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L’OMS: “Il mondo non è ancora pronto all’epidemia”

L’OMS: “Il mondo non è ancora pronto all’epidemia”

L’OMS: “Il mondo non è ancora pronto all’epidemia”

TORONTO – Il mondo “semplicemente non è pronto” per fronteggiare la diffusione dell’epidemia di coronavirus. È l’avvertimento lanciato ieri dal capo della missione in Cina dell’Organizzazione mondiale della sanità, Bruce Aylward, da Ginevra.

Nel frattempo, la Cina ha accertato ieri altri 508 casi di coronavirus, portando il totale a 77.658. Le nuove morti, ha riferito la Commissione sanitaria nazionale, sono state 71 (il dato più basso da oltre due settimane, ndr), per un bilancio complessivo di 2.663.

Al netto della regione dell’Hubei – epicentro dell’epidemia – i nuovi casi nel resto della Cina sono stati solo nove.

Nella regione focolaio con i 499 nuovi casi di contagio il totale sale a 64.786, mentre i 68 ulteriori decessi portano il totale a 2.563.

L’epidemia di coronavirus Covid-19 ha portato i contagi in tutto il mondo oltre la soglia degli 80mila. E’ quanto emerge dal rilevamento in tempo reale condotto dall’università americana Johns Hopkins, secondo cui i contagi accertati finora sono quasi 80.300. Quasi 78mila solo nella Cina continentale.

La Corea del Sud ha reso noto di aver accertato altri 84 nuovi casi di infezione da coronavirus, portando il numero complessivo a 977.

Negli aggiornamenti sulla crisi, il Korea Centers for Disease Control and Prevention ha precisato – in una nota – che si sono avute altre due vittime, che fanno salire il totale a quota 10.

Il governo di Seul vuole fare i test sulla positività al coronavirus agli oltre 200.000 fedeli della Chiesa di Gesù Shincheonji, culto fondato nel 1984 dal pastore Lee Man-hee che ha sede nella città di Daegu e a cui è riconducibile circa il 60% dei casi certi di infezione.

I leader della chiesa – scrive l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap – hanno accettato di fornire alle autorità l’elenco dei fedeli stimati in 215.000.

Il focolaio era partito da una donna di 61 anni, molto attiva nella comunità religiosa, risultata poi un “super diffusore”.

Altre tre persone sono decedute in Iran a causa del coronavirus, come riferito dai media di Teheran. Il bilancio delle vittime nel Paese è così salito a quota 15.

Altri 5 nuovi casi sono stati segnalati in Iraq, 8 in Kuwait e 6 nel Bahrein.

Intanto, in Canada, sono stati lasciati liberi di tornare alle loro rispettiva abitazioni gli ultimi 195 canadesi che erano rimpatriati da Wuhan, grazie al ponte aereo allestito dal governo di Ottawa. Dopo due settimane di quarantena trascorse presso la base militare CFB di Trenton, in Ontario, i canadesi hanno così seguito l’epilogo degli altri 219 connazionali che erano già stati autorizzati a lasciare la base – la settimana scorsa – dopo essere risultati negativi ai test sul Covid-19.

Continua invece alla base di Cornwall, in Ontario, la quarantena per gli oltre 250 canadesi che erano a bordo della nave da crociera Diamond Princess, rimasta a lungo ferma nel porto di Yokohama, in Giappone.