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Famiglia Demitri, il Canada che chiude le porte all’Italia

Famiglia Demitri, il Canada che chiude le porte all’Italia

di Carlo Cantisani

TORONTO – Il caso della famiglia Demitri inizia a farsi largo nella comunità internazionale, in particolare quella italiana all’estero. Una vicenda che non può – o almeno non dovrebbe, cosa che invece non sta facendo il governo canadese – essere ignorata, per via delle sue varie implicazioni: sulla vita delle persone coinvolte, fra le quali ci sono anche dei minori, sulla natura dell’attuale politica immigratoria del governo Trudeau e sulla comunità italo-canadese, amareggiata e delusa per come il caso continui ad essere ignorato dalle autorità governative.

Il Corriere Canadese ha seguito la vicenda dei Demitri già a partire dalla scorsa estate, cercando di portare all’attenzione pubblica, attraverso articoli ed interviste a coloro che sono vicini alla famiglia, sia la storia dei due coniugi pugliesi scappati dall’Italia con i loro figli, ma anche tutte le incongruenze e le ipocrisie della gestione burocratica del ministro dell’Immigrazione Hussen.

Successivamente, sono usciti articoli su Brindisi Report, Blastingnews, Il Quotidiano di Puglia, Il Valore Italiano, e Geos News, e anche sul National Post.

Di recente il Guardian inglese ha dedicato spazio alla storia della famiglia Demitri, con un articolo uscito sabato 9 marzo. Nella foto si vedono i due coniugi nella loro prima apparizione pubblica da quando la polizia federale con incarico per l’immigrazione ha emesso un mandato di arresto nei loro confronti, in quanto residenti su suolo canadese in maniera illegale.

La decisione di esporsi a tale livello di attenzione lo si evince dalle semplici parole di Alessandra, nome fittizio dato alla donna nell’articolo per motivi di sicurezza: “Sono stanca di nascondermi. Per il bene dei nostri figli non possiamo continuare ad andare avanti così”.

Gli fa eco suo marito, nell’articolo nominato come Fabrizio, che dice: “Non avrei mai dovuto accettare questa operazione”. L’operazione a cui fa riferimento è quella svolta da lui in Italia, in particolare in Puglia: era infatti un informatore sotto copertura che indagava su alcune infiltrazioni mafiose in una società di sicurezza locale. La fazione malavitosa su cui si erano concentrate le indagini era la Sacra Corona Unita.

Tutto ha avuto inizio nell’ottobre del 2009, quando lei – che ha alcuni componenti della famiglia affiliati alla SCU – conosce lui, ma è stato solo poco prima della nascita del secondo figlio che la donna scopre l’attività sotto copertura dell’uomo.

Ma è a causa del trasferimento improvviso ed imprevisto del referente della polizia a cui lui passava le informazioni raccolte, che iniziano i guai.

Da quel momento per la famiglia Demitri è incominciato il proprio inferno.

Insieme alla compromissione dell’identità e in seguito alla ricerca, da parte dei sicari malavitosi, di un cugino di lei divenuto testimone chiave d’inchiesta, arrivarono le minacce e le intimidazioni.

Il figlio picchiato da un compagno di scuola il cui padre mafioso si trovava in carcere, il proprio cane trovato avvelenato: tutti segnali che indicavano che la loro vita era ormai in pericolo.

Niente è valso scappare a migliaia di chilometri dalla Puglia, in un paesino del Nord Italia, poiché la SCU era arrivata anche lì. A quel punto non rimaneva altro da fare che abbandonare l’Italia per un paese più sicuro e accogliente: il Canada.

I Demitri vendettero le loro proprietà e nel settembre del 2013, insieme ai loro due giovani figli, partirono. Una volta arrivati si integrarono subito. I figli iniziarono ad andare a scuola, mentre lui lavorava, cercando di ricominciare una nuova vita.

I primi passi burocratici furono fatti facendo richiesta al governo canadese dello status di rifugiati, ma la domanda venne negata.

La motivazione: l’Italia garantirebbe adeguata protezione contro il crimine organizzato; in caso contrario, sempre secondo Ottawa, la famiglia poteva fare richiesta ad un paese dell’UE, in quanto obbligato ad accettare.

Seguiti dall’avvocato Richard Boraks, i Demitri inoltrarono una seconda richiesta di soggiorno per motivi umanitari, a sua volta respinta nel marzo 2018 con la stessa motivazione, con più il fatto che, secondo il governo, i bambini, in caso di espatrio, non soffrirebbero di alcuna difficoltà emotiva e/o fisica. In seguito, è arrivato l’ordine di espatrio ma i coniugi hanno deciso di rimanere.

Queste decisioni hanno comprensibilmente gettato nello sconforto la famiglia che, come fatto notare da più parti, ha tutte le carte in regole, burocratiche e non, per rimanere in Canada.

Al governo canadese, infatti, sono stati forniti documenti certificati provenienti da fonti autorevoli del governo italiano che confermano i timori per le minacce mafiose e il lavoro svolto dal capofamiglia.

Ma l’esecutivo di Trudeau ha deciso di ignorare questi documenti, e a nulla sono valsi sino a questo momento gli appelli lanciati dalla comunità verso il ministro Hussen, il quale si ostina a non affrontare il caso dei Demitri pubblicamente.

La famiglia, suo malgrado, si trova quindi in condizione di dover violare la legge per sopravvivere, senza nessun aiuto da coloro che la legge dovrebbero applicarla.

Ritornare in Italia significherebbe una condanna a morte. La comunità deve continuare a denunciare l’inadempienza del governo verso i Demitri, dando tutto il supporto nella vicenda.

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