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Le statue-simbolo finiscono nel mirino di ‘Black Lives Matter’

Le statue-simbolo finiscono nel mirino di ‘Black Lives Matter’

Le statue-simbolo finiscono nel mirino di ‘Black Lives Matter’

TORONTO – “Black Lives Matter” ha tinto di rosa le statue di Egerton Ryerson, John A. Macdonald (storici ministri canadesi) e Re Edoardo VII, continuando così la sua “battaglia” contro tutti i simboli (o presunti tali) del colonialismo “bianco” e delle sue violenze contro la popolazione di colore. È accaduto sabato a Toronto, dove sono scesi in piazza i militanti del movimento sorto dopo la tragica fine di George Floyd, il 46enne americano morto all’ospedale dopo che un agente della polizia di Minneapolis l’aveva immobilizzato mantenendo a lungo il ginocchio sul collo dell’uomo, impedendogli di respirare, fino a fargli perdere conoscenza.

Precisa la richiesta dei manifestanti di Toronto: il taglio dei fondi alla polizia da parte del governo.

La protesta dei BLM è iniziata alla Ryerson University: alcune persone hanno deturpato la statua di Egerton Ryerson prima di dirigersi verso Queen’s Park, dove sono state vandalizzate anche le statue di John A. Macdonald e Re Edoardo VII. In tutti e tre i casi, contro i monumenti sono state lanciate secchiate di vernice rosa.

Le statue di Ryerson e Macdonald sono state prese di mira, nello specifico, a causa del loro coinvolgimento nella creazione del sistema scolastico residenziale canadese per i bambini indigeni (che in questo modo venivano strappati alle loro famiglie per essere “calati” nella cultura dominante). Significativi i messaggi scritti sugli striscioni lasciati sulle statue: «Abbatti i monumenti che rappresentano la schiavitù, il colonialismo e la violenza».

Durante la manifestazione, la polizia ha twittato che «diverse persone» erano state arrestate e che «gli ufficiali continuano il loro lavoro per aiutare la folla a realizzare una protesta pacifica. Per favore, sii al sicuro, rispetta l’un l’altro e protesta pacificamente», ha twittato ancora la polizia.

Una volta appreso degli arresti (tre, per la precisione), i manifestanti sono andati davanti alla 52 Division – la stazione di polizia di Toronto a Dundas St. W. – dove hanno chiesto la liberazione dei compagni presi in custodia durante il corteo.

La polizia di Toronto ha quindi twittato, più tardi, sabato sera, che le tre persone arrestate avevano avuto accesso ad un avvocato, ma che si stavano rifiutando di firmare i moduli per il rilascio. Sempre la polizia ha assicurato che i tre manifestanti sarebbero stati rilasciati non appena avrebbero firmato.

Sul loro sito web, i BLM di Toronto hanno ribadito l’appello per togliere i fondi alla polizia, smilitarizzarla e disarmarla, sostenendo, tra le altre cose, che «il budget dei servizi di polizia di Toronto è di oltre 1,1 miliardi di dollari, che è più del finanziamento pubblico assegnato alle biblioteche, agli alloggi… crediamo che le comunità nere e tutte le comunità meritino di meglio».

La morte di John Lewis Intanto, proprio sabato si è diffusa la notizia della morte di uno storico protagonista del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti: John Lewis. Aveva 80 anni ed era il più giovane e l’ultimo sopravvissuto dei Sei Grandi attivisti guidati dal reverendo Martin Luther King Jr.

Era noto soprattutto per aver guidato 600 manifestanti nella marcia della Bloody Sunday del 1965 attraverso il ponte Edmund Pettus Bridge a Selma, in Alabama. Lewis, cappotto marrone e mani in tasca, primo dei manifestanti, fu gettato a terra e picchiato violentemente dalla polizia, che gli fratturò il cranio. Le immagini televisive fecero il giro del mondo accendendo i riflettori del Paese sull’oppressione razziale.

La sua morte – causata da un cancro al pancreas – è stata annunciata dalla speaker della Camera, Nancy Pelosi, che lo ha definito «uno dei più grandi eroi della storia americana». I messaggi di cordoglio sono stati bipartisan. Il leader della maggioranza del Senato Mitch McConnell l’ha descritto come «un leader pioniere dei diritti civili, che ha messo in gioco la sua vita per combattere il razzismo, promuovere la parità di diritti e portare la nostra nazione ad un maggiore allineamento con i suoi principi fondatori».