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Nafta, accordo tra Usa e Canada vicinissimo

Nafta, accordo tra Usa e Canada vicinissimo

TORONTO – Il finale del dramma lungo 14 mesi è ancora sconosciuto.
Un giorno l’accordo sul Nafta sembra cosa fatta, il giorno dopo è ancora in fase di stallo.
Il tira e molla, che continua da tempo, è ancora più evidente in questi ultimi giorni dei negoziati tra Usa e Canada.
Con l’ultimatum della mezzanotte di ieri dato dal presidente Trump per raggiungere l’intesa – pena ulteriori dazi al Canada – alcuni segnali ieri sembravano precedere una fumata bianca.
A Ottawa, il ministro degli Esteri Chrystia Freeland e l’ambasciatore statunitense David MacNaughton hanno preso parte a una trattativa a distanza dai toni forti nell’intento di smussare gli angoli e riuscire a giungere alla sospirata firma.
Spingere sull’acceleratore è quel che hanno fatto il ministro degli affari esteri Freeland, il primo ministro Trudeau e l’ambasciatore del Canada negli Stati Uniti che hanno negoziato con i funzionari Usa – il rappresentante per il Commercio Robert Lighthizer in primis – fino a tarda notte sabato per riprendere a trattare alle 7 di ieri mattina.
«Entro lunedì mattina (oggi, ndr), avrete qualche notizia, qualunque essa sia – ha detto il trade adviser degli Usa Peter Navarro – ognuno sta negoziando in buona fede, quindi si tratterà di avere il testo che verrà inviato in Messico e negli Stati Uniti, oppure di quello che andrà in tutti e tre i paesi».
Il conto alla rovescia voluto dal presidente Trump e dal Messico in modo da poter siglare il nuovo accordo il 1º dicembre, prima quindi dell’insediamento del governo del presidente eletto Andres Manuel Lopez Obrador, ha spinto il ministro Freeland a rimandare il discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Non c’è un minuto da perdere, insomma. Tanto più che dopo gli innumerevoli colloqui sono ri- masti ancora in sospeso alcuni aspetti del North American Free Trade Agreement: i tre principali problemi sui quali gli Stati Uniti da un lato e il Canada dall’altro hanno puntato i piedi fino all’ultimo sono stati la sezione 232 delle tariffe di sicurezza nazionale, il meccanismo di risoluzione delle controversie del capitolo 19 del NAFTA e le normative relative al settore caseario canadese.
Gran parte degli sforzi del Canada si sono concentrati sull’assicurazione dell’esenzione delle tariffe della sezione 232 – in particolare per quanto riguarda le automobili – che consentono al presidente Donald Trump di colpire il Canada con dazi sui prodotti stranieri in nome della cosiddetta “sicurezza nazionale”.
Inoltre, le tariffe canadesi del 270% sui prodotti lattiero-caseari che superano la quota stabilita hanno lasciato a lungo un sapore amaro in bocca al presidente degli States.
Questo nodo, secondo varie fonti, sarebbe stato per lo più sciolto. Secondo alcuni, come l’avvocato Dan Ujczo, partner della compagnia statunitense Dickinson Wright, ci siamo. Stando a un insider, vicino ai colloqui, che ha voluto rimanere anonimo, potrebbe non essere affatto così. «Ho imparato a non dire gatto se non è nel sacco», ha detto. Allora accordo sì o accordo no? Fino al momento di andare in stampa, nonostante tutti i segnali positivi, non c’è ancora nessuna ufficialità.
I dettagli sul Corriere di domani.

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