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I media nel mirino di Andrew Scheer

I media nel mirino di Andrew Scheer

TORONTO – Conservatori sul piede di guerra. Manca ancora un anno alle elezioni federali ma il Progressive Conservative si sta preparando a condurre una battaglia con gli organi d’informazione.

Il leader conservatore federale Andrew Scheer ha rinnovato il suo team addetto alla comunicazione per poter fornire risposte più rapide e dirette. Ieri, durante una manifestazione nel centro di Ottawa, Scheer ha detto che terrà testa ai “media” e ha accusato i giornalisti di schierarsi con i liberali nel dibattito sulla carbon tax.

«Non riceviamo sempre lo stesso tipo di copertura che Trudeau ottiene nei media mainstream. L’avete notato? – ha chiesto in vena di polemica Scheer ai sostenitori – Trudeau ha i media dalla sua parte, ha i sapientoni, ha gli accademici e i think-tank, tutti coloro che vogliono darti lezioni su come spendere i tuoi soldi e su come vivere la tua vita».

Anche membri del caucus di Scheer condividono questa analisi. Giovedì, il critico delle Finanze Pierre Poilievre ha definito un giornalista per l’azienda Bloomberg un “giornalista liberale”. Lo stesso giorno, il conservatore Sen. Leo Housakos ha accusato l’editorialista di Maclean Paul Wells di essere un “liberale mascherato da giornalista indipendente”. All’inizio di quest’anno Michelle Rempel, la critica del partito per l’immigrazione, ha suggerito che il newswire della Canadian Press ha preso ordini di marcia dall’ufficio del Primo Ministro.

Questa guerra a viso aperto ai media, secondo gli addetti ai lavori, è una tattica vera e propria. Andrew MacDougall, che ha lavorato come direttore delle comunicazioni per l’ex primo ministro Stephen Harper e che ora scrive rubriche per i giornali canadesi, ha detto che questi attacchi ai media sono una strategia deliberata per energizzare la base dei conservatori. Il rapporto tra Harper e la stampa nazionale era notoriamente freddo. E Scheer sembra portare la faida un passo avanti mentre si avvicina alla sua prima elezione da leader conservatore.

L’ex stratega conservatore Jason Lietaer ha anche fatto riferimento al dibattito sulla carbon tax, dicendo che è un punto dolente per i conservatori perchè la maggior parte delle relazioni sulla questione pone il piano dei liberali in una luce positiva. «È ovviamente nato da qualche frustrazione – ha detto Lietaer – e da osservatore dico che c’è essenzialmente un consenso del 100 per cento sulla carbon tax che ha probabilmente esacerbato questa frustrazione».

I politici che contestano quelli che parlano e scrivono di loro non è una novità, e non c’è nulla di sbagliato nel correggere il tiro quando i giornalisti sbagliano. Ma con l’attuale clima negli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump ha accusato la stampa di essere “nemica del popolo”, alcuni media, e non solo loro, hanno espresso sgomento per l’apparente svolta anti-stampa dei conservatori.

Ma Brock Harrison, direttore delle comunicazioni di Scheer, ha a¡ermato che l’attenzione dei conservatori sugli organi di informazione è intesa a mettere in evidenza specifiche inesattezze o a contrastare le critiche dei giornalisti, non a demonizzare i giornalisti come l’amministrazione Trump ha fatto.

Harrison ha detto al Toronto Star, che il partito non permetterà che “casi di articoli inesatti o attacchi al nostro record passino senza alcun problema”.

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