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Gm a Oshawa, segnale di un settore in crisi

Gm a Oshawa, segnale di un settore in crisi

TORONTO – La chiusura dello stabilimento della Gm a Oshawa è l’ennesimo preoccupante segnale della crisi che sta attraversando il settore auto.

Al momento le speranze su un possibile ripensamento della General Motors sono davvero poche.

Sia il primo ministro Justin Trudeau che il premier dell’Ontario Doug Ford hanno ribadito, con toni diversi, che la decisione della Gm è irreversibile.

Saltano quindi le ipotesi su un potenziale nuovo sforzo finanziario dei due livelli di governo – dopo il bailout da 10,8 miliardi di dollari del 2009 – per convincere il gigante americano dell’auto a non chiudere a doppia mandata lo stabilimento di Oshawa nel 2019, con il conseguente licenziamento degli oltre 2.500 operai e 300 colletti bianchi.

Lo stesso leader federale dell’opposizione, Andrew Scheer, si è dichiarato pessimista su un eventuale ripensamento.

Per ora solamente il sindacato ha promesso battaglia. Il presidente dell’Unifor Jerry Dias ha sottolineato come con la fi rma del contratto collettivo del 2016 la compagnia si fosse impegnata a non chiudere i sui stabilimenti canadesi almeno fi no al 2020. Una promessa che evidentemente si è rivelata carta straccia.

Ma a questo punto l’ostacolo che sembra insormontabile è la posizione della Ceo della General Motors, Mary Barra. Perché non ci troviamo semplicemente di fronte alla chiusura di uno stabilimento per aprirne un altro laddove è presente una manodopera a basso costo.

Al contrario, Oshawa rappresenta solamente uno dei tasselli della nuova strategia della General Motors, che ha deciso di tagliare in Nord America oltre 14mila posti di lavoro, con la conseguente chiusura di cinque stabilimenti, alla luce di un nuovo piano industriale che prevede pesanti investimenti sulle auto elettriche e sulle vetture a guida automatica, con la rottamazione di sei modelli attualmente presenti nel mercato.

Insomma – è questo il pensiero della Barra – indietro non si torna: la compagnia ha sposato un nuovo piano industriale con l’obiettivo di riposizionarsi nel complicato mercato automobilistico mondiale e la chiusura dello stabilimento di Oshawa rappresenta solo una “vittima collaterale.l” su un progetto più ampio, a lunga scadenza e dagli esiti incerti. Guardando agli ultimi 14 mesi, è facile capire come la Gm avesse intrapreso questa strategia già da molto tempo.

Nel gennaio del 2017 la compagnia annunciò il taglio di 625 operai a Ingersoll. Pochi mesi dopo, a settembre, si aggiunse il licenziamento di 255 dei 350 lavoratori dello stabilimento di St Catharines.

Lo scorso ottobre, infine, la Gm ha avviato un processo di prepensionamento e taglio della forza lavoro che ha interessato qualcosa come 18mila dipendenti.

Ora i due livelli di governo non solo dovranno impegnarsi nel faticoso processo di ricollocamento lavorativo per gli operai della Gm a Oshawa, ma saranno anche obbligati a ripensare alle loro strategie economiche per attrarre nuove compagnie che abbiano la volontà di investire nella provincia dell’Ontario.

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