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Immigrazione, il 2020 sarà l’anno della svolta?

Immigrazione, il 2020 sarà l’anno della svolta?

Immigrazione, il 2020 sarà l’anno della svolta?

TORONTO – Dal tallone d’Achille dell’azione di governo a punto di forza delle politiche economiche e demografiche del governo.

Il settore dell’Immigrazione canadese si prepara ad affrontare questo 2020 come il possibile anno della svolta.

Dopo il buio decennio sotto il governo conservatore di Stephen Harper – con il tandem Jason Kenney-Chris Alexander – e gli imbarazzi degli ex ministri John McCallum e Ahmed Hussen nella scorsa legislatura, il fronte immigrazione sarà gestito dal nuovo ministro Marco Mendicino, un cambio di passo voluto da Justin Trudeau che indica la volontà del primo ministro di voltare pagina e rilanciare l’intero settore.

Le prime indicazioni concrete le vedremo in primavera, quando Mendicino porterà alla House of Commons il Rapporto Annuale sull’Immigrazione con la presentazione delle nuove quote di previsione che copriranno il triennio 2020-2022.

Secondo il piano precedente nel 2020 i nuovi arrivi saliranno a 341mila, nel 2021 dovremmo arrivare a quota 350mila mentre l’anno successivo ci dovrebbe essere un ulteriore incremento a 360mila circa. Ma si tratta di valori presentati la scorsa legislatura da Hussen e il nuovo ministro potrebbe rimetterci le mani.

In ogni caso alcune novità possiamo già riscontrarle nella lettera di mandato inviata da Trudeau allo stesso ministro. Tra le varie indicazioni troviamo quella di rafforzamento dei programmi di nomina provinciali (il PNP) e la creazione di un piano simile a livello comunale.

Il ministro dovrà “introdurre – si legge nella lettera di mandato – un programma di nomine municipali che permetterà alle comunità locali, alle camere di commercio e ai consigli del lavoro locali di sponsorizzare direttamente gli immigrati permanenti. A questo programma saranno riservati almeno 5mila posti”.

Si tratta quindi di numeri molto contenuti, ma che danno un’indicazione di dove il governo voglia andare: dare risposte concrete a livello locale alle esigenze del mercato del lavoro canadese. In questo senso va poi letta la conferma del progetto pilota per le Province Atlantiche avviato la scorsa legislatura.

Stando alla lettera di mandato, il programma dovrà diventare permanente e garantire almeno 5mila nuovi arrivi.

Resta da capire, infine, quale sarà l’approccio del nuovo ministro verso l’Express Entry e le disfunzioni che sono emerse sin dalla sua introduzione nel 2015.

Determinate dinamiche hanno reso la provenienza geografica un elemento rilevante, con gli italiani – come abbiamo documentato negli ultimi anni – nettamente penalizzati rispetto ai potenziali immigrati con altre cittadinanze.

Anche su questo punto il 2020 sarà un anno decisivo per capire se si punterà sul cambiamento o se dovremo abituarci all’immobilismo delle ultime legislature.