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Grant ricorre al Tribunale per i diritti umani

Grant ricorre al Tribunale per i diritti umani

TORONTO – Aveva detto che lo avrebbe fatto e così è stato.

A Charline Grant – candidata a trustee nello York Region District School Board (YRDSB) giunta seconda alle elezioni dello scorso ottobre – la decisione dei trustee di di indire le byelection anziché nominarla a rimpiazzare Anna De Bartolo che si è dimessa – proprio non è andata giù.

La Grant ha quindi depositato presso lo Human Rights Tribunal of Ontario il ricorso contro la scelta del board dei trustee chiedendo che venga “dichiarata viziata da fattori discriminatori e/o e costituisca una rappresaglia per avere denunciato in passato lo YRDSB” e di “essere nominata il trustee per il ward 1 e 2”.

«Il motivo per cui ho presentato la denuncia al Tribunale per i diritti umani è perché il consiglio di amministrazione ha violato il proprio statuto nel votare a favore delle elezioni suppletive.

Le byelection costano ai contribuenti $177mila ed oltretutto fanno spendere ai nuovi candidati migliaia di dollari invece di far sì che usino le loro energie nell’aiutare le singole scuole.

Il board preferisce la politica all’istruzione ma non dovrebbe mai essere così – ha detto la Grant – l’indagine condotta dal precedente ministro dell’Istruzione ha dimostrato che in questo board c’è un razzismo sistemico e questo dimostra che nulla è cambiato. La trasparenza è necessaria!».

Charline Grant – in quanto mamma scomoda in passato per aver sempre puntato il dito contro comportamenti poco corretti – sente di essere stata volutamente messa da parte.

«Il processo di nomina del runner up non è una mia regola o una mia idea, è qualcosa che questo stesso board ha fatto in passato», aggiunge la Grant. Sono ben 12 – oltre alla Grant – i candidati alle elezioni che si terranno il 25 aprile: Imran Ahmad, Carol Chan, Matthew Forbes, Marisa Giulietti, Miranda Goldberg, Nadeem Mahmood, Nagina Parmar, Hiten Patel, Deven Sandhu, Vince Scaramuzzo, Richard Wu e Michael McKenzie.

Tutti i trustee che si sono candidati alle byelection sono stati contattati dal Corriere ma solo MacKenzie ha risposto. «Penso che Charline Grant abbia tutto il diritto di rivolgersi alla Human Right Commission.

Credo che questa situazione sia il risultato della mancanza di preparazione dell’attuale board che non dispone di una chiara policy di ciò che dovrebbe essere fatto nel caso in cui un membro del board non termini il suo mandato – dice McKenzie – l’attuale regolamento circa il convocare un’elezione suppletiva o nominare il secondo classificato non è chiaro e tutto ciò può portare a lamentele per parzialità».

McKenzie ha spezzato una lancia a favore di Charline Grant: «Charline Grant ha partecipato a un processo elettorale legittimo nell’ottobre 2018 ed è arrivata seconda – aggiunge McKenzie – se il Board ha deciso di tenere un’elezione suppletiva perché non nutre simpatie per lei, allora nell’indire una byelection ha agito in modo inappropriato».

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