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Immigrazione in Canada, porte chiuse per gli italiani

Immigrazione in Canada, porte chiuse per gli italiani

Nell’edizione di oggi inizia l’inchiesta del Corriere Canadese sullo stato di salute del sistema dell’immigrazione in Canada. Con un occhio di riguardo per gli arrivi dall’Italia, andremo ad analizzare i principali dati messi a disposizione dall’Open Data del governo federale e dal ministero dell’Immigrazione di Ottawa.

TORONTO – Lasciate ogni speranza voi ch’entrate. O che vorreste entrare, sarebbe il caso di specifi care. Perché per un italiano che vuole costruirsi una nuova vita in Canada gli ostacoli sono sempre maggiori, nascosti nel farraginoso e ineffi ciente sistema dell’immigrazione canadese che produce scompensi, disfunzioni e squilibri.

Lo confermano ancora una volta i numeri messi a disposizione dal ministero dell’Immigrazione, che mettono in luce come nel primi tre trimestri del 2019, su un totale di 228.510 residenze permanenti concesse agli stranieri in Canada, appena 960 sono state ottenute da cittadini italiani. Si tratta di un magro 0,42 per cento del totale, che inchioda il Belpaese al 41° posto della classifica generale.

Sono lontanissimi gli anni in cui il fenomeno migratorio dall’Italia aveva una rilevanza numerica significativa: oggi ci dobbiamo accontentare della categoria dello “zero virgola”, valori ai quali siamo ormai abituati da molto tempo.

Magra consolazione, c’è stato un piccolissimo incremento rispetto ai valori dei primi tre trimestri del 2018, quando gli italiani che avevano ottenuto la PR Card erano stati 810.

Si tratta in ogni caso di di valori prossimi all’irrilevanza, se andiamo a spulciare i dati riguardati quelli che sono diventati i principali bacini d’utenza dell’immigrazione canadese.

L’India, che negli ultimi 3 anni ha scalzato le Filippine in questa speciale classifica, nei primi nove mesi del 2019 ha ottenuto qualcosa come 57.185 residenze permanenti, pari al 25,02 per cento del totale: in pratica, quest’anno un immigrato su quattro in Canada arriva dall’India. Lo scorso anno eravamo invece al 21,7 per cento.

Sul podio poi troviamo la Cina (21.060 PR Card) e le Filippine (19.185), in costante calo negli ultimi anni ma sempre con valori assoluti molti alti.

Seguono nell’ordine la Nigeria (8.420), gli Stati uniti (7.375), il Pakistan (7.305), la Siria (6.790, ma qui il numero è chiaramente alto per via dei rifugiati che arrivano dal Paese mediorientale) e la Corea del Sud (4.250), che ha fatto un evidente salto in avanti passando dal dodicesimo all’ottavo posto.

L’Inghilterra è il primo Paese europeo con il suo 11° posto, mentre per trovare una nazione dell’Europa continentale dobbiamo scendere alla quattordicesima posizione con la Francia, che tuttavia ha subito un calo di quasi 1.600 Pr Card rispetto ai primi nove mesi del 2018.

L’Italia, come abbiamo detto, sprofonda al 41° posto, superata – tra gli altri – anche dal Burundi (1.125), dal Marocco (1.680), da Hong Kong (1.040).

Battiamo, anche se di poco, il Nepal (885) e Haiti (955), mentre Portogallo (565) e Polonia (630) si confermano ancora una volta nei piani bassi della classifica.

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