo aver eventualmente perso il lavoro. Non è una situazione semplice per molte persone”, ha detto il critico dei trasporti del Bloc.

Secondo la Canadian Transportation Agency, l’uso di buoni per compensare i viaggi annullati “potrebbe essere un approccio ragionevole nelle circostanze straordinarie risultanti dalla pandemia di Covid-19”. Ma questo punto di vista non sembra essere condiviso dai consumatori.

L’avvocato Élise Thériault di Option Consommateurs afferma che la sua organizzazione è stata inondata di lamentele da parte di persone furiose per non essere state rimborsate per l’intero valore del proprio biglietto aereo.

La scorsa settimana Option Consommateurs, in una lettera inviata alla Canadian Transportation Agency ed all’ufficio del ministro dei Trasporti, Marc Garneau, ha definito “inaccettabile” che i voli cancellati non siano stati rimborsati e ha chiesto l’intervento del ministro.

«Pensiamo che la situazione attuale sia illegale, non siamo contro i buoni viaggio, pensiamo solo che un rimborso debba essere disponibile come in Europa e negli Stati Uniti», ha affermato Thériault.