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La grande fuga dall’Ndp di Jagmeet Singh

La grande fuga dall’Ndp di Jagmeet Singh

TORONTO – A meno di cinquanta giorni dal voto, Justin Trudeau ha trovato un nuovo preziosissimo alleato: Jagmeet Singh.

No, non si tratta di una possibile alleanza tra il primo ministro uscente e il leader dell’Ndp, né di un patto di desistenza, né tanto meno di un futuribile accordo post voto nel caso in cui dalle urne non esca un governo di maggioranza. Niente di tutto questo.

La debolezza dei neodemocratici certificata dai sondaggi delle ultime settimane rappresenta una boccata d’ossigeno per il leader liberale, che se deve temere il possibile spostamento a sinistra del proprio elettorato deve guardarsi le spalle dal Green Party di Elizabeth May e non certo dall’Ndp.

A sinistra e nella galassia progressista canadese siamo di fronte alla grande fuga. Il messaggio del leader non sfonda, la base rumoreggia, la contrapposizione a Trudeau è considerata fiacca e contraddittoria rispetto a quanto sta facendo, da destra, il Partito Conservatore guidato da Andrew Scheer.

Il livello del consenso verso Singh è ormai ai minimi storici e a questo punto anche la classe dirigente del partito inizia a chiedersi se la leadership affidata all’ex deputato provinciale di Bramalea-Gore-Malton abbia la forza di risollevare le sorti del partito.

Stando alle proiezioni di 338canada.com, che abbiamo pubblicato ieri, se si votasse in questo momento l’Ndp eleggerebbe appena 12 deputati in tutto il Paese, rispetto ai 44 che attualmente occupano un seggio alla House of Commons.

Nella migliore delle ipotesi il partito potrebbe sperare di portare a Parliament Hill 26 deputati, nella peggiore invece – sempre secondo i dati elaborati da 338canada.com – l’Ndp non entrerebbe nemmeno in parlamento.

Ad aggravare una situazione già di per sé parecchio traballante, è giunta la notizia della fuga di 14 ex candidati neodemocratici dell’Ndp in New Brunswick che hanno deciso di abbandonare il partito e passare al Green Party.

L’abbandono di massa avrà delle pesanti conseguenze, quando mancano ormai pochi giorni alla presentazione delle liste ufficiali delle candidature, in una provincia dove peraltro il sostegno agli ndippini è in caduta libera.

Per ora il partito sta tenendo in alcuni distretti dell’Ontario e della British Columbia, mentre in Quebec – provincia protagonista dell’onda arancione di Jack Layton alle elezioni federali del 2011 – si assiste a un vero e proprio crollo del consenso in quasi tutte le circoscrizioni. Trudeau, rimasto a galla anche per l’impopolarità di Doug Ford in Ontario, ora può contare anche su quella di Singh e guardare con fiducia al 21 ottobre.

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