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Migranti-richiedenti asilo, la vera crisi è in Italia

Migranti-richiedenti asilo, la vera crisi è in Italia

TORONTO – In Canada è diventato ormai il tema caldo del dibattito politico.
La vicenda dei richiedenti asilo che attraversano illegalmente il confine tra gli Stati Uniti e il Canada ha creato tensioni, spaccato i tre livelli di governo e provocato uno scontro alimentato da accuse e veleni nel nostro Paese.
Ma quello che forse facciamo fatica a comprendere che il fenomeno che stiamo vivendo in Canada non è nemmeno lontanamente paragonabile con la situazione italiana, dove oltre al fenomeno degli sbarchi si deve fare i conti con le drammatiche operazioni di salvataggio e soccorso nel Mediterraneo: ogni settimana un drammatico bollettino da guerra, con morti e feriti, dispersi e cadaveri da recuperare in mare.
Il primo ministro Justin Trudeau ha deciso di togliere dalle mani del ministro dell’Immigrazione Ahmed Hussen tutto il faldone relativo ai richiedenti asilo, passandolo di mano al neo ministro Bill Blair. Uno schiaffo in faccia, mascherato dalla promozione dell’ex capo della polizia di Toronto, provocato dall’incapacità di gestire una situazione molto lontana dall’emergenza.
Secondo i dati di Immigration Canada, nel 2018 hanno attraversato i confini 12.378 migranti, la maggior parte dei quali in Quebec. I rifugiati sono stati distribuiti nelle province e il governo federale si è impegnato a sostenere le spese i governi provinciali e i comuni ospitanti per garantire la copertura finanziaria dell’accoglienza. Ma la gestione del governo è stata contraddittoria, comuni e province hanno chiesto più stanziamenti e un più facile accesso ai fondi di Ottawa.
Nel Belpaese la situazione è molto diversa. Negli ultimi due anni e mezzo sono sbarcati in Italia 320.566 migranti – dati del ministero degli Interni – senza contare quelli che sono stati soccorsi nel Mediterraneo.
L’Italia nel 2017 ha speso per l’accoglienza qualcosa come 4,3 miliardi di euro, cifra che dovrebbe lievitare – ma qua la conferma la avremo solo a dicembre – fi no a quota 5,1 miliardi di euro per il 2018.
C’è da sottolineare, in ogni caso, che almeno dal punto di vista numerico c’è stata una netta inversione di tendenza nel 2018 grazie soprattutto agli accordi siglati dall’ex ministro degli Interni Marco Minniti con la Libia. Si è passati dagli oltre 181mila migranti sbarcati nel 2016 ai 119mila del 2017, per arrivare infine ai 19.874 dal gennaio 2018 ad oggi.
In tutto dal 2014 sono sbarcati in Italia, secondo i dati del ministero degli Interni, 644.499 migranti. La tendenza è stata ripetuta anche per i minori non accompagnati: erano oltre 25mila nel 2016, sono diventati poco meno di 16mila nel 2017, mentre nei primi otto mesi di quest’anno sono stati solo 3.051. Ma nonostante questi cali, il peso dell’accoglienza di chi è arrivato in precedenza continua ad essere schiacciante.
Non essendo definitivi i dati del 2018, dobbiamo aggrapparci a quelli del 2017, quando i ricollocamenti all’estero erano stati appena 11.878. Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Regno Unito, Danimarca, Irlanda e Islanda non avevano accettato nemmeno un migrante sbarcato in Italia, mentre era stata la Germania il Paese che aveva accolto il numero maggiore dei migranti sbarcati in Italia. E il clima di emergenza vera o percepita in Italia ha avuto un grosso peso nelle ultime elezioni politiche, dove i partiti con un chiaro programma anti immigrazione sono stati premiati dall’elettorato, Lega in primis.
In Canada un’emergenza vera e propria non esiste, ma la discutibile gestione da parte del governo, sommato all’immobilismo sul fronte dei lavoratori stranieri senza documenti che non riescono a regolarizzare la loro posizione, ha alimentato un clima di caccia alle streghe che inizia ad avere effetti anche sull’elettorato.
Gli ultimi sondaggi, come abbiamo documentato la scorsa settimana, testimoniano un certo risentimento e una crescente diffidenza della popolazione nei confronti degli immigrati. Se Ottawa non riuscirà a trovare delle soluzioni credibili, quello dei rifugiati potrebbe diventare il tema caldo delle prossime elezioni: i conservatori lo hanno capito, il governo federale ancora no.

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