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Marijuana legale, è iniziata la rivoluzione

Marijuana legale, è iniziata la rivoluzione

TORONTO – A mezzanotte e un minuto è iniziata la rivoluzione in Canada. A partire da oggi infatti è stato legalizzato il possesso, il consumo e la vendita della cannabis in tutto il Paese, con le dieci Province e i tre Territori che hanno ciascuno dato la propria impronta normativa alla legge quadro federale voluta dal governo guidato da Justin Trudeau. Siamo di fronte a una svolta epocale da un punto di vista economico e sociale. In Ontario sarà permesso fare uso di cannabis in tutti gli spazi pubblici nei quali è consentito fumare sigarette: non ci saranno quindi restrizioni sull’uso di marijuana per strada, lungo i marciapiedi, nei parcheggi, nei parchi. Sarà legale fumarsi uno spinello a una distanza di 21 metri dalle scuole o dagli asili, a 10 metri dagli ingressi degli ospedali.

Le limitazioni seguono quelle previste dall’Ontario Smoking Free Act: niente spinello libero, quindi, nei parchi gioco per bambini, nelle scuole, nelle strutture sportive al chiuso, negli stadi.

Non si potrà, ovviamente, consumare marijuana in auto – e su questo sia la polizia di Toronto sia quella federale, l’RCMP, promettono tolleranza zero – né nei condomini dove è vietato fumare tabacco.

Per quanto riguarda la vendita, almeno in Ontario, nei primi mesi verrà mantenuto il monopolio pubblico, attraverso un’agenzia nuova di zecca – l’Ontario Cannabis Store – creata dal premier Doug Ford in seguito alle modifiche apportate rispetto alla legislazione approvata dal precedente governo liberale guidato da Kathleen Wynne, che consentiva il consumo di cannabis solamente nella propria proprietà privata. A partire da aprile sarà consentito anche al settore privato di partecipare alla corsa al “nuovo oro verde”, attraverso la distribuzione delle concessioni del governo alla quale seguirò l’apertura di negozi specializzati alla vendita di marijuana.

Fino alla prossima primavera, quindi, chi in Ontario vorrà avere accesso alla cannabis a scopo ricreativo, dovrà collegarsi al sito internet dell’Ontario Cannabis Store (www.ocs.ca) dove potrà acquistare legalmente fino a 30 grammi di marijuana.

Sarà possibile – ha confermato la stessa agenzia governativa – scegliere tra 70 diverse qualità di marijuana (suddivise per tipologia e livello di THC, il principio attivo) che nei prossimi mesi arriveranno a 150, e tra una ampia varietà di prodotti: la tradizionale e infiorescenza, oli, capsule, spinelli già rollati e pronti per l’uso, vaporizzatori, cartine e così via.

Una volta effettuato l’ordine, si dovranno aspettare da uno a tre giorni per ricevere direttamente a casa il prodotto acquistato. La consegna, in questa fase di assestamento che inizia con la legalizzazione e finirà ad aprile, sarà affidata a Canada Post, l’agenzia statale delle Poste: l’acquirente dovrà firmare la ricevuta alla consegna e dimostrare con un documento di avere più di 19 anni. Il servizio offerto dalle Poste avrà un costo fisso di 5 dollari.

Tutti i livelli di governo – da quello federale a quello provinciale, passando per l’amministrazione comunale – sono concordi che nelle prime settimane assisteremo a un periodo di assestamento, nel quale si dovrà trovare un nuovo modello di convivenza tra le esigenze dei consumatori con i diritti acquisiti dei non consumatori. E su questo da più parti è stato lanciato un appello al buon senso: non seguire cioè solamente quanto prescrive la legge, ma applicare anche le regole basilari della buona educazione e della convivenza civile.

Evitare – ha chiesto con convinzione il ministro della Giustizia Caroline Mulroney – di consumare marijuana vicino ai bambini, o nelle vicinanze di luoghi di ritrovo per minorenni.

Ma è evidente che andremo incontro a una fase in cui emergeranno incongruenze, contraddizioni e problemi che dovranno essere risolti strada facendo. Anche perché il governo ha applicato una sostanziale politica di Laissez-faire e di delega delle responsabilità regolamentari alle singole agenzie.

Basta vedere i differenti approcci dei vari corpi di polizia. A Toronto gli agenti non potranno consumare marijuana prima di 28 giorni dall’entrata in servizio: tradotto, non potranno sostanzialmente usarla. Differente l’approccio per la Polizia di Peel: qui i poliziotti potranno fumare marijuana quando non saranno in servizio. In questo caso l’unico obbligo richiesto sarà quello di essere al cento per cento delle proprie capacità psicofisiche quando saranno a lavoro.

E chissà se altri Comuni decideranno di seguire la strada intrapresa da Markham. L’amministrazione guidata da Frank Scarpitti ha infatti approvato ieri una bylaw che consente di fumare marijuana solamente negli spazi privati e non in quelli pubblici. Per ora è l’unica municipalità a prendere questo drastico provvedimento.

Resta ora da capire come sarà la risposta dei canadesi di fronte alla fine del proibizionismo sulla cannabis. Su questo punto i segnali sono contraddittori. Da un lato il governo federale e le controparti provinciali hanno previsto entrate di svariati miliardi di dollari all’anno, sulla base dell’assunto che – una volta legalizzato – il consumo crescerà esponenzialmente. Dall’altro però alcuni sondaggi hanno messo in luce un sostanziale disinteresse dei canadesi. L’ultimo, realizzato dalla Nanos, è di ieri e ci fornisce un’istantanea inaspettata: se il 70 per cento si dice favorevole alla legalizzazione, il 71 per cento degli intervistati si dichiara non interessato al consumo di cannabis.

Ma c’è anche chi prevede come le prime settimane saranno caotiche proprio per il rischio che le agenzie provinciali che dovranno gestire la produzione e la vendita non saranno in grado di soddisfare la domanda.

Staremo a vedere. Di certo, e questo lo possiamo dire con certezze, è che Toronto, l’Ontario e il Canada hanno aperto la strada a una nuova forma di turismo, quello legato allo spinello libero.

Perché nella legge in vigore non esiste alcuna limitazione all’acquisto e al consumo di cannabis per gli stranieri con più di 19 anni di età in vacanza in Canada.

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