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In Italia solo l’1% delle vittime è al di sotto dei 50 anni

In Italia solo l’1% delle vittime è al di sotto dei 50 anni

In Italia solo l’1% delle vittime è al di sotto dei 50 anni

TORONTO – Anziano e già debilitato da malattie pregresse. È questo l’identikit della vittima di Covid- 19 in Italia, stando all’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) presentato ieri che conferma, a grandi linee, quanto riscontrato nei precedenti studi pubblicati negli ultimi sei mesi.

In Italia, stando all’Iss, su un totale di 36.008 vittime di coronavirus, sono morti 407 pazienti positivi con una età inferiore ai 50 anni, pari all’1% del totale. In particolare, 89 avevano meno di 40 anni e, di questi, 14 non avevano diagnosticate patologie di rilievo. Con questi dati possiamo così tracciare un bilancio di quanto è successo in Italia.

Ma la comunità scientifica internazionale è concorde nell’omogeneità delle dinamiche con il quale il Covid colpisce. Questi parametri, quindi, possono essere tranquillamente utilizzati anche qui in Canada e nel resto del mondo e questo ci permette di fare luce su un virus che presenta ancora molti misteri.

Ma quali sono i dati principali dello studio? Innanzitutto, l’ISS conferma come il primo fattore decisivo nel pesante bilancio delle vittime sia quello che riguarda l’età: più è avanzata e più il paziente di Covid è a rischio. L’età media dei pazienti deceduti e positivi al coronavirus è di 80 anni. Delle 36mila vittime italiane, 14.724 avevano da 80 a 89 anni, 6.612 avevano più di 90 anni, 9.379 avevano tra i 70 e gli 80 anni. Su 36mila vittime in Italia, appena 407 avevano meno di 50 anni. Di queste, 89 avevano meno di 40 anni. Tra loro solamente 14 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

Ed eccolo quindi il secondo fattore decisivo, che spiega perfettamente le dinamiche di sviluppo del contagio e le conseguenze mediche per chi ha contratto il virus: la presenza o meno di malattie per il paziente prima del contagio. Il tasso di mortalità per Covid- 19 è caratterizzato dalle condizioni mediche preesistenti.

Per analizzarle, l’Istituto Superiore di Sanità ha passato al vaglio le cartelle cliniche di 4.400 deceduti in Italia a causa del coronavirus. Il numero medio di patologie osservate in questo consistente campione di vittime è di 3,4. Complessivamente, 160 pazienti (3,6 per cento del campione) presentavano 0 patologie, 599 (13,6 per cento) presentavano 1 patologia, 874 (19,9 per cento) presentavano 2 patologie e 2.767 (62,9 per cento) presentavano 3 o più patologie.

Questi dati non puntano affatto a voler minimizzare l’impatto del Covid-19 su tutte le fasce della popolazione. In tutto il mondo esistono tanti casi di decessi di persone giovani e sanissime e questo rappresenta un dato di fatto del quale si deve sempre tenere conto.

Allo stesso tempo però i virologi e gli epidemiologi impegnati nella ricerca di terapie e cure efficaci contro il coronavirus confermano come la malattia non colpisca tutti, indistintamente e allo stesso modo. Il Covid aggredisce soprattutto i più deboli. E non tanto nella fase del contagio, laddove il virus colpisce senza guardare la carta d’identità o la cartella clinica della sua vittima, ma in quella successiva.

La comunità scientifica deve trovare ancora le risposte alle tante sfi de lanciate da questa terribile pandemia. A partire dal perché il Covid a volte colpisca in modo indeterminato, dando lievi sintomi a qualcuno e diventando letale per altri.

Forse molte risposte potranno arrivare quando anche altri Paesi saranno in grado di fornire una mappatura dei decessi come quella pubblicata dall’ISS che ci aiutano a capire il comportamento epidemiologico del virus.