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Ingerenze estere e SNC, un voto da mille incognite

Ingerenze estere e SNC, un voto da mille incognite

TORONTO – Sarà un voto dalle mille incognite quello in programma il prossimo ottobre.

Lo scandalo SNC-Lavalin sta facendo tremare le stanze del potere a Parliament Hill e la vicenda che ruota attorno alle dimissioni dell’ex Attorney General Jody Wilson-Raybould sta scardinando, giorno dopo giorno, i rapporti di forza tra i partiti e gli equilibri politici a Ottawa.

Ma a rendere ancora più imprevedibili gli esiti di una consultazione elettorale già caratterizzata da molte zone d’ombra potrebbero essere anche le ingerenze che arriveranno dall’estero attraverso i social media.

A lanciare l’allarme è stato ieri il Communication Security Establishment (CSE), l’agenzia federale che si occupa di cyber spionaggio e controspionaggio.

Nel rapporto Cyber Threats to Canada’s Democratic Process, un update del documento datato 2017, si mette in luce come sia “molto probabile ¦ che alle prossime elezioni il Canada subirà interferenze e ingerenze provenienti dall’estero, per amplificare alcuni temi del dibattito politico, aumentare la polarizzazione, promuovere un determinato partito rispetto agli altri e addirittura scoraggiare la partecipazione democratica al voto.

Nel rapporto viene citata ripetutamente la Russia come esempio di Paese protagonista di cyber ingerenze, incluse quelle registrate durante la campagna presidenziale del 2016 negli Stati Uniti.

Ma pressioni dall’estero attraverso i social media si sono avute anche durante la campagna sul referendum della Brexit e in altre elezioni in Europa.

E la stessa Unione europea ha lanciato lo stesso tipo di allarme in vista delle elezioni europee di maggio. Un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dal problematico rapporto del governo con alcune comunità etniche del Canada.

Quella indiana, in particolare, è attraversata negli ultimi mesi da tensioni e divisioni che inevitabilmente avranno pesanti conseguenze sul voto di ottobre.

Lo scorso autunno, per la prima volta è stato inserito l’estremismo Sikh nella lista delle cinque principali minacce terroristiche per il nostro Paese.

Il rapporto è stato duramente contestato all’interno della comunità Sikh canadese e sulla questione è iniziata una forte opera di lobbying nei confronti del ministro della Pubblica Sicurezza Ralph Goodale per modifi care il rapporto.

Insomma, il Paese si avvicina a grandi passi a una consultazione elettorale dagli esiti davvero imprevedibili. Senza dimenticare che la vicenda SNC-Lavalin è tutt’altro che conclusa, sia dal punto di vista strettamente giudiziario sia da quello politico.

Già la possibile candidatura della Wilson-Raybould e dell’ex ministra Jane Philpott da indipendenti, con l’Ndp o con i conservatori aggiungerebbe ulteriori incognite all’appuntamento alle urne.

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