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Gm, lo stabilimento di Oshawa verso la chiusura

Gm, lo stabilimento di Oshawa verso la chiusura

TORONTO – La General Motors ha annunciato la sua intenzione di chiudere lo stabilimento di Oshawa nel 2019. La conferma è giunta ieri mattina, dopo che per tutta la serata di domenica si erano rincorse voci sul futuro della fabbrica dove sono impiegati 2.522 lavoratori.

La compagnia americana ha presentato un complesso piano di ristrutturazione industriale che prevede la chiusura il prossimo anno di cinque stabilimenti in Nord America – oltre Oshawa, stesso destino per Detroit-Hamtramck Assembly (Michigan), Lordstown Assembly a Warren (Ohio), Baltimore Operations a White Marsh (Maryland) e Warren Transmission Operations (Michigan) – un taglio complessivo del 15 per cento della sua forza lavoro (14.700 posti) e un ripensamento delle sue strategie produttive verso autovetture elettriche e a guida automatica: il tutto dovrebbe portare a un risparmio di circa 6 miliardi di dollari americani.

Alle 9 di mattina, dopo aver ricevuto la conferma dal sindacato, gli operai a Oshawa hanno immediatamente fermato i macchinari e sono usciti dallo stabilimento. Ovviamente si tratta di una notizia devastante non solo per gli operai che perderanno il posto di lavoro e per le loro famiglie, ma per tutta Oshawa la cui economia vive in simbiosi con lo stabilimento della Gm.

Da parte sua il sindacato Unifor ha promesso battaglia, anche per via della contrattazione collettiva che aveva portato all’accordo del 2016. “Siamo di fronte alla lotta della nostra vita”, ha confermato Greg Moffat, dirigente della Local 222.

Ma a confermare il clima di grande pessimismo ci ha pensato il premier Doug Ford, che ha ribadito come a suo giudizio la compagnia americana non cambierà idea.

“Domenica ho parlato con il presidente di Gm Canada, Travis Hester, che mi detto che un piano per eliminare la produzione era già stato elaborato. Ha aggiunto con grande franchezza che non possiamo farci niente”.

In ogni caso il governo provinciale ha deciso di correre in aiuto dei lavoratori attivando un piano di sostegno all’impiego. Anche il governo federale ha promesso il massimo impegno per garantire un futuro lavorativo a tutti gli operai dello stabilimento.

La General Motors, durante la recessione del 2009, ricevette un bailout di 10,8 miliardi di dollari dai due livelli di governo, con la promessa che non avrebbe ridotto la sua forza lavoro in Canada per almeno sei anni. Durante il negoziato per il contratto collettivo del 2016, la Gm promise un investimento di 554 milioni di dollari nei suoi stabilimenti in Ontario.

Eppure nell’ultimo periodo c’erano stati dei segnali che avrebbero potuto far presagire l’annuncio di ieri. Il mese scorso, il giorno stesso in cui erano stati resi noti profi tti pari a 2,5 miliardi di dollari, la compagnia aveva annunciato anche di aver offerto pacchetti di prepensionamento e di terminazione anticipata dei rapporti di lavoro a 18mila dei suoi 50mila dipendenti in Nord America. Allo stesso tempo, il gigante di Detroit aveva anche annunciato la chiusura di un suo stabilimento nella Corea del Sud.

“Le azioni che stiamo intraprendendo oggi – ha dichiarato Mary Barra, ceo della compagnia – continuano il nostro processo di trasformazione per essere estremamente agili, resilienti e profi ttevoli, e allo stesso tempo capaci di quella flessibilità di investire nel futuro. Allo stesso tempo – ha poi aggiunto – riconosciamo il bisogno di stare di fronte a un mercato che cambia a seconda delle condizioni e delle preferenze dei consumatori per posizionare la nostra compagnia lungo una strada che porta che un successo a lungo termine”.

Nulla, nemmeno una parola sulle migliaia di lavoratori che perderanno il posto di lavoro, tra i quali anche tantissimi operai di origine italiana.

In ogni caso resta da capire, all’interno della vicenda, se e fino a che punto abbiano recitato un ruolo rilevante gli attriti commerciali tra il Canada e gli Stati Uniti che si sono trascinati lungo la trattativa per il rinnovo del Nafta che hanno portato all’applicazione dei famigerati dazi doganali del 25 per cento su acciaio e alluminio.

Da più parti – e in primo luogo, dalla Gm stessa – è stato sottolineato come la decisione della compagnia non abbia nulla a che fare con le i dazi alle frontiere. Ma la presa di posizione ufficiale è stata messa in dubbio ieri da Andrew Scheer.

Il quale, tra l’altro, ha approfittato dell’annuncio della Gm per attaccare il primo ministro. “Non più tardi della scorsa settimana – ha dichiarato il leader del Partito Conservatore – Justin Trudeau ha presentato il Fiscal Update autunnale dipingendo un quadro roseo dell’economia canadese.

Nonostante la crescita del debito e del deficit, dell’inflazione dei tassi d’interesse, la crisi del settore energetico e la perdita di miliardi di dollari in investimenti, Trudeau ha insistito che tutto va bene. Dopo pochi giorni, veniamo a conoscenza della chiusura a Oshawa.

In ogni caso, stiamo andando incontro a un clima di grande incertezza che parte dal settore automobilistico per estendersi anche ad altri comparti produttivi dell’Ontario e del Canada.

Al momento la General Motors non prevede alcun taglio negli altri stabilimenti presenti in Ontario, a Ingersoll e St. Catharines: ma a questo punto tutto è possibile.

Bisogna poi capire quali saranno le prossime mosse degli altri due giganti di Detroit, la Ford e la Fiat Chrysler. La General Motors è presente a Oshawa dal lontano 1907.

Nel 1954 venne aperto l’attuale stabilimento. Nel periodo di massima prosperità, a cavallo degli anni Ottanta, nella fabbrica di Oshawa lavoravano circa 23mila operai.

Nel 2017 la Gm ha registrato un calo delle vendite del 17,2 per cento su base annuale, mentre nella prima parte del 2018 c’è stata un’inversione di tendenza, con una crescita del 13,6 per cento.

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