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Dimensioni delle classi, scatta la petizione

Dimensioni delle classi, scatta la petizione

Dimensioni delle classi, scatta la petizione

TORONTO – Il rientro a scuola si avvicina a grandi passi accompagnato da migliaia di domande ancora senza risposte e da una buona dose di ansia dovuta allo spauracchio Covid-19. Il piano dell’Ontario di riaprire le scuole senza ridurre le dimensioni delle classi per gli studenti delle elementari è, secondo molti genitori, “deludente” e “inquietante”.

Kelly Iggers, impiegata in qualità di insegnante-bibliotecaria nel Toronto District School Board, ritiene che è quasi impossibile praticare l’allontanamento fisico in aule già sovraffollate. Senza pensarci su un minuto la Iggers ha lanciato una petizione per chiedere al governo dell’Ontario di ridurre le dimensioni delle classi: petizione, che fino a ieri, è stata firmata da oltre 98mila persone.

Iggers teme che la mancanza di distanziamento fisico nelle scuole porti a focolai di coronavirus nella comunità più ampia. «Non possiamo semplicemente accettare un piano irresponsabile e non sicuro perché le nostre scuole non hanno abbastanza spazio. Questa non è una ragione adeguata per mettere a repentaglio la sicurezza delle nostre comunità», ha affermato Iggers, mamma di un bambino che a settembre inizierà a frequentare il junior kindergarten.

La scorsa settimana il premier Doug Ford e il ministro dell’Istruzione Stephen Lecce hanno annunciato il piano per un ritorno a scuola a tempo pieno per gli studenti delle elementari in tutta la provincia questo autunno e un programma di lezioni part-time per gli studenti delle scuole superiori.

Ford e Lecce hanno anche annunciato mascherine per il viso obbligatorie per gli studenti a partire dal grado 4 e hanno affermato che la provincia spenderà $309 milioni in dispositivi di protezione individuale per educatori, personale aggiuntivo e forniture per la pulizia. Ma, a quanto pare, la riduzione delle dimensioni delle classi per gli studenti delle elementari non rientra nel piano. Martedì i consigli scolastici dovrebbero esporre i loro piani su come implementeranno i piani di riapertura autunnale: tra le linee guida per le scuole dell’Hospital for sick children rientrano la distanza di un metro tra i banchi per gli studenti delle scuole elementari, una corretta ventilazione e il distanziamento fisico.

Iggers, in base alla sua esperienza ritiene che, dal momento che in molte aule di Toronto ci sono 30 studenti, non è possibile mettere in pratica l’allontanamento fisico.

Inoltre, la maggior parte delle scuole si trova in vecchi edifici che hanno “una ventilazione molto scarsa o assente” e “molte scuole hanno finestre che non si aprono affatto”.

Dall’esperienza di altri paesi, secondo la promotrice della petizione, si può imparare molto. “Abbiamo prove da paesi e regioni che sono tornati a scuola in primavera che dimostrano che può essere fatto in modo sicuro, senza un aumento dei casi. Le prove suggeriscono che – insieme ad altre misure – sono di importanza determinante le classi di piccole dimensioni – ha scritto la Iggers sul sito change.org – Danimarca, Norvegia, Finlandia, Germania, Grecia, Belgio, Francia, Svizzera e British Columbia ne sono esempi. Al contrario Israele che ha riaperto le scuole con classi a capienza normale ha avuto risultati disastrosi, andando da ben meno di 100 casi al giorno a oltre 1.500”.

Il piano del governo non offre garanzie contro il virus che non è ancora affatto debellato. “Il governo conta su questo piano per giungere a classi più piccole dal momento che i genitori con i mezzi per farlo, non manderanno i propri figli a scuola ed opteranno per lo studio a casa o per le lezioni private. Nelle comunità più colpite da Covid già a causa di disuguaglianze socio-economiche, la maggior parte dei genitori non avrà le risorse per mantenere i propri figli a casa o per prendere in considerazione opzioni private – conclude la Iggers – nel frattempo, le famiglie dell’Ontario con maggiore capacità di sostenere un sistema educativo adeguatamente finanziato, sceglieranno di non fare parte di un sistema che non riesce a proteggerle. E questo non è accettabile”.