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Le sfide del governo tra Covid, deficit e ipotesi voto anticipato

Le sfide del governo tra Covid, deficit e ipotesi voto anticipato

Le sfide del governo tra Covid, deficit e ipotesi voto anticipato

TORONTO – Risposte concrete alla pandemia, gestione del deficit, rilancio dell’economia: il tutto con il rischio del voto anticipato che potrebbe concretizzarsi in primavera.

Sono queste le principali sfide che dovrà affrontare il governo liberale guidato da Justin Trudeau nei prossimi mesi. La priorità, ovviamente, resta l’emergenza sanitaria provocata in Canada dal Covid-19.

Su questo fronte, almeno per ora, nel nostro Paese non abbiamo ancora vissuto una situazione simile a quella di tanti Paesi europei e degli Stati Uniti.

L’esecutivo, che si è affidato alle autorità sanitarie nella road map di risposte alla pandemia, fino a questo momento è stato in grado di evitare che il contagio di coronavirus assumesse dimensioni incontrollabili.

Sia durante la prima ondata che in quella che stiamo vivendo adesso, la cooperazione tra Ottawa, i governo provinciali e le singole amministrazioni comunali è stata tremendamente efficace. Resta da capire se anche nell’immediato futuro l’esecutivo sarà in grado di mantenere questo tipo di collaborazione tra i vari livelli di governo.

Di pari passo all’emergenza sanitaria in Canada, come peraltro nel resto del mondo, abbiamo vissuto una seconda crisi, quella economica, caratterizzata nella prima ondata dal lockdown che ha toccato quasi tutti i principali comparti produttivi del tessuto economico canadese.

Parallelamente, il Paese ha subito una gravissima battuta d’arresto sul fronte occupazionale, con almeno 8 milioni di canadesi che hanno dovuto accedere al piano d’aiuti Cerb per aver perso – temporaneamente o in via definitiva – il posto di lavoro.

L’attivazione dei piani di aiuti del governo a favore delle famiglie, delle imprese e dei lavoratori canadesi ha creato un buco dei conti record, pari secondo il Parliamentary Budget Officer Yves Giroux a 383 miliardi di dollari. Un rosso di bilancio destinato a crescere nei prossimi mesi, almeno fino a quando non riusciremo a tenere sotto controllo completamente il contagio.

Il rapporto di mercoledì di Bank of Canada, sul fronte del rilancio della nostra economia, ha tracciato un bilancio preoccupante, che tuttavia lascia intravedere qualche spiraglio positivo: se da un lato – ci ha detto la Banca Centrale – una piena ripresa nella crescita del Prodotto interno lordo non è ipotizzabile prima del 2022, dall’altro l’economia canadese ha già dato dei segnali incoraggianti, specialmente sul fronte occupazionale.

La sfida politica per il primo ministro è ricca di mille incognite.

Per ora Trudeau è stato in grado di passare indenne nei due voti di fiducia dal Discorso del Trono dello scorso settembre. E questo per un semplice motivo: i partiti d’opposizione non sono pronti ad andare al voto anticipato.

I conservatori devono ancora stabilizzare la nuova leadership di Erin O’Toole, l’Ndp di Jagmeet Singh non cresce nei sondaggi e rischia il collasso nel caso di un repentino ritorno alle urne.

Allo stesso tempo il leader neodemocratico in questa fase sta recitando il ruolo di ago della bilancia e, come ha giù fatto con le modifiche sui piani d’aiuti per i canadesi, può esercitare una sorta di golden share sulle decisioni del governo. Che rimane, va detto, un monocolore liberale, ma che per via del fatto che non ha una maggioranza alla House of Commons, deve per forza di cose fare dei compromessi alla Camera se vuole sopravvivere.

Questa dinamica potrebbe cambiare in primavera, quando le opposizioni potrebbero forzare la mano e puntare alle elezioni anticipate.