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I numeri decretano il fallimento dell’Express Entry

I numeri decretano il fallimento dell’Express Entry

Continua l’inchiesta del Corriere Canadese sullo stato di salute del sistema dell’immigrazione in Canada. Con un occhio di riguardo per gli arrivi dall’Italia, andremo ad analizzare i principali dati messi a disposizione dall’Open Data del governo federale e dal ministero dell’Immigrazione di Ottawa.

TORONTO – I numeri non mentono mai. L’Express Entry rappresenta il più significativo fallimento nelle strategie e nelle politiche migratorie del Canada. Perché questo farraginoso sistema a punti, presentato nel 2015 come la svolta capace di dare risposte concrete alle esigenze del mercato del lavoro canadese, in quasi cinque anni dalla sua entrata in vigore non ha fatto altro che produrre scompensi, squilibri, disfunzioni e confusione.

Un caos dissennato, non sappiamo ancora se attivato – e mantenuto in vita – per ingenuità e impreparazione, ma in buona fede, o se figlio di un freddo calcolo a tavolino per tutelare e alimentare determinati interessi. Perché i numeri ci dicono questo.

Nell’edizione di ieri avevamo analizzato l’impatto dei flussi in questi primi otto mesi del 2019, oggi invece la nostra attenzione si sposta sui dati forniti dallo stesso ministero dell’Immigrazione relativi agli ultimi cinque anni.

Ebbene, dalla sua attivazione l’Express Entry e i quattro programmi del governo ad esso collegati – il Federal Skilled Worker Program, il Federal Skilled Trades Program, il Canadian Experience Class e il Provincial Nominee Program (PNP) su base provinciale – hanno permesso l’arrivo in Canada di poco più di 274mila stranieri, che hanno ricevuto la residenza permanente.

Di questi, dal 2015 ad oggi, oltre 111mila erano di cittadinanza indiana, pari al 40,5 per cento. La Cina, secondo Paese in questa speciale classifica, ha raggiunto quota 18.630, seguita dalla Nigeria (16.202), dalle Filippine (11.220) e dagli Stati Uniti (10.680).

Gli italiani che in quasi cinque anni hanno ricevuto luce verde dal governo canadese sono stati 1.210, con il picco del 2017 con 330 Pr Card ottenute.

L’Express Entry tiene conto di quattro macrofattori: abilità lavorativa, istruzione, abilità linguistica (inglese e/o francese), esperienza lavorativa. Poi, a contribuire ad alzare il punteggio personale, entrano in gioco altri elementi, come la presenza di un fratello o una sorella che vivono già in Canada, l’abilità linguistica e il livello di istruzione del proprio partner, la presenza di un’o¥ erta di lavoro, l’aver acquisito un qualsiasi titolo di studio in Canada, l’aver già avuto un’esperienza lavorativa in Canada e l’aver soddisfatto precedentemente i prerequisiti del programma di nomina provinciale (PNP).

In teoria, il sistema dovrebbe basarsi sui principi delle pari opportunità e della meritocrazia. Nella pratica, l’Express Entry si è tradotto in un meccanismo che favorisce la provenienza geografica.

Oggi, con il giuramento del nuovo governo di Justin Trudeau, sapremo se il primo ministro avrà confermato Ahmed Hussen al dicastero dell’Immigrazione o se avrà deciso di voltare pagina.

In ogni caso Hussen o il suo successore avranno l’obbligo di spiegare perché, nonostante le promesse fatte circa una profonda revisione dell’Express Entry, fino a questo punto non c’è stato un intervento del governo. Che a nostro avviso resta una delle priorità.

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