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McCallum: la Cina maltrattata due detenuti canadesi

McCallum: la Cina maltrattata due detenuti canadesi

TORONTO – La normalizzazione delle relazioni tra il Canada e la Cina è sempre più in alto mare.

La conferma arriva per bocca di John McCallum, ex ministro dell’Immigrazione del governo Trudeau e oggi ambasciatore canadese a Pechino, che durante un suo intervento alla commissione Affari Esteri della House of Commons non ha usato mezze parole per descrivere il trattamento subito da due canadesi arrestati in Cina le scorse settimane.

Secondo il diplomatico, infatti, Michael Kovrig e Michael Spavor sarebbero vittime di maltrattamenti in carcere. McCallum ha sottolineato come i due canadesi siano rinchiusi in celle illuminate a giorno ventiquattrore su ventiquattro e come, allo stesso tempo, siano sottoposti quotidianamente a interrogatori che possono durare anche quattro ore.

Molto limitata – ha aggiunto l’ex ministro – anche la possibilità di contatto tra i due detenuti e i rappresentanti diplomatici canadesi.

I funzionari dell’ufficio consolare canadese di Pechino hanno potuto incontrare Kovring e Spavor solamente una volta, per mezzora, alla presenza di guardie cinesi e impedendo che il dialogo avvenisse in francese.

Allo stesso tempo ai due canadesi è stato ancora negato l’accesso a un avvocato: secondo il sistema legale cinese, questa situazione potrebbe protrarsi per sei mesi.

Gli arresti dell’ex diplomatico Kovring e dell’imprenditore Spavor sono avvenuti dopo che a Vancouver erano scattate le manette per Meng Wanzhou, CFO e figlia del fondatore della Huawei, gigante cinese della telefonia, su richiesta degli Stati Uniti.

Washington ha tempo fino al 30 gennaio per completare le pratiche burocratiche necessarie all’estradizione di Meng negli Usa. Ma la questione è molto più complicata.

La Huawei è una delle compagnie in lizza per la realizzazione della rete 5G in Canada – e ieri il ministro della Pubblica Sicurezza Ralph Goodale ha ribadito che l’azienda cinese è solo una delle tante in grado di portare avanti questo ambizioso progetto – ma molti Stati occidentali, a partire dagli Stati Uniti, si stanno muovendo per metterla al bando proprio per motivi di sicurezza, visto gli stretti rapporti tra i vertici aziendali e il governo di Pechino.

A complicare ulteriormente la situazione è giunta la scorsa settimana anche la condanna a morte in Cina per il canadese Robert Schellenberg, accusato di traffico di sostanze stupefacenti: nel processo di primo grado, era stato condannato a 15 anni di carcere.

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