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Immigrazione, porte ancora chiuse per gli italiani

Immigrazione, porte ancora chiuse per gli italiani

TORONTO – Il Canadian Dream è destinato a rimanere una chimera per molti italiani.

Lo confermano gli ultimi dati ottenuti dal Corriere Canadese dal ministero federale dell’Immigrazione sulla nazionalità degli stranieri che hanno ottenuto la residenza permanente nei primi otto mesi del 2018, da gennaio ad agosto.

I numeri delineano uno scenario sconfortante e si mantengono in linea con i valori degli ultimi anni. Su un totale di 222mila PR Card concesse dal ministero dell’Immigrazione, appena 810 erano destinate a cittadini italiani. Stiamo parlando dello 0,36 per cento del totale, tanto per capirci.

Lo scorso anno – sulla base però di dodici mesi – le PR Card per chi arrivava dal Belpaese erano state 1.030, lo 0,35 per cento del totale.

Insomma, la tendenza non cambia, sul fronte migratorio dall’Italia continuiamo a vivere una fase di stagnazione nonostante le tantissime richieste e una foltissima presenza di italiani in Canada che non sono in grado di regolarizzare la loro posizione dopo la scadenza del permesso di lavoro.

Intanto, mentre una delle comunità storiche come la nostra fatica ad assorbire la necessaria linfa dal Paese d’origine come accadeva in passato, ci sono altri stranieri che cantano vittoria.

L’India, per il secondo anno consecutivo, si conferma come primo Paese per PR Card ottenute da Ottawa: 49.950 nei primi otto mesi, pari al 22,5 per cento del totale. Sul podio troviamo poi le Filippine – fino al 2016 dominatrice incontrastata di questa speciale classifica – con 25.400 PR Card e la Cina, con 20.410.

Messi insieme, i primi tre Paesi rappresentano il 43,1 per cento dell’intero fl usso migratorio in Canada. Per trovare l’Italia nella graduatoria dei primi otto mesi del 2018 dobbiamo scendere fi no alla 43ª posizione, dietro a Paesi come Algeria, Bangladesh, Camerun, Colombia, Congo, Etiopia, Eritrea, Haiti, Hong Kong, Israele, Irlanda, Libano, Sri Lanka, Turchia, Tunisia e addirittura Nepal, che arriva a quota 945.

Piccola consolazione, l’Italia è riuscita a scavalcare Burundi e Isole Mauritius, con le quali il Belpaese battagliava gli scorsi anni nelle zone basse della classifica.

Per quanto riguarda il Vecchio Continente, peggio di noi stanno Polonia e Portogallo, che occupano rispettivamente il 45° e il 48° posto, con 650 e 575 PR Card ottenute nel 2018.

Insomma, cambiano governi, si alternano maggioranze, si passano il testimone ministri ma la situazione per gli italiani non cambia. Con la catastrofica gestione del file immigrazione da parte degli ex ministro Jason Kenney e Chris Alexander sotto il governo Harper pensavamo di aver toccato il fondo. Ma l’immobilismo dei loro successori John McCallum e Ahmed Hussen ci ha confermato invece che al peggio non c’è mai fine.

Tra un anno esatto si andrà a votare. Il governo guidato da Justin Trudeau sul fronte immigrazione rischia davvero tanto. Da un lato le inadempienze attorno alla vicenda legata ai rifugiati che arrivano dagli Stati Uniti, dall’altro la discutibile gestione di un sistema che produce quote predefinite per i Paesi di provenienza potrebbero rappresentare il tallone d’Achille della maggioranza liberale e l’inizio della fine per l’attuale primo ministro.

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