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Ma la Gardiner sta cadendo a pezzi?

Ma la Gardiner sta cadendo a pezzi?

TORONTO – A vedere le fotografie che abbiamo scattato, solo pochi giorni fa, sembrerebbe proprio di sì. La Gardiner cade a pezzi!

I piloni portanti che sostengono a sezione sopraelevata – lunga 6,8 chilometri – dell’importante autostrada che attraversa la città di Toronto, sembra si stiano sbriciolando.

O quantomeno la loro copertura esterna (come chiaramente visibile dalle fotografie che pubblichiamo) appare sgretolata in più punti, mostrando spesso i tondini di ferro al loro interno del tutto arrugginiti.

Se si trattasse della casa in cui viviamo, ne saremmo tutti molto preoccupati. Ma la cosa non sembra invece preoccupare gli amministratori pubblici ed i politici che il Corriere Canadese ha debitamente contattato, mostrando loro le foto che ritraggono i piloni di sostegno della Gardiner situati all’altezza di York street e Lakeshore Boulevard West, a pochi passi dalla Scotiabank Arena ed in pieno centro finanziario di Toronto.

Il consigliere comunale di Toronto eletto nel collegio di Spadina-Fort York, Joe Cressy, il parlamentare provinciale Chris Glover ed il parlamentare federale Adam Vaughan – anch’essi rappresentanti del medesimo distretto, in cui si trovano i piloni della Gardiner incriminati – si sono tutti guardati bene dal commentare le immagini loro sottoposte o di rispondere alla domanda loro inoltrata via email (inviata – per conoscenza – anche al sindaco di Toronto, John Tory, ndr).

La nostra domanda era semplice: “Questi piloni vi sembrano sicuri?”. Zero risposte. Una sola laconica missiva ci è pervenuta dal
ci è pervenuta dal dipartimento per le Infrastrutture e lo Sviluppo dei Servizi del Comune di Toronto: “Le ispezioni visive standardizzate della Gardiner Expressway vengono condotte ogni due anni” scrive Susan Pape “in accordo con le linee guida della Provincia (dell’Ontario, ndr)”.

“Va sottolineato – prosegue la email dal Comune – che il cemento che si sgretola (loose concrete, ndr) nella parte esterna non è assolutamente una indicazione che l’autostrada (Gardiner, ndr) non sia strutturalmente sicura”.

Dobbiamo dire che, dinanzi a siffatta risposta, in redazione siamo rimasti davvero a bocca aperta. La email dal Comune di Toronto si concludeva specificando che “i lavori per riabilitare la Gardiner, da Grand Magazine a York street, si svolgeranno presumibilmente tra il 2024 ed il 2027”. Non prima di cinque anni a partire da oggi… Ma se a City Hall o alla Provincia non sembrano essere preoccupati dallo stato attuale della Gardiner, perché è stata chiusa al traffico – lo scorso fine settimana – la rampa in uscita all’altezza di Sherbourne-Jarvis e lo rimarrà per i prossimi sei mesi?

Per “lavori di costruzione di grande portata”, fanno sapere dal Comune. O perché meno di due anni fa era stata abbattuta la rampa in uscita – sempre dalla Gardiner – all’altezza di York-Bay-Yonge, anch’essa situata al centro di Toronto? City Hall parla di un “piano strategico di riabilitazione” per la Gardiner, previsto nell’arco dei prossimi dieci anni e di cui questi lavori fanno parte. Ma dieci anni sono un arco di tempo molto lungo, e sull’autostrada – costruita oltre 60 anni fa – il tra¨co è quantomeno decuplicato dalla sua inaugurazione.

Siamo sicuri che i milioni e milioni di tonnellate che scorrono ogni giorno, ogni settimana ed ogni anno – sulla superficie sopraelevata della Gardiner – non stiano sottoponendo la stessa arteria stradale ad uno stress strutturale non prevedibile dagli ingegneri e dai tecnici che la idearono, disegnarono e costruirono dal 1955 al 1966, quando il traffico su gomma era infinitamente inferiore a quello odierno?

A novembre del 2016, quasi tre anni fa, il consiglio comunale di Toronto – già allora guidato dal sindaco John Tory – stimò che i costi per i lavori di riparazione per la Gardiner erano nell’ordine di almeno 3 miliardi e 637 milioni di dollari.

L’anno precedente, sempre il consiglio comunale votò a favore della riparazione e ricostruzione della sezione orientale della Gardiner, invece del suo completo abbattimento. Non ci resta allora che incrociare le dita e sperare che non accada quanto successo – poco più di un anno fa – con il ponte Morandi, crollato a Genova.

La città di Toronto non potrebbe proprio permettersi una tragedia del genere.

Giorgio Mitolo

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