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Doug Ford, un macigno sulle spalle di Scheer

Doug Ford, un macigno sulle spalle di Scheer

TORONTO – Una corsa a ostacoli, con un macigno sulle spalle che rallenta l’andatura. È quella che sta facendo Andrew Scheer in questo avvio di campagna elettorale in vista del voto di ottobre.

Il leader del Partito Conservatore sta pagando, a caro prezzo, l’ondata di impopolarità del premier dell’Ontario Doug Ford, che con le sue politiche di tagli indiscriminati ha provocato un’indignata reazione popolare che in provincia non si vedeva dai tempi di Mike Harris.

L’appartenenza alla stessa area politica e la comunanza di intenti – guerra a tutto campo contro la carbon tax di Justin Trudeau – rappresentano un’arma a doppio taglio per il leader conservatore che sta mettendo a repentaglio le sue chance di vincere le elezioni.

La conferma diretta di questa dinamica arriva dai vari sondaggi che sono stati fatti negli ultimi mesi, nei quali si può vedere una corrispondenza del rallentamento dei conservatori federali nelle intenzioni di voto di pari passo con la crescita dell’insofferenza dell’elettorato in Ontario verso Ford.

Il punto di partenza è datato 11 aprile 2019, quando l’allora ministro delle Finanze dell’Ontario Vic Fedeli presenta il suo budget. Fino a questo punto i sondaggi danno un vantaggio di almeno 6-7 punti di Scheer su Trudeau.

Con il passare delle settimane emergono tutti i dettagli della politica di taglio alla spesa di Ford, che cala la sua scure sulla scuola, sulla sanità, sull’ambiente, sul turismo, sulla ricerca, sulle biblioteche. Un bagno di sangue che si ripercuote anche nelle ricerche demoscopiche federali, nelle quali l’Ontario – dove si eleggono 121 dei 338 deputati – recita la parte del leone.

E se ad aprile i sondaggi sono ancora confortanti per Scheer – vantaggio del 13 per cento per Abacus e Leger, 7 per cento secondo Forum Research – a maggio lo scenario cambia completamente. Campaign Research indica nel 4 per cento il gap tra conservatori e liberali, Nanos il 2,7, Abacus addirittura registra il vantaggio dell’1 per cento dei liberali. La tendenza si consolida anche a giugno, dove la maggior parte degli istituti indica un gap attorno al 3 per cento, vicini quindi alla parità statistica (quella cioè che calcola il margine d’errore).

Ci ha poi pensato la Nanos, proprio ieri, a confermare che siamo davanti a un vero e proprio testa a testa: stando al suo ultimo sondaggio, tory e grit sarebbero entrambi al 33 per cento.

Scheer comunque può tirare un sospiro di sollievo, visto che Ford ha deciso di chiudere Queen’s Park fino a dopo le elezioni federali, un approccio volto alla limitazione del danno per i conservatori provinciali. Nel frattempo, a livello nazionale, cresce la sfiducia dei cittadini verso la classe politico.

Secondo un sondaggio presentato ieri da Angus Reid, il 64 per cento dei canadesi non nutre fiducia verso i politici. La partita del voto potrebbe vincerla chi riuscirà a fare cambiare idea a questa maggioranza silenziosa.

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