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Il giorno del Ringraziamento, tutti grati ai Raptors

Il giorno del Ringraziamento, tutti grati ai Raptors

TORONTO – Oggi è il giorno del Ringraziamento sportivo, la celebrazione ufficiale di una vittoria che ha inorgoglito Toronto ed il Canada tutto.

La città, tra qualche ora, si trasformerà in un gigantesco Jurassic Park, dai grattacieli pioveranno milioni e milioni di coriandoli sul team che ha compiuto un’impresa memorabile, storica: portare per la prima volta lo “scudetto” del basket fuori dall’America.

Almeno un milione di persone faranno ala al corteo dei Raptors, inneggeranno ai protagonisti della “favola”, li copriranno di fiori, baci ed abbracci, andranno in estasi davanti ai due trofei vinti e pregheranno il protagonista principale della gloriosa cavalcata, Kawhi Leonard, di restare ancora a Toronto (ma il fuoriclasse si è lasciato scappare che qui fa troppo freddo, per cui…).

Quando il presidente dei Raptors, Masai Ujiri scelse di andare all-in per Kawhi Leonard in estate, sperava che il dealer gli porgesse un asso per vincere il piatto in una sola stagione, perchè poi Leonard sarebbe stato libero di volare altrove. Quella mossa, coraggiosa e azzardata, ha pagato il prezzo migliore.

Il ragazzone di pochissime parole, con un passato familiare tristissimo (il padre fu assassinato a colpi di pistola mentre lavorava in un autolavaggio e il colpevole mai trovato) si è immediatamente preso i Raptors portandoli oltre la regular season. Poi nel playoff se li è caricati sulle spalle trasformando una stagione “normale” in una incredibile fa vola battendo in gara 6 i bicampioni in carica, Golden State Warriors.

È stata un’impresa memorabile che esalta una squadra fin qui poco amata dalla fortuna, quasi quasi si poteva dire che avesse addosso una “fattura”. La banda di Dinosauri torontini era alla prima Finals NBA della sua fresca storia (il club fu fondato nel 1995).

La settimana scorsa ha esorcizzato i fantasmi del passato, ha scacciato la maledizione che la vedeva sempre inciampare sulla classica buccia di banana al momento della verità, ha respinto anni e anni di mortificazioni e sconfitte cocenti. E come il brutto anatroccolo si scopre cigno, così i Raptors si sono guardati allo specchio e si sono visti – per la prima volta – bellissimi.

La cavalcata è stata emozionante e ha coinvolto un intero paese, il Canada, che ha nel club di Toronto l’unica franchigia extra Usa della NBA. Kawhi Leonard, il fattore decisivo decisivo, il ragazzo che si è fatto da sé scavalcando gli ostacoli della vita, ma anche Kyle Lowry e Pascal Siakam. Sono i nomi dei protagonisti che hanno trascinato i Raptors alla conquista dell’anello.

Leonard è stato eletto MVP delle finali (cioè il miglior giocatore di tutte le 6 gare disputate): per lui è il secondo titolo NBA e il secondo premio di MVP delle finali, dopo quello vinto nel 2014 con i San Antonio Spurs.

E c’è anche un italiano a godersi la festa, il 58enne bresciano Sergio Scariolo, vice coach dei canadesi. «È un’emozione incredibile – ha detto Scariolo – Ho vinto tanto e in tanti paesi, e ogni volta mi accorgo di quanto sono fortunato. Sicuramente non abbiamo il miglior roster, ma siamo stati la migliora squadra. Abbiamo superato tutte le difficoltà con una grande forza».

Quella di Toronto è una squadra «internazionale», con un presidente – Masai Ujiri – nigeriano, un coach, Nick Nurse, americano, un vice-coach, appunto Scariolo, italiano, un altro, Patrick Mutombo, proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo e una gruppo-base dove ci sono un paio di americani (Lowry, Leonard), un nigeriano naturalizzato britannico (Anunoby), uno spagnolo (Gasol), un camerunese (Siakam), un congolese (Ibaka).

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